La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 19 settembre 2017

Perché la storia

di Bruna Ingrao
Nelle università si è drasticamente ridotto, nei corsi di economia, lo spazio dedicato alla storia del pensiero economico e alla storia economica. In Italia, come a livello internazionale, si assiste alla progressiva scomparsa della storia nella formazione dell’economista. Scompare dai requisiti della formazione perfino l’introduzione alla storia delle idee economiche; si diluisce la conoscenza degli eventi economici nel tempo: i regimi monetari, le fasi dello sviluppo, le crisi finanziarie, l’innovazione tecnologica, l’evoluzione delle politiche economiche.

La svolta populista delle élites

di Mario Pezzella
Sta emergendo una nuova figura politica del populismo, ormai diverso da quello descritto da Laclau e assai lontano da ogni ipotesi di “populismo di sinistra”. Possiamo chiamarlo almeno provvisoriamente populismo tecnocratico. L’esempio più evidente è il movimento di Macron in Francia, ma anche in Italia Salvini e Di Maio si stanno muovendo velocemente in questa direzione. Macron che sfila solitario al Louvre, accompagnato dala note dell’Inno alla gioia, e pronuncia il suo discorso di insediamento di fronte alla piramide massonica di vetro voluta da Mitterrand, con le telecamere che inquadrano il suo volto poco al di sotto del vertice del monumento, quasi a suggerire che tutte le linee portano al leader e sopra di lui c’è solo un triangolo divino, è l’immagine simbolica di questa trasformazione.

La sanità pubblica è in piena autodistruzione e ci sono medici che la favoriscono

di Antonio Marfella
Il Sistema sanitario nazionale pubblico, solidale ed universale, è il più bel dono che abbiamo ricevuto dai nostri Padri costituenti. Essi riunirono insieme, nell’utopia di un sogno, la solidarietà sociale proposta dal “modello Beveridge” inglese, caratterizzato ancora oggi dal principio di responsabilità individuale nella tutela della salute, tipicamente calvinista (per cui non sottraggono risorse economiche a tutto il sistema se devi sottoporti ad una terapia costosa per trattare i danni sanitari conseguenti al tuo alcoolismo, vizio individuale) e la solidarietà universale propria invece della cultura cattolica e comunista italiana.

Perché gli insegnanti devono sostenere la battaglia per lo ius solib

di Franco Lorenzoni
Credo sarebbe utile che almeno noi insegnanti facessimo più attenzione all’uso delle parole. Da dieci anni siamo invitati, da una Raccomandazione del parlamento europeo fatta propria dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), a lavorare nelle scuole alla costruzione di otto competenze chiave di cittadinanza. Le Indicazioni nazionali per il curricolo, che sono legge dello stato dal novembre 2012, titolano un paragrafo “per una nuova cittadinanza”. La parola cittadinanza nomina, secondo il dizionario, il “vincolo di appartenenza di un individuo a uno stato, che comporta un insieme di diritti e doveri”.

Per combattere il fascismo meglio costruire che cancellare

di Tomaso Montanari 
Il potere dei monumenti appare oggi inversamente proporzionale al potere della politica. Lo suggeriscono le dichiarazioni con cui vari esponenti del Partito democratico propongono di cancellare le iscrizioni dei monumenti fascisti. Il deputato Emanuele Fiano ha espresso il suo consenso (poi derubricato a una meno impegnativa neutralità) rispetto alla proposta di Luciano Violante di abradere la scritta «Mussolini Dux» dall’ obelisco del Foro Italico.

In Italia, l’uguaglianza innanzitutto

di Olivier Doubre
Si può ben dire che dopo cinque anni al potere la coppia François Hollande/Manuel Valls abbia profondamente deteriorato la sinistra non comunista o socialdemocratica. Ma cosa dire dei danni provocati dal social-liberale Matteo Renzi in Italia? Erede del potente PCI, il pallido Partito Democratico, il cui nome segnala la fascinazione statunitense dei suoi fondatori, era votato sin dalla sua creazione a realizzare l’unità di una gran parte della sinistra italiana, dall’ala progressista della vecchia Democrazia Cristiana fino agli ex-comunisti pronti ad abbandonare il loro nome e il riferimento diretto al marxismo.

Pietrogrado 1917: dentro la rivoluzione

di Felice Mometti 
È stato detto che le rivoluzioni arrivano sempre troppo presto o troppo tardi. Non arrivano mai alla loro ora. Ma quando si presentano sono più vive e astute di quanto immaginino i migliori partiti, le avanguardie e le classi più avanzate. Candide come volpi e astute come colombe, parafrasando Fortini, le rivoluzioni confondono le piste politiche, mettono in tensione e trasformano le identità. Avvelenano i pozzi delle temporalità lineari con improvvise accelerazioni e imprevisti rallentamenti. Ridefiniscono mappe e geografie sociali.

Referendum sull’indipendenza del Kurdistan: una svolta per il Medio Oriente?

di Gabriele Sirtori
Il 25 settembre sarà una data che farà tremare il Medio Oriente. Il governo regionale del Kurdistan iracheno infatti, nella persona del suo presidente Massoud Barzani, ha indetto per quel giorno un referendum sull’indipendenza dall’Iraq. È una scelta esplosiva: un esito positivo potrebbe riaccendere le tensioni mai sopite tra i governi di Turchia, Siria ed Iran e le rispettive minoranze curde. E non è il rischio maggiore. Lo Stato iracheno potrebbe infatti non riconoscere l’esito del voto: in tal caso la lotta per l’indipendenza si trasformerebbe in una prova di forza che rischia di diventare guerra civile.

La stagione delle piogge

di Giorgio Nebbia
Piove. Dopo la più calda estate degli almeno ultimi cento anni è cominciata la stagione delle piogge, improvvise e violentissime, decine di centimetri di acqua caduta in un solo giorno, in zone spesso relativamente ristrette. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti; paesi allagati, case distrutte, fabbriche ferme, campi che hanno perduto i raccolti, prima per la siccità e ora per gli allagamenti. Miliardi di euro di soldi, pubblici per ricostruire strade e per risarcire i danni, privati, ma soprattutto beni materiali spazzati via e dolori, spesso morti.

L’unica certezza è che siamo più precari

di Carmine Tomeo
Sarebbe interessante stimare il numero di occupati in Italia partendo dalle ore effettivamente e complessivamente lavorate. Sì, perché, come sappiamo, i dati Istat sull’occupazione si riferiscono a “persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento (a cui sono riferite le informazioni)” hanno “svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività”, anche non retribuita nel caso di lavoro nella ditta di un familiare. Così, quando si afferma che il numero di occupati è aumentato, nel calderone dell’Istat è conteggiato anche un precario chiamato a sostituire un lavoratore in malattia per una settimana e che poi torna a sbatterti per cercare lavoro, o un lavoratore chiamato a fare per un paio d’ore il giardiniere del proprio Comune.

Per un reddito di base universale. Intervista a Rutger Bregman

Intervista a Rutger Bregman di Roberto Ciccarelli 
Nel suo libro Utopia per realisti (Feltrinelli) lo storico Rutger Bregman propone un’idea semplice: un reddito di base universale per sradicare la povertà e sganciare i bisogni dell’essere umano dalla schiavitù del lavoro. Il cibo, la casa, l’istruzione dovrebbero essere garantiti a tutti, in maniera incondizionata. Non un favore, ma un diritto fondamentale. A ben vedere però l’idea non sembra essere di così facile applicazione: il lavorismo che pervade le culture di sinistra e di destra, e quella di coloro che pensano che entrambe siano superate; lo Stato sociale trasformato in un «workfare» e, al fondo, il rischio che si parli di reddito per liquidare uno Stato sociale non proprio in forma smagliante.

Processo al diritto di sciopero

di Stefania Mangione
Nell’estate appena trascorsa, come anche nel 2015 e 2016, si è tornati a discutere di diritto di sciopero, invocando l’urgenza di una regolamentazione idonea a limitarne l’esercizio, specie in settori strategici come i trasporti pubblici. Lo sciopero, come noto, trova il suo fondamento nell’art. 40 della Costituzione che lo ha elevato al rango di diritto costituzionale, dopo la stagione corporativa che lo aveva visto reprimere come reato (artt. 330, 333 e 502 ss. codice penale Rocco del 1930).

Etica del cibo

di Francesca Rigotti
L’etica è fondamentale nelle nostre vite e persino sulla nostra tavola, e il pensiero morale ha sempre dedicato attenzione al cibo, in particolare alla sua distribuzione, benché soltanto di recente abbia preso corpo una vera e propria «etica del cibo». Oggi essa si articola soprattutto lungo le coordinate di «scarsità» ed «eccesso», o, con termini analoghi ma non identici, «fame» e «spreco», o anche «carestia» e «abbondanza», benché in questo caso il secondo termine della coppia presenti valenza positiva. Non così negli altri casi, dove entrambi i termini delle coppie sono negativi e evocativi del «male».

L’inchiesta che fa tremare il Tap

di Elena Gerebizza
Lunedì 11 settembre alcuni più grandi giornali europei, tra gli altri The Guardian(Regno Unito), Süddeutsche Zeitung (Germania) e Le Monde (Francia), hanno pubblicato l’inchiesta della rete di giornalismo investigativo OCCRP Azerbaijani Laundromat. Il reportage racconta delle 16mila operazioni bancarie realizzate da quattro società registrate nel Regno Unito, ma controllate da offshore anonime, che hanno fatto transitare in Europa circa 2,5 miliardi di euro che secondo i giornalisti sarebbero riconducibili a businessman e al governo dell’Azerbaigian.

Il pensiero gerarchico. Violenza contro le donne, razzismo e potere

di Connessioni Precarie 
La cronaca quotidiana della violenza contro le donne dice molte cose. L’assassino di Noemi è un diciassettenne bianco e italiano, che ha sostenuto candidamente di aver sterminato lei per evitare che lei sterminasse la sua famiglia. Un custode della tradizione e dell’ordine, quasi quanto i due uomini ‒ altrettanto bianchi e talmente italiani da indossare la divisa dell’Arma ‒ che a Firenze hanno ritenuto opportuno stuprare le due donne che avevano appena soccorso. Il panico si è diffuso tra le fila dei razzisti che per qualche momento, mai abbastanza lungo, hanno taciuto, nell’impossibilità di identificare migranti e stupratori.

Servirebbe un altro Marx, ma la politica oggi è degli stupidi. Intervista a Aldo Masullo

Intervista a Aldo Masullo di Antonello Caporale 
“Questo sarebbe il tempo giusto per un nuovo Marx, ma il pensiero non si coltiva in serra e la storia non coincide con la nostra biografia. Avremmo bisogno di uomini che stiano un gradino più in alto del resto della società e invece ci ritroviamo a essere governati con gente che è risucchiata nel gorgo della stupidità. Come si può pensare alla rivoluzione – qualunque tipo o modello di riforma strutturale dell’esistente – se il nostro sguardo sul mondo è destinato per tutto il giorno unicamente alle variazioni sul display del nostro telefonino?”.

Subprime e non solo, il debito torna a crescere

di Marco Bertorello 
Il sistema economico-finanziario riparte da dove si era inceppato. L’inondazione monetaria ha stabilizzato la finanza mentre i debiti sovrani, pur continuando a costituire un’entità di primaria grandezza, appaiono sotto controllo e con un costo decisamente diminuito. L’enorme liquidità in circolazione è alla ricerca di nuovi ed elevati rendimenti, tenuto conto che dall’Ocse arriva il dato che il 40% delle obbligazioni (cioè titoli emessi da società o istituzioni pubbliche) sono con rendimenti negativi. Ecco dunque che uno dei motori della ripartenza torna a essere il debito, o meglio, l’indebitamento privato.

Working class heroes. Il coraggio degli ultimi

di I Diavoli 
California, 1933: la Grande Depressione ha devastato un paese intero e la sua onda lunga continua a mietere vittime. Un gruppo folto di persone, bianchi e neri accomunati dall’unica disgrazia di essere gli ultimi della terra, con al seguito le loro famiglie, vaga per i campi di frutta e cotone in cerca di un salario che possa mettere freno ai morsi della fame.

Il fronte ampio per una lotta capace di invertire la tendenza nelle università

di Francesco Sinopoli
Esistono le condizioni per costruire un fronte ampio nell’università, capace di mobilitarsi e invertire la rotta delle politiche su istruzione e ricerca. Education at a glance conferma l’abisso che ci separa dai paesi che hanno investito in questi settori e che non a caso sono quelli dove la qualità della vita, le performance economiche e i livelli occupazionali sono più alti.

Una vita è degna se si impara a disobbedire

di Marco Assennato
«Di fronte all’irrazionalità del mondo, così come va» disobbedire dovrebbe essere «un’evidenza». Allora perché non accade? Abbiamo forse, definitivamente, accettato l’inaccettabile? Inizia con questo dubbio amaro l’ultimo, importante, libro di Frédéric Gros (Dés)obeir (Albin Michel, pp.265, euro 19). E tuttavia l’incipit vale solo per essere immediatamente capovolto: emerge piuttosto l’urgenza di scartare, en philosophe, quelle lamentazioni sulla passività diffusa e sull’assenza di conflitti che tanto successo registrano nello sproloquio mainstream. Esempi di lotte, dice subito l’autore, certo non mancano, impossibile ignorarle.

domenica 17 settembre 2017

La logica di Pisapia

di Maurizio Acerbo 
"Con questa legge elettorale sfidiamo il PD" tuona Pisapia. Tradotto: se c'è una legge elettorale proporzionale (come sostanzialmente è quella risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale) presenteremo una nostra lista. Se invece si tornasse a qualche forma di maggioritario con le coalizioni saremmo alleati del PD anche alle elezioni. In sintesi Pisapia non è alternativo al Pd, ripropone il centrosinistra (immancabile citazione Prodi), e presenterà una lista autonoma per poi allearsi con il PD. Niente di nuovo: e' quello che facevano fino al 1992 PSDI, PRI, PLI, PSI alleati nel pentapartito con la DC.

venerdì 15 settembre 2017

Primi attori e comprimari della paura

di Marco Revelli
La squallida vicenda parlamentare della legge sullo Jus soli ha molti piccoli padri (piccoli in tutti i sensi, anzi piccini) e una sola grande madre, la Paura. Una paura pervasiva, sorda, velenosa che ha serpeggiato per tutta l’estate sotto la pelle del paese, si è gonfiata a dismisura, è cresciuta su se stessa sull’onda dei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani, dei proclami dell’opposizione e degli atti di governo, operando come un contagio contro cui non sembra esserci vaccino che tenga. Ebbene lo confesso. Anch’io ne sono stato contaminato. Anch’io ho paura.

martedì 12 settembre 2017

Codice del lavoro in Francia: Emmanuel Macron e i favori alla proprietà

di Rossana Rossanda
L’ultimo giorno di agosto, Emmanuel Macron ha reso pubblico il suo primo radicale intervento sul codice del lavoro, destinato a modificare in profondità le regole che finora definivano il processo delle assunzioni e dei licenziamenti nelle imprese francesi. Le prime misure divise fra cinque capitoli e trenta provvedimenti riguardano le imprese piccole e medie, considerando tali quelle che hanno meno di cinquanta dipendenti (dimensione che per l’Italia sarebbe già rispettabile).

Scuola. Questioni irrisolte, occasioni mancate

di Alba Sasso
In una canzone del secolo scorso, Father and son, Cat Stevens raccontava di un ragazzo che voleva cercare il suo futuro e rimproverava il padre di raccontargli «the same old story», le solite vecchie storie, come quelle che raccontano i ministri ad ogni inizio di anno scolastico. E a questo rito non si è sottratta nemmeno la ministra Valeria Fedeli, che ha cominciato già nei mesi passati a esercitarsi con la politica degli annunci. Dagli stipendi degli insegnanti, all’elevamento dell’obbligo scolastico, dal ripensamento dell’intero percorso scolastico, con la proposta della riduzione di un anno, ma senza sapere bene dove, Fedeli ha fatto la lista, ma senza mai parlare di investimenti o di risorse da individuare nella prossima legge di bilancio.

Cambia il clima, devono cambiare anche le politiche

di Rossella Muroni
Aumentano i fenomeni metereologici estremi e a soffrirne di più sono soprattutto le città, come dimostra, purtroppo, il bilancio drammatico dei morti del temporale che ha colpito Livorno due notti fa. Anche questa volta sull’annosa questione della gestione urbanistica del territorio, i problemi sono venuti da fossi e rii a regime torrentizio (Riomaggiore, Ardenza, Chioma) per lo più costretti in alvei artificiali se non addirittura parzialmente tombati: non è una situazione insolita per il nostro Paese, ma è chiaro che questo significa convivere col rischio idrogeologico.

Otto milioni di studenti tornano tra i banchi in una scuola di classe

di Roberto Ciccarelli 
Entro venerdì 15 settembre 8,6 milioni di studenti torneranno ai loro banchi nella scuole statali e paritarie. Ieri hanno riaperto gli istituti di sei regioni: Piemonte, Trentino, Basilicata, Friuli, Abruzzo e provincia di Trento, quella di Bolzano ha iniziato il 6 settembre. Oggi sarà il turno di Lombardia e Molise, nei prossimi giorni tutte le altre.

Il sapere come metodo. Sulla riduzione del percorso liceale a soli quattro anni

di Giovanni Carosotti
È un luogo comune affermare che i docenti italiani godano di ben due mesi di ferie consecutive[1]. Non è così; ma se anche fosse, il mese di agosto non è stato mai poco significativo per il loro lavoro. È prassi consueta quella di far passare provvedimenti importanti durante il periodo estivo, quando gli insegnanti hanno poche possibilità di organizzare e rendere noto il loro eventuale dissenso. Ciò conferma quanto da lungo tempo in molti hanno fatto notare; e cioè che, al di là della retorica, gli insegnanti non sono oggetto di particolare considerazione né consultati in maniera significativa quando si decidono provvedimenti rilevanti per la qualità della loro professione.

Chi protegge il paesaggio

di Tomaso Montanari 
«La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». Dalla Costituente fino all’eterna battaglia esegetica intorno al dettato dell’articolo 9 della nostra Costituzione, il dibattito si è soprattutto concentrato sulla parola «Repubblica »: è lo Stato-persona (cioè lo Stato apparato centrale, in opposizione alle autonomie territoriali), o è invece lo Stato-ordinamento (cioè tutto il sistema istituzionale, ivi comprese le autonomie locali di ogni grado)?

Ada Colau tra due fuochi

di Luca Tancredi Barone 
Il referendum dell’1 ottobre ha già ottenuto diversi risultati politici importanti. Il primo e più rilevante dei quali è che la questione catalana è ben salda al centro dell’agenda politica spagnola. Da molti punti di vista, e come è sempre stato, una manna per il governo Rajoy. Il quale non deve più preoccuparsi dei numerosi casi di corruzione, che l’hanno perfino portato a dover testimoniare in un processo (cosa mai accaduta finora), né di dover spiegare gli accordi segreti di vendita di armi all’Arabia Saudita (proprio quando gli attentati mettono in luce il pericolo di avere amici del genere), o di rendere conto dei 40 miliardi che il governo ha perso (su 53 spesi) per il riscatto massiccio delle banche durante la crisi.

domenica 10 settembre 2017

L’apartheid climatico

di Naomi Klein
È giunto il momento di parlare del cambiamento climatico che rende disastri come Harvey catastrofi umane. In tv dicono che questo tipo di precipitazioni non ha precedenti. Che nessuno l’avesse previsto, e come quindi nessuno potesse prepararsi adeguatamente. Quel che non sentirete è il motivo per cui eventi climatici del genere stiano avvenendo con tale regolarità. Ci è stato detto che non si vuole “politicizzare” una tragedia umana, il che è comprensibile. Ma ogni volta che fingono che un disastro meteo sia una punizione divina, i giornalisti prendono una decisione altamente politica. Si vuole evitare controversie e non dire una scomoda verità. Perché la verità è che questi eventi sono stati previsti da tempo dagli scienziati del clima. Oceani più caldi provocano tempeste più forti.

sabato 9 settembre 2017

L'alternativa democratica e popolare è cosa diversa dalla rivincita di Bersani e D'Alema

di Maurizio Acerbo 
In occasione del convegno su Sinistra e Europa organizzato da Stefano Fassina. non potendo intervenire, gli ho mandato questa lettera...
Caro Stefano, come ti avevo anticipato non mi è possibile essere personalmente presente all'iniziativa che hai organizzato per concomitanti impegni. I temi che avete messo al centro del confronto sono essenziali. Sono quelli che ci spinsero a considerare fin dalla fondazione il PD come definitiva mutazione genetica al termine di una deriva che aveva posto una classe dirigente che veniva dalla sinistra erde del movimento operaio e socialista nel campo del neoliberismo.

Lavoratori di tutto il mondo. Intervista a Beverly Silver

Intervista a Beverly Silver di Ricardo Jacobs 
Negli ultimi decenni c’è stata una ristrutturazione profonda della classe lavoratrice negli Stati Uniti e negli altri paesi a capitalismo avanzato. Qual è l’immagine a grandi linee di questo processo di ristrutturazione? Quali sono le forze che lo guidano?
Il capitalismo trasforma continuamente l’organizzazione della produzione e gli equilibri di forza tra capitale e lavoro, ristruttura la classe lavoratrice, la ricostruisce. Quindi, per rispondere alla domanda, penso che dobbiamo adottare una visione di lungo termine.

A che serve la sinistra

di Tomaso Montanari 
Avverando una delle constatazioni più ficcanti di Fabrizio De André, Paolo Mieli è assai generoso di "buoni consigli" alla Sinistra. E il principale di questi consigli è di adeguarsi al disegno di Giuliano Pisapia, che: "Consiste nel dar vita ad un raggruppamento molto, molto, molto diverso dal Pd, che ottenga il maggior numero di voti per poi avere un adeguato peso in una coalizione di governo, la quale non può che avere come principale interlocutore lo stesso Pd." È il progetto della "coalizione condizionante": sostanzialmente ancora lo schema Prodi-Bertinotti, aggiornato in Renzi-Pisapia. Ci sono due motivi per cui non credo che sarebbe saggio seguire questo consiglio.

La durezza del Capitale

di Marcello Musto
L’opera che, forse più di qualunque altra, ha contribuito a cambiare il mondo, negli ultimi centocinquant’anni, ebbe una lunga e difficilissima gestazione. Marx cominciò a scrivere Il capitale solo molti anni dopo l’inizio dei suoi studi di economia politica. Se aveva criticato la proprietà privata e il lavoro alienato della società capitalistica già a partire dal 1844, fu solo in seguito al panico finanziario del 1857, iniziato negli Stati Uniti e poi diffusosi anche in Europa, che si sentì obbligato a mettere da parte le sue incessanti ricerche e iniziare a redigere quella che chiamava la sua «Economia».

America e guerra: la solita vecchia storia

di Serge Halimi
Agli Stati Uniti ci sono voluti pochi mesi di presidenza di Trump per ritirarsi dall’accordo di Parigi sul clima, imporre nuove sanzioni alla Russia, annullare la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Cuba, annunciare la loro intenzione di ritirarsi dall’accordo nucleare con l’Iran, lanciare avvertimenti al Pakistan, minacciare il Venezuela di intervento militare, e dichiarare di essere pronti a colpire la Corea del Nord con ‘fuoco e furia…che il mondo non ha mai visto prima.’ Le Filippine, l’Arabia Saudita e Israele sono i soli paesi che hanno rapporti migliori con gli Stati Uniti fin dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca, il 20 gennaio.

La costruzione patriarcale della “razza”

di Lea Melandri
Nel magma sempre più confuso, in cui vanno a confluire criminalità, disagio sociale, insicurezza, i “soggetti minacciosi” si moltiplicano e, nel medesimo tempo, subiscono una, sia pure meno evidente, riduzione a un unico, omogeneo tratto distintivo: sono, di volta in volta, gli scippatori, le prostitute, i lavavetri, i parcheggiatori abusivi, i mendicanti, i terroristi nascosti nelle moschee, le donne col burqa, gli zingari; ma sono anche le molte facce di quella umanità inferiore, non propriamente umana, che si ripresenta in ogni epoca e in ogni società come un residuo da tenere a bada o da eliminare.

La “città globale” secondo Saskia Sassen

di Alberto Bortolotti 
“Gli sviluppi del mercato finanziario e le caratteristiche dei quadri normativi hanno generato una serie di conflitti. Questi conflitti hanno portato alla produzione di varie innovazioni finanziarie per risolvere il problema o per evitare la regolamentazione.” Con queste parole, la sociologa Saskia Sassen, descrive le condizioni fisiche che hanno permesso la costituzione delle prime città globali. All’interno del paragrafo “L’organizzazione spaziale della finanza” infatti, l’autore fa emergere come l’architettura del mercato finanziario abbia posto le basi per l’evoluzione dei più importanti crocevia commerciali in capitali della finanza globale, le prime global cities appunto.

La fabbrica 4.0 e il gioco della catallassi

di Lelio Demichelis
Ormai siamo (quasi) tutti capitalisti e (quasi tutti) crediamo nella mano invisibile del mercato. Se poi la mano invisibile vi sembra un concetto vecchio e da ammodernare, ecco il gioco della catallassi secondo il neoliberista Friedrich von Hayek, quel gioco di mercato che deriva dal greco katallattein o katallassein e che definiva lo scambio e lo scambiare (e non solo in termini economici), ma anche l’entrare in comunitàe diventare da nemici, amici. Un gioco dove tutte le informazioni sono date dai prezzi che agiscono come messaggi o segnali impersonali ma razionali.

Neoliberismo, Europa, democrazia. Intervista a Wolfgang Streeck

Intervista a Wolfgang Streeck di Thomas Isler
Il futuro, sostiene il sociologo tedesco Wolfgang Streeck, appartiene allo Stato-nazione e non agli organismi sovranazionali. Solo all’interno degli Stati-nazione può essere esercitato un vero potere di controllo democratico
Signor Streeck, in Europa c’è ancora bisogno di singole nazioni, oppure è l’Unione Europea che deve risolvere i nostri problemi politici?
R: La democrazia moderna è nata dai conflitti all’interno degli stati nazionali. E fino ad oggi ha la sua patria (Heimat) negli stati nazionali. Al contrario, le organizzazioni internazionali sono dominate dagli esperti. Mancano di quella che chiamerei la dimensione plebea della democrazia.

La città come teatro della democrazia

di Giacomo Russo Spena
È un errore comune: considerare il "paesaggio" semplicemente come un territorio da ammirare per la bellezza. Così pensare che l'architetto abbia solo il dovere di migliorare uno spazio rispettando determinati standard edonistici. Non è così. Nell'era delle speculazioni fondiarie, delle rendite e delle cementificazioni selvagge, l'architetto nella società d'oggi ha un'altra funzione. Di tipo sociale. E lo stesso paesaggio assume un'altra valenza, oltre a quella estetica, diventando – o, meglio, bisogna lavorare affinché diventi – il teatro della democrazia perché capace di incarnare valori collettivi. Da vivere e non solo da vedere. 

Contro il regime del salario. Sul dominio del tempo tra fabbrica e metropoli

di Eleonora Cappuccilli
Un nuovo regime di produzione che mette a valore l’autonomia e l’autoimprenditorialità; una nuova società dell’io; una nuova economia che si poggia sul lavoro gratuito: questa è l’immagine superficiale dell’economia politica ai tempi del neoliberalismo. Poi c’è il dominio violento che fa leva sul potere pastorale; la rete come modello dello sfruttamento; il lavoro salariato malpagato e ricattato: questa è la faccia nascosta del regime del salario attuale, quel puzzle di condizioni di vita e lavoro dentro e contro cui siamo costretti a muoverci. Guardando da entrambe le prospettive il neoliberalismo appare come un enigma irrisolto, eppure proprio la convivenza di due modelli inconciliabili sembrerebbe costituire la ricetta del suo successo senza storia e senza fine.

Piano d’investimenti pubblici e tasse, nodi ineludibili per la sinistra

di Laura Pennacchi
In barba a tutte le nuovistiche pretese rottamatrici, ormai è chiaro che nella politica italiana a difettare sono proprio i progetti e che la prossima campagna elettorale sarà dominata da una idea vecchia come il cucco, quale il mantra della riduzione indiscriminata delle tasse. Riproposto nelle forme più demagogiche anche sotto le vesti di ricorso alla flat tax, un’idea che nasce dal cuore della destra ma a cui ha occhieggiato lo stesso Renzi.

Trump, l’Alt-Right e la guerra civile come politica di classe

di Felice Mometti
Che Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan Chase, la più grande banca degli Stati Uniti, sia diventato un campione di antifascismo è dura da credere. Soprattutto andando a rivedere il report redatto dalla banca quattro anni fa sulle Costituzioni antifasciste europee, che sarebbero inadatte a favorire l’integrazione europea perché troppo sbilanciate verso i diritti dei lavoratori. Sta di fatto che Dimon ha abbandonato il gruppo dei consiglieri di Trump prima di Richard Trumka, capo dell’Afl-Cio, il più grande sindacato degli Stati Uniti, che ha dato le dimissioni dopo l’esplicito attacco del «New York Times» nei suoi confronti. Un episodio, questo, che riveste un significato simbolico, oltre che reale, non scontato.

I consigli di fabbrica a Torino nell’analisi di Piero Gobetti

di Federico Diamanti 
Nell’ottica di una riformulazione delle categorie di rappresentanza democratiche in Italia, emerge nell’opera di Piero Gobetti una ricerca e una analisi precisa e puntuale dei nuovi strumenti politici tramite i quali si possa portare energia nuova al dibattito politico del paese. Una particolare e positiva eccezione, che questo articolo tenterà di analizzare, è riservata al gruppo dell’Ordine nuovo di Torino e ai comunisti torinesi. Capiremo in pochi passaggi perché proprio ai comunisti torinesi e non tanto al neonato Partito comunista d’Italia. Una critica e un elogio torinese, ma che non per questo pecca di provincialismo e non per questo si limita ad una analisi contingente.

Vi racconto il vero Gramsci

Intervista ad Angelo d’Orsi di Francesca Chiarotto
"Gramsci. Una nuova biografia" di Angelo d’Orsi (Feltrinelli, Milano 2017, pp. 393) è un libro importante e destinato a durare e ad essere molto usato; dagli studiosi, in primis, ma non solo. È un libro che si legge in maniera scorrevole e avvincente, che può essere “fruito” e assaporato “a vari livelli”, per così dire. Comprensibilissimo anche ai neofiti del pensiero gramsciano, offre allo stesso tempo agli studiosi un livello di approfondimento notevole perché sistematizza e dà conto di decenni di sviluppi, analisi, acquisizioni documentali, opera sia dell’autore, sia delle decine di studiosi e studiose italiani e internazionali che hanno lavorato su Gramsci negli ultimi anni di Gramsci Renaissance, per usare una felice espressione dello stesso D’Orsi.

La lotta di classe nell’antichità greca e romana

di Geoffrey De st. Croix
È allo stesso tempo un onore ed un piacere prendere la parola qui oggi (1). È un onore che mi sia stato chiesto di tenere la conferenza annuale in memoria di Isaac Deutscher, un uomo che ha sempre seguito il proprio pensiero con grande coraggio, il quale ha cercato per tutta la vita di dire la verità, così come egli la vedeva, senza lasciarsi intimidire dagli attacchi, da qualsiasi parte provenissero. (Non posso che rimpiangere vivamente di non aver avuto occasione di conoscerlo personalmente). Ed è un piacere tenere questa conferenza alla London School of Econmics [d’ora in poi abbreviato come LSE, n.dt.].

L’economia reale assorbita dalle banche

di Marco Bertorello
Possiamo dire che ce l’hanno fatta. Almeno per ora ce l’hanno fatta, e quest’ultima precisazione non intende ridimensionare la portata del risultato ottenuto. Dopo dieci anni, dopo aver visto l’abisso, ora l’economia di mercato intravede persino una, seppur modesta, crescita. Il quadro resta piuttosto stagnante, ma non ha senso utilizzare la lente con cui venivano osservate epoche precedenti, specie quella dei Trenta gloriosi. Stabilizzatosi il contesto, si tratta di comprenderne i contorni, le nuove caratteristiche. Il recupero del sistema economico-finanziario è stato raggiunto quasi esclusivamente schiacciando il pedale sul versante finanziario, grazie all’intervento delle banche centrali.

Undici tesi e una conclusione sul Venezuela

di Juan Carlos Monedero
1. Certamente, Nicolás Maduro non è Salvador Allende e non è neanche Hugo Chávez, ma quelli che realizzarono il golpe contro Allende e contro Chávez sono – e anche su questo non ci sono dubbi – gli stessi che ora stanno tentando il golpe in Venezuela.
2. I nemici dei tuoi nemici non sono tuoi amici. Si può anche non amare Maduro, senza che questo possa voler dire dimenticare che nessun democratico si può schierare dal lato dei golpisti, che hanno inventato gli squadroni della morte, i voli della morte, il paramilitarismo, l’assassinio della cultura, l’Operazione Condor, i massacri di contadini e indigeni, il furto delle risorse pubbliche.

Di quale lavoro abbiamo bisogno?

di Giorgio Nebbia
“Lavoro” è parola magica, ripetuta da tutti: si esce dalla crisi se aumenta l’occupazione non tanto per amore del lavoro o dei lavoratori ma perché solo così i lavoratori, cioè praticamente la totalità dei cittadini di un paese, possono guadagnare del denaro che possono spendere per comprare merci e servizi prodotti da altro lavoro. Il fine del lavoro è infatti produrre merci e servizi. Cioè, sostanzialmente, merci, perché anche i servizi sono resi possibili da qualche ”cosa” prodotta, venduta o acquistata per denaro. Il principale servizio, la vita quotidiana, è reso possibile perché qualcuno produce, col proprio lavoro, ferro, alluminio, bevande, patate, carne, plastica, carrelli della spesa, e trasporta, carica e scarica verdura e maiali.

Una scuola militante

di Girolamo De Michele 
Nei giorni scorsi, Alberto Asor Rosa ha scritto un breve, ma denso elzeviro sullo stato presente del sistema scolastico, il cui titolo è inequivoco: “La scuola nelle mani dei barbari”. Dopo aver stigmatizzato nel merito e nelle motivazioni la sperimentazione del “liceo breve” che prende l’avvio in questi giorni – «la riprova che siamo nelle mani dei barbari. Anzi, più esattamente, di barbari incolti» –, ricordato che «la spesa d’investimento nella cultura e nella formazione è drammaticamente sempre più bassa in Italia», e sottolineato come sia incongruo il presupposto che l’accorciamento del percorso scolastico troverebbe giustificazione in un raccordo col mercato del lavoro, Asor Rosa va al cuore del problema, chiedendosi a cosa serve la scuola media superiore.