La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 11 febbraio 2016

Il clima e lo scisma di realtà







di Giovanna Ricoveri
L’accordo sul riscaldamento climatico con cui si è conclusa la 21 Conferenza delle Parti è sicuramente un passo avanti sotto diversi aspetti, ma ha anche molti limiti. Tra questi ultimi, uno fra tutti meriterebbe a mio parere molta più attenzione e comprensione, quello sulla divaricazione – o scisma di realtà – tra la lentezza dei negoziati internazionali e la grande accelerazione dei processi materiali che degradano il clima. I Governi e le grandi imprese sostengono infatti – e si comportano di conseguenza - che la principale contraddizione dei nostri tempi resta la disoccupazione, che la crescita economica potrebbe sanare, se gli investimenti si concentrassero soprattutto nella riconversione verde di alcuni settori importanti come l’isolamento termico degli edifici, l’efficienza energetica e l’agroecologia.
La riqualificazione di questi ed altri settori è auspicabile ma sicuramente non risolutiva del problema clima. 
La causa di fondo del riscaldamento climatico è infatti la contraddizione tra la crescita Illimitata e la finitezza delle risorse, che domina l’economia capitalista. Per risolvere questa contraddizione, non basta l’intervento in alcuni settori dei consumi di massa, che finirebbe per aumentare la domanda di quei beni e quindi la CO2. Serve piuttosto una economia diversa, più lenta e più dolce, che abbia le sue radici nel locale, orientata dalla logica qualitativa del prendersi cura di sé e della biosfera e, non dalla logica quantitativa della produttività: un’economia e una società orientate dalla solidarietà propria dei beni comuni, non dalla massimizzazione del profitto.
Solo un’economia più lenta e più dolce potrebbe ridurre il riscaldamento climatico, riqualificano e riducendo a monte i consumi. Ma risolverebbe anche il problema della disoccupazione, che nella economia attuale è creato dalla logica della produttività: produrre sempre di più con la stessa quantità di lavoro. 
Produrre in modo pulito, verde e sano, in condizioni di lavoro sicure, richiede infatti più lavoro e più posti di lavoro ricchi di senso: nell’agricoltura agrobiologica, ad esempio, dal 30 al 40 per cento in più rispetto a quella industriale. Affinché un’economia diversa come quella qui auspicata possa farsi strada, occorre 
sfatare molti luoghi comuni, tra cui quello secondo cui non vi sarebbe innovazione nelle tecnologie low tech, quelle proprie di una economia lenta e dolce, come invece ci sono nelle tecnologie high tech, quelle proprie dell’economia capitalIsta, fondata sulla appropriazione privata dei vantaggi (da parte delle imprese) e sulla socializzazione dei costi (a carico dei lavoratori e delle popolazioni).

Fonte: Ecologia politica

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