Il 25 marzo si celebrerà il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, l’atto che ha dato il via al processo di integrazione europeo. In questa data fortemente simbolica, e nel momento di massima crisi del progetto europeo, la capitale italiana ospiterà un Consiglio europeo straordinario con la presenza di tutti i capi di governo europei e una serie di manifestazioni anti-europee. In quella stessa giornata, e con una storica partecipazione internazionale, DiEM25, il movimento politico pan-europeo che conta già 60.000 iscritti, inaugurerà un terzo spazio. All’interno dell’iniziativa “iI tempo del coraggio”, sarà infatti presentato lo European New Deal: un piano di riforma dell’economia europea attuabile già domani, con proposte politiche concrete, alternative e dirompenti.
La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
venerdì 17 marzo 2017
Voltaire non c'entra niente, perché è giusto contestare Matteo Salvini
di Giacomo Russo Spena
Ha ragione Luigi De Magistris. Hanno ragione i napoletani che sono scesi in piazza contro la provocazione di Matteo Salvini. Eppure, in questi giorni, è tutto un prodigarsi nel citare, a sproposito, Voltaire. Il grande pensatore illuminista che non viene mai ricordato per le sue invettive contro le carceri disumane (nota la sua frase: "Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione"), troppo scomodo quel Voltaire nell'era del giustizialismo imperante. Di Voltaire viene invece celebrato il suo aforisma sulla libertà di espressione (tra l'altro scritto dalla sua biografa, non da lui, ma sorvoliamo...): "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire".
giovedì 16 marzo 2017
Mutua sanitaria, lo Stato fa un regalo ai privati
di Ivan Cavicchi
Dopo il mio ultimo post, molti lettori sono rimasti sorpresi di scoprire che le imprese possono detrarre il costo delle mutue sanitarie per i loro dipendenti dal costo del lavoro, dunque le mutue sono finanziate dallo Stato. Vorrei ricostruire questa vicenda che ha tutte le caratteristiche di una colossale frode pubblica e falso ideologico. Dopo il crollo finanziario, le mutue furono bandite ma non soppresse. Dopo l’istituzione del Servizio sanitario nazionale (1978), esse furono riammesse (legge 502/1992; legge 229/1999) ma con chiari paletti: chi voleva la mutua se la pagava (azienda e dipendente) e comunque la mutua non poteva sostituire le prestazioni pubbliche cioè poteva solo integrare ciò che lo Stato “non passava” ma non sostituire quello “che passava”.
Voucher. Renzi ingoia il rospo? Proseguire la lotta su tutto il Jobs Act
di Paolo Ferrero
La decisione assunta dal PD di varare nel Consiglio dei Ministri un decreto che dovrebbe contenere tanto l’abolizione dei voucher quanto la piena responsabilità solidale del committente negli appalti, dimostra, se confermata dai fatti, che “la lotta paga”! Naturalmente è necessario continuare la campagna in corso fino alla conversione dei decreti, vigilando affinchè non vi siano colpi di coda durante l’iter parlamentare. E’ una decisione che non viene assunta perché vi sia una rimessa in discussione delle politiche neoliberiste sul lavoro, ma perché costretti dai referendum promossi dalla CGIL, e dal vero e proprio terrore di un voto popolare che potesse bocciare, dopo la controriforma istituzionale, un altro decisivo tassello delle politiche liberiste, minando la “ripartenza” di Renzi.
Le barricate, i voucher e l'ideologia
di Marta Fana
È utile rispolverare gli strumenti dell’istruzione liceale, come l’analisi del testo, di fronte agli editoriali che si ripetono sulla stampa italiana. Ad esempio quelli di Dario Di Vico sul Corriere della Sera. L’ultimo si scaglia contro la decisione della CGIL di portare avanti la campagna referendaria per l’abolizione dei voucher nonostante il tentativo governativo di disinnescare il voto. La colpa della Cgil e di chi si ostina a pensare che i voucher vadano aboliti è quella di “di abbattere ponti [invece] che cercare soluzioni”. Quei ponti - ci spiega Di Vico – creati dalla crisi che ha unito lavoratori e imprese contro “il capitale finanziario, la competizione al ribasso indotta dalla globalizzazione e l’incapacità politica di trovare soluzioni”.
Renzi è l’ostacolo vero, non Alfano e Verdini
di Michele Prospero
Se la prende di nuovo con il pugno chiuso e la bandiera rossa. Davvero si può ragionare del futuro della coalizione di centro-sinistra rimuovendo la questione Renzi? E’ proprio questo il grande equivoco che il Brancaccio non ha sciolto postulando l’indifferenza della catena di comando del Pd. Nelle condizioni attuali, trascurare il fattore drasticamente divisivo, che è segnato dal ritorno in scena di Renzi, rivela un atteggiamento impolitico. Per chi è appena uscito dal Pd, denunciandone l’insostenibile metamorfosi ideale, sarebbe una prova di puro nichilismo evocare l’accordo con il “giglio nero” come annuncio del tempo nuovo. Le cene affollate con D’Alema sarebbero indigeste se alla fine del convivio seguisse proprio un banchetto con il rottamatore.
Le prossime mosse di Renzi e il quarto polo
di Massimo Villone
Al Lingotto abbiamo visto che il Renzi 2.0 è tal quale alla prima versione. Ancora aspettiamo che ci dica non che ha sbagliato, ma perché, e come intende correggere la rotta. Ancora gli piace Marchionne, e lascia indefiniti il progetto e le alleanze. Né basta l’enfasi sul “noi” a certificare la fine del PdR – partito di Renzi. Invece, è chiara la sua strategia per tornare a Palazzo Chigi, con uno scacco in quattro mosse. La prima. Riprendere il pieno controllo del Pd con le primarie, mantenendo poi il modello di un partito in cui il capo ordina, la maggioranza obbedisce, e la minoranza si adegua. Ad oggi, per Emiliano e Orlando lo scenario migliore non va oltre una dignitosa sconfitta.
I voucher e il modello sociale che rappresentano
di Aldo Carra
Esattamente un anno fa avevamo scritto che l’esplosione dei voucher rappresentava il compimento di una mutazione dei rapporti e delle forme di lavoro. Avviata con la teorizzazione della flessibilità e culminata con la realizzazione della precarietà. Una precarietà totale e permanente del lavoro in tutti i settori. La richiesta di referendum per abolire il fenomeno tutto italiano di una legge nata per combattere il lavoro nero e diventata il veicolo principale per farlo lievitare, intendeva porre fine a questa mutazione della natura stessa del lavoro. La Cgil ha fatto questa scelta un anno fa ed adesso la data del referendum è stata finalmente fissata.
La sfida dei controlli sui movimenti di capitale
di Andrea Baranes
In Italia il rapporto debito/PIL ha ripreso rapidamente a crescere dopo lo scoppio della crisi del 2007. Il maggiore aumento in precedenza risaliva all’inizio degli anni ’80, con il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia e l’abbattimento dei controlli sui movimenti di capitale. Wall Street diventava la calamita finanziaria del mondo, obbligando l’Italia ad alzare i tassi di interesse per competere con quelli promessi oltreoceano. L’abbattimento dei controlli è anche uno dei motivi per cui non riusciamo a diminuire il cuneo fiscale, per quanto ogni governo lo metta in agenda per contrastare la disoccupazione. Difficile farlo se buona parte delle entrate derivano dal lavoro perché non si possono tassare i capitali o anche solo parlare di una patrimoniale.
Sparite voi e i vostri lavoretti
di Alessandro Gilioli
Le cronache della politica raccontano oggi della determinazione assoluta con cui il governo e la sua maggioranza stanno lavorando per impedire il referendum sui voucher, che in teoria si dovrebbe svolgere il 28 maggio. Non è difficile vedere le ragioni di questa corsa per impedirci di votare. Una è quasi ovvia: c'è il rischio che anche questo referendum, così come quello sulla Riforma Boschi, si trasformi in un giudizio sul Pd. E su Renzi, che nel Jobs Act ha alzato del 40 per cento il tetto dei voucher, aumentandone la diffusione. Un bis del 4 dicembre non sarebbe esattamente utile a confermare la narrazione del "ricominciamo", "ci rialziamo", "ora rimontiamo come il Barcellona" che l'ex premier e i suoi hanno inaugurato al Lingotto.
Il lavoro femminile e i corpi di tutti diventati il nuovo capitale fisso
di Paolo Favilli
L’articolo che Piero Bevilacqua ha pubblicato recentemente su questo giornale in occasione dell’8 marzo, è un testo esemplare dei metodi e dei contenuti che dovrebbero caratterizzare la sostanza analitica e politica del «nostro campo». Bevilacqua mette al centro della propria riflessione un aspetto essenziale del modo in cui si estrae plusvalore dal «lavoro-vivo» femminile nei nostri tempi. Si tratta di un’importante indicazione di metodo per quanto riguarda l’insieme della questione «lavoro». Il fatto che il plusvalore creato dal «lavoro-vivo» femminile non provenga soltanto dai luoghi di produzione a ciò tradizionalmente deputati (fabbriche, uffici…), infatti, non è questione solo di genere.
Dentro il movimento dello sciopero. Costruire un’infrastruttura politica per le lotte in arrivo
di Transnational Social Strike Platform
Dal 2008, i movimenti sociali hanno cercato modi per superare i limiti che le rapide trasformazioni in campo economico, sociale e politico ponevano a tutte le forme organizzative. Una varietà di lotte contro l’ordine neoliberale è emersa in questi ultimi anni: dai movimenti anti-austerità alla resistenza alle frontiere, dall’insubordinazione nei luoghi di lavoro all’occupazione delle piazze. Quello che abbiamo visto più di recente è il potente riemergere dello sciopero come forma centrale di antagonismo attraverso la quale precarie, migranti e operai, uomini e donne, prendono parola e agiscono. Lo sciopero è diventato il modo di collegare lotte in precedenza sconnesse, invadendo piazze e luoghi di lavoro, legando l’opposizione alle istituzioni neoliberali e al regime dei confini con il rifiuto dello sfruttamento e della divisione sessuale del lavoro.
Il tramonto delle primavere. Intervista a Shukri al-Mabkhout
Intervista a Shukri al-Mabkhout di Guido Caldiron
Lo si potrebbe descrivere come il romanzo del «riflusso» che racconta del naufragio dei sogni rivoluzionari in un mare di egoismo e piccole meschinità, mentre agli annunci di cambiamento e modernizzazione sociale si sostituiscono i dogmi dell’arricchimento personale e del successo come unici parametri morali. La presa d’atto della sconfitta, forse momentanea, forse parziale, delle idee di trasformazione indica però come sotto la cenere la brace possa continuare ad alimentarsi nella speranza che, un giorno torni, a essere fuoco.
Cosa racchiude quel pugno chiuso, oltre le idee
di Giovanni Paglia
Io ho l'abitudine di salutare a pugno chiuso, quando incontro una compagna o un compagno. Canto anche Bandiera Rossa, se capita, in una delle sue tante versioni. E poi l'Internazionale, Bella Ciao, Fischia il Vento, Contessa e tutto il repertorio imparato da ragazzo, fra una manifestazione e un Primo Maggio. Perché lo faccio? Un po' per vezzo probabilmente, molto per appartenenza, ma soprattutto perché credo ancora nello spirito di quei gesti, di quelle parole, di quelle musiche. Credo ancora nel conflitto di classe, credo che esistano gli sfruttati e gli sfruttatori, che il capitalismo non sia la fine della storia, né tanto meno che sarebbe meglio che lo fosse. Capisco il valore della cosiddetta innovazione, ma non mi commuove.
Società senza lavoro? Il nulla interposto tra noi e il disastro
di Laura Pennacchi
La crisi infinita del 2008 sta determinano una difficoltà nella crescita, una disoccupazione eccessiva, un aumento delle disuguaglianze. Tutto ciò sta stimolando interesse alle recenti tendenze del capitalismo verso la “stagnazione secolare”. Il termine è stato coniato nel 1938 da Alvin Hansen, che ha sostenuto che la depressione degli anni trenta non è stata tanto una severa crisi ciclica quanto un sintomo dell’esaurirsi di una dinamica di lungo termine. Secondo lui, la spesa pubblica anti-ciclica non era sufficiente a stabilizzare l’occupazione, ma erano necessari grandi progetti collettivi, come l’elettrificazione delle aree rurali, lo sviluppo delle aree sottosviluppate, la conservazione e la protezione delle risorse naturali e identificare nuove opportunità di investimento e recuperare il dinamismo del sistema economico.
Grecia: cronaca di un fallimento annunciato
di Antonio Di Ruggiero
Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha rilasciato il rapporto sulla valutazione del programma di accesso eccezionale ai finanziamenti riservato alla Grecia (IMF, 2017a). Il rapporto riconosce apertamente un parziale insuccesso nell’attuazione di un’agenda di riforme troppo ambiziosa, il cui impatto sulla società è stato largamente sottostimato.
1. I principali obiettivi
Nel periodo che va da marzo 2012 a Gennaio 2016, la Grecia ha usufruito di un programma di accesso eccezionale ai finanziamenti. Il programma, attuato attraverso il ricorso straordinario a uno strumento del Fmi (l’extended fund facilty), ha registrato un esborso totale, da parte del Fondo e dei partners europei (Ue e Bce) costituenti la Troika, di 173 miliardi di Euro circa.
Panico da referendum. Sui voucher indietro tutta
di Andrea Colombo
Il referendum non ci sarà. I voucher non ci saranno più, o se ci saranno l’uso verrà limitato alle famiglie, ma tra le due ipotesi la prima è al momento la più quotata. La decisione di arrendersi pur di evitare la consultazione è stata presa in via definitiva dal gruppo del Pd alla Camera poco prima che scadesse il termine per la presentazione degli emendamenti. L’annuncio è del capogruppo Ettore Rosato: «L’obiettivo è superare il referendum perché riteniamo non utile uno scontro sui temi del lavoro». A tal fine, prosegue Rosato, ci sono solo due strade praticabili: «Definire uno strumento solo per le famiglie o abolire i voucher».
La legge elettorale proporzionale sfida la sinistra
di Antonio Floridia
Molti protagonisti della scena pubblica stentano ancora a comprendere quanto profondamente cambierà lo scenario competitivo con l’adozione di un sistema proporzionale (quali che siano le varianti che potranno essere introdotte). Cambia innanzi tutto il modo stesso con cui ciascuna forza si rivolge agli elettori. Agli elettori si dovrà dire: «Dateci più forza per sostenere le nostre idee», ma anche – ecco il punto – «per poter meglio contrattare un programma di governo», qualora – come è fisiologico che accada in una democrazia parlamentare – fosse necessaria una trattativa per la formazione di una maggioranza. Un approccio totalmente diverso da quello del passato, che può modificare i comportamenti degli elettori rispetto a quelli attesi.
Tassa sulle transizioni finanziarie, è tempo di passare dalle parole ai fatti
di Roberto Barbieri
La tassa europea sulle transazioni finanziarie (Ttf) si riaffaccia prepotentemente nel dibattito pubblico italiano. Dal palco torinese del Lingotto, in piena kermesse pre-congressuale del Partito Democratico, il ministro Maurizio Martina ha infatti dichiarato pubblicamente il proprio sostegno alla misura. Gli ha fatto eco il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Matteo Mauri. Si tratta di un dibattito particolarmente rilevante in questo momento, poiché l'adozione di questa misura a livello europeo non è materia da programmi politici per elezioni nel medio termine, bensì una possibilità concreta e attuale.
Tagli alla sanità: basta, verso la mobilitazione del 7 aprile
di Gianluigi Trianni
La Conferenza Stato-Regioni del 23 febbraio 2017 ha visto una intesa tra Governo, Regioni e Province autonome in attuazione della legge di stabilità 2016 relativamente al “contributo alla finanza pubblica” delle regioni a statuto ordinario per l’anno 2017 la riduzione da 113 miliardi di euro a 112,578 miliardi del Fondo Sanitario Nazionale. Il taglio è di ben miliardi 3,592 di euro a fronte dei 116.170 previsti dal Def 2016 e addirittura di mln 356 mln di euro rispetto ai miliardi 112.934 certificati da AgeNas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) come costi nel Ssn nel 2015 (sic!).
Sciopero della Scuola del 17 marzo: una questione generale
di Lorenzo Giustolisi
Questo mese di marzo si sta riempendo di tanti importanti momenti di lotta, ancora non prossimi ad una sintesi politica, ma che ci parlano di un quadro in movimento con segnali di ricomposizione. Dallo sciopero delle donne dell'8 marzo alla grande manifestazione napoletana di sabato scorso, contro Salvini, con all'orizzonte la madre di tutte le battaglie, quella rappresentata non tanto dalla mobilitazione, che speriamo importante e partecipata, quanto dal peso politico della questione della rottura dell'Unione Europea che dietro lo striscione del No UE, NO Euro, No Nato, sarà agitata il 25 marzo a Roma da Eurostop e da altri soggetti politici, sindacali e di movimento. Ad ognuno di questi momenti lo sciopero della scuola si lega, ognuno di questi momenti deve guardare alla scuola come terreno di un suo sviluppo strategico.
’77, le periferie all’assalto dei centri
di Diego Giachetti
Tra i tanti e significativi anniversari di questo 2017, fanno cifra tonda anche i quarant’anni trascorsi dal poi denominatosi movimento del ’77. Nato come risposta al tentativo di riformare l’Università italiana, ad opera dell’allora ministro della pubblica istruzione, il democristiano Franco Maria Malfatti, esso manifestò ben presto una composizione sociale che lo differenziò dal movimento studentesco del ’68. Quel movimento non mosse dalle sedi universitarie per espandersi alle “periferie”, se mai furono i “luoghi periferici”, licei, istituti tecnici e professionali, circoli del proletariato giovanile, collettivi giovanili delle periferie urbane, che elessero l’Università a luogo di incontro e di ricomposizione di soggetti diversi prodotti dalla crisi che aveva investito le economie capitalistiche dei paesi occidentali a partire dalla recessione generalizzata del 1974-75.
Il renzismo sotto accusa è il "chilometro zero" del potere
di Miguel Gotor
Al Senato ho chiesto, a nome di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, che il Ministro dello sport con delega al Cipe, Luca Lotti, si dimetta dal suo incarico. Penso anche che nel caso in cui egli decidesse di rimanere, il presidente del Consiglio Gentiloni dovrebbe valutare la sospensione delle sue deleghe fino al chiarimento della vicenda che lo vede coinvolto. In particolare l'importante delega al Cipe, rischia di diventare di particolare imbarazzo nella situazione data, perché riguarda la programmazione economica nazionale e il coordinamento dell'attività della pubblica amministrazione e degli enti pubblici, dal momento che la Consip è la centrale pubblica degli acquisti proprio della pubblica amministrazione.
Il decreto Minniti pensato per punire il disagio sociale. Intervista a Giulio Marcon
Intervista a Giulio Marcon di Simona Maggiorelli
La Camera ha discusso, ma non votato, il decreto Minniti sulla sicurezza, un testo che contiene diverse misure pessime, tutte dettate dall’idea di tranquillizzare l’opinione pubblica inseguendo la Lega di Salvini e i suoi deliri sulla legittima difesa alla texana. Del resto, anche nel dibattito in Aula, diversi parlamentari del centrodestra hanno riconosciuto al titolare degli Interni una identità di vedute su alcuni temi. Ne avevamo parlato nel numero dell’8 marzo e anche qui. Gli articoli da noi pubblicati si concentravano soprattutto sulle norme relative all’immigrazione e ai richiedenti asilo (che fanno il paio con gli accordi con la Libia in materia).
Russia: salari minimi da fame e detassazione degli oligarchi
di Fabrizio Poggi
Pochi mesi fa i dati ufficiali parlavano di circa 20 milioni di persone che in Russia vivono al di sotto della soglia di povertà, con il 10% (o il 3%, a seconda delle fonti) delle famiglie che controllerebbe l'89% della ricchezza nazionale. Più di recente la vice premier Olga Golodets proponeva l'introduzione di un'Irpef progressiva, cui però si opponeva il primo ministro Dmitrij Medvedev. Ora, la stessa Golodets torna sull'argomento e parla della “sorprendente” povertà dei lavoratori russi, stimando estremamente ribassato il valore della forza lavoro: così basso da ridurre il salario di almeno cinque milioni di russi (si tratterebbe, secondo alcune fonti, principalmente di giovani neoassunti) al livello della soglia minima di costo del lavoro, o addirittura del minimo di sopravvivenza.
L’Europa necessaria, unita, democratica e solidale: la manifestazione nazionale a Roma
della Nostra Europa
Lo slogan comune è «La Nostra Europa – unita democratica solidale». Gli organizzatori sono una coalizione larghissima di associazioni, sindacati, movimenti, centri sociali, reti italiane ed europee. Insieme preparano il corteo europeo del 25 marzo a Roma, che partirà alle 11 da Piazza Vittorio per arrivare al Colosseo, aperto dalle delegazioni europee e da un grande spezzone dell’accoglienza con i migranti e i richiedenti asilo. E insieme stanno costruendo la mobilitazione: con appelli specifici, iniziative nei prossimi giorni in diverse città, e con i due giorni di forum tematici che si terranno il 23 e 24 marzo alla Università La Sapienza.
Sinistre incompatibili, occhi dolci tra le destre
di Anna Maria Merlo
Le sinistre “incompatibili” devono fare i conti con una destra e estrema destra sempre più “compatibili”. La lacerazione a sinistra riguarda l’attualità: non solo ci sono due candidati rivali, Benoît Hamon per il Ps e Jean-Luc Mélenchon per France Insoumise (con l’appoggio freddo del Pcf), ma c’è la grossa “questione Macron”. Una parte dei socialisti ha già scelto di appoggiare il candidato En Marche! Manuel Valls non ha ancora fatto il passo definitivo, ma ha detto chiaramente di fronte alla sua corrente mercoledi’ sera: “non lascio il Ps, ma dare il mio patrocinio a Hamon sarebbe incomprensibile per i francesi”.
mercoledì 15 marzo 2017
Sui referendum promossi dalla Cgil
di Sergio Farris
E' iniziata la campagna della CGIL relativa ai due referendum sul lavoro dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale. Anche se il governo in carica (che ha fissato al 28 Maggio la data della consultazione popolare) potrebbe cercare di eludere la prova referendaria attraverso l'emanazione di norme specifiche sulle materie oggetto dei quesiti, il merito della campagna è quello di tornare a inserire nell'agenda del paese, dopo anni di generale indifferenza, questioni quali il modo con il quale è attualmente concepito il meccanismo di funzionamento del mercato del lavoro e quali l'effettiva garanzia di diritti fondamentali, come la retribuzione. I due quesiti, infatti, non si limitano alla correzione degli effetti di evidenti distorsioni né possono essere visti solamente come due, pur rilevanti, questioni di civiltà del lavoro.
Sinistra? È tutta qua: articolo 18, via i voucher, reddito minimo. Intervista a Sergio Cofferati
Intervista a Sergio Cofferati di Antonio Sciotto
«Finalmente il governo ha smesso di sfuggire alla decisione e ha fissato una data: adesso abbiamo un punto fermo e possiamo lavorare meglio per la riuscita del referendum». Via i voucher – «massimo simbolo della precarietà» – e nuove regole per gli appalti: l’eurodeputato di Sinistra italiana Sergio Cofferati si trova perfettamente in sintonia con i quesiti posti dal sindacato di cui è stato segretario, la Cgil, e anzi proprio nel lavoro vede «la cartina di tornasole per individuare chi è di sinistra» e i «contenuti concreti su cui aggregare future coalizioni, in vista delle prossime elezioni politiche».
I tre cardini del rinnovamento costituzionale
di Gaetano Azzariti
È tempo di ripensare le forme reali della democrazia costituzionale. C’è bisogno di ritrovare il fondamento pluralista e conflittuale che la qualifica. È necessario guardare alla realtà divisa, alle lacerazioni che colpiscono i corpi delle persone concrete. Dobbiamo abbandonare i falsi miti per costruire il futuro. Abbiamo bisogno di quel che Stefano Rodotà ha definito un «costituzionalismo dei bisogni». Alcuni eventi – accidenti della storia – possono assumere un valore simbolico e spingerci a guardare al di là dell’immediatamente rilevante. Così, i referendum sul lavoro potrebbero riuscire ad andare oltre alla miseria dei voucher per squarciare il velo sul degrado della democrazia sociale.
La velocità dell’Europa
di Fabio Mengali
Non c’è giorno migliore di una commemorazione per lanciare un nuovo progetto, per indire una conferenza stampa o organizzare un meeting in cui vengono discussi i pilastri di un’istituzione, un partito o un sindacato. Quel filo rosso che lega tra loro passato, presente e futuro dà una soluzione di continuità che legittima appieno le nuove scelte o il nuovo progetto, facendolo apparire come lo sbocco naturale di quanto accaduto prima. E’ il caso di questo 25 marzo, una data che ricorda la stipulazione, avvenuta sessanta anni fa, dei Trattati di Roma. Per ricordare l’atto giuridico che ha dato avvio alla CEE (Comunità Economica Europea), ossia l’antenata dell’Unione Europea, i capi di Stato dell’intero Continente si ritroveranno a Roma per dibattere sullo stato dell’arte del processo di integrazione, sui meccanismi decisionali, sugli argomenti comunitari e sull’autonomia di ciascun Stato membro.
Primi spunti di riflessione tra lavoro, reddito e innovazione tecnologica
di Bartolo Mancuso
Di recente, ho riscontrato in un articolo[1] una stimolante analisi sul mercato del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, proprio relazionando i termini che indico nel titolo. Vorrei provare ad aggiungere alcune riflessioni, portando anche la mia specifica visuale di operatore del diritto vivente. Cioè di quel diritto che tanto risente della situazione generale del Paese e anche dello Stato dei rapporti sociali. Preciso che si tratta di brevi note che mi riprometto di sviluppare ulteriormente. L’intervento di una sempre più svelta innovazione tecnologica provocata dalla digitalizzazione dei processi produttivi rappresentano un fatto. Ma vorrei discutere su come questi processi stiano impattando e impatteranno nel futuro prossimo, e quali siano le azioni da compiere di conseguenza.
Il governo e la guerra ai poveri a scopi elettorali
di Eleonora Martini
Visti nell’insieme, il decreto sulla sicurezza urbana (all’esame dell’Aula della Camera da lunedì e per tutta la settimana) e quello per il contrasto dell’immigrazione irregolare (al Senato, dove ieri scadevano i termini per la presentazione degli emendamenti), combinati insieme al taglio del Fondo sociale nazionale (ridotto recentemente a un terzo dal governo Gentiloni), descrivono un quadro «allarmante» di uno Stato che sceglie l’approccio securitario per rispondere ai grandi temi sociali della povertà, della marginalità e delle migrazioni. L’analisi lucida e puntuale è stata fatta nel corso di un incontro promosso dal gruppo Sinistra Italiana-Possibile che ha visto confrontarsi nella sala stampa di Montecitorio i rappresentanti delle più importanti associazioni impegnate nell’ambito dei diritti umani.
Sugli spazi sotto sfratto decide la politica, non la burocrazia. Intervista a Eleonora Forenza
Intervista a Eleonora Forenza di Roberto Ciccarelli
Sono cinque i denunciati per la rioccupazione del Rialto Sant’Ambrogio, avvenuta a Roma lo scorso 24 febbraio, dopo la chiusura da parte dei vigili su impulso delle procedure avviate dalla Corte dei Conti che oggi mettono a rischio più di 800 tra centri sociali e interculturali, teatri, presidi sanitari, onlus, associazioni di sostegno ai malati, organizzazioni di volontariato nella Capitale. Il Rialto è la sede del comitato nazionale per l’acqua pubblica e quel giorno, insieme alla rete Decide Roma, agli esponenti delle associazioni ospitate al portico d’Ottavia e della sinistra cittadina e nazionale (da Sandro Medici a Stefano Fassina di Sinistra Italiana e Paolo Ferrero di Rifondazione) il comitato lo ha riaperto.
Il socialismo del XXI secolo: uno sguardo critico, ma non troppo
di Luca Mozzachiodi
Questa è a conti fatti una storia, una storia dell’America Latina nell’ultimo quarto di secolo, vale a dire più o meno dal disastro dei governi di destra, che si insediano e propugnano politiche liberiste in quasi tutto il continente all’inizio degli anni Novanta, attraverso la decade dorata 2003-2013 che vede affermarsi molti governi con posizioni progressiste quando non apertamente rivoluzionarie all’attuale prospettata rimonta dei liberali; le categorie chiave scelte dagli autori sono tra le più controverse oggi: il socialismo del XXI secolo e il populismo.
Quale ritorno a Marx per riflettere sul nostri tempi? Intervista a Edgar Morin e a André Tosel
Intervista a Edgar Morin e a André Tosel di Laurent Etre
Con grande dispiacere apprendiamo la notizia della scomparsa del filosofo comunista francese André Tosel, studioso di Marx e Gramsci. Per ricordarlo vi proponiamo una doppia intervista che Laurent Etre sul quotidiano comunista «l’Humanité» realizzò con André Tosel e Edgar Morin nel giugno 2010. Faccia a faccia con: Edgar Morin, sociologo, filosofo, direttore di ricerca emerito al CNRS e dottore ‘honoris causa’ di numerose università nel mondo; André Tosel, filosofo, specialista nel pensiero di Marx e del marxismo, professore all’Università di Nizza. Con la crisi, il riferimento a Marx cessa di essere un tabù. Le opere sull’autore del Capitale si moltiplicano, così come i ‘dossier’ speciali nei giornali e nelle riviste.
Esporta ma viola: lo sceriffo globale ha grossi problemi...di diritti umani
di Diego Angelo Bertozzi
Ogni anno il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblica un rapporto sullo stato dei diritti umani nel Mondo, sorvolando puntualmente sulla propria preoccupante situazione interna. A redigerlo è la superpotenza militare e tecnologica che elevandosi a tutore mondiale degli stessi, dal 1990 non ha esitato a scatenare guerre di aggressione, disintegrando interi Paesi e seminando morte. Ma non solo: questo autoproclamato “sceriffo” ha partorito – come rivelato dal gruppo Wikileaks sotto la sigla “Vault 7” – un piano di controllo globale – avrebbe senso l’utilizzo della parola “totalitario” - per intromettersi nella vita privata di cittadini di Paesi amici e nemici senza distinzione sfruttando (si pensi al caso europeo con il consolato americano a Francoforte operante come base CIA per l'hackeraggio) anche la propria capillare presenza militare.
Cosa rimane dello spazio europeo? 4 punti per la ripresa di una politica delle lotte in Europa
Libertà di movimento - Europe for all
Lo spazio europeo non è mai stato liscio, né neutro. Da Maastricht in poi, i vari passi che hanno sancito la svolta neoliberale dell’Unione Europea sono stati in ogni momento accompagnati da una forte opposizione, non solo proveniente da alcuni governi statali, ma da una mobilitazione sociale diffusa. Dal 2011 in poi, lo strapotere della finanza, le politiche di austerity imposte tramite i memorandum of understanding ai paesi in crisi e attraverso le varie riforme economiche (tra cui il Fiscal Compact) sono stati al centro delle critiche dei movimenti sociali anti-crisi, esplosi dalla Spagna alla Grecia e arrivati fin sotto la sede della nuova Banca Centrale Europea a Francoforte.
Un daspo per la sinistra di governo
di Nicola Fratoianni
C'è stato un tempo in cui la sinistra non aveva il problema del decoro ma quello della sostanza. Un tempo più saggio, basato sull'idea che i problemi non si possono rimuovere o trasferire, ma vanno affrontati e risolti. Quello in cui i problemi degli altri erano i problemi di tutti e come tali andavano affrontati. Per la sinistra tutta, riformista e radicale, il dramma delle vite abbandonate e di scarto chiamava alla pratica sociale, alla costanza, alla progettazione di reti complesse che coinvolgevano associazioni, volontari, cooperative e servizi pubblici in una continua sperimentazione e ricerca. Non solo sui libri, ma anche sul campo. Il Campo con la "c" maiuscola, quello sociale e di governo.
Pd in sfascio: apparenza e sostanza
di Mario Monforte
In tempi “normali” e in partiti “usuali” (ossia nei calmi avvicendamenti alla gestione statuale fra partiti posizionati a sinistra e a destra), un segretario, responsabile della linea politica di un partito e operazioni conseguenti – e tanto piú se ricopre il ruolo istituzionale di capo del governo –, se subisce sconfitte elettorali rilevanti che ne mettono in discussione la politica, si presenta dimissionario al partito e organi dirigenti, magari rimanendo capo del governo, parimenti dimissionario, per sbrigare gli affari fino alle elezioni politiche. Renzi si è trovato in tale posizione e, con il suo partito, ha perso le ultime elezioni amministrative (disastro completo evitato per un soffio con il risicato esito positivo a Milano) ed è tracollato al referendum costituzionale (su cui era imperniato il complesso dell’azione governativa, dalle varie misure alla legge elettorale).
Lo sciopero geniale. L’8 marzo delle donne e la sollevazione globale contro il neoliberalismo
Lo sciopero dell’8 marzo è stato la prima sollevazione globale contro il neoliberalismo. Per comprenderne appieno il significato esso deve essere guardato dalla giusta distanza: chi lo guarda solo dalla sua città o dal suo spezzone di corteo non vede quello che è veramente accaduto. La sua misura, che in realtà è la sua dismisura politica, sta tutta nel suo carattere globale. La dismisura politica si coglie nell’impossibilità di ridurlo a una festa rituale. Sta nella molteplicità di terreni investiti da uno sciopero sociale transnazionale che ha ridefinito la pratica sociale dello sciopero ben oltre le minime esperienze che lo hanno preceduto. Dismisura è la scelta di milioni di donne che, coinvolgendo moltissimi uomini, si sono mobilitate invocando e praticando lo sciopero.
In otto anni i voucher sono aumentati del 25 mila per cento
di Roberto Ciccarelli
I voucher destinati al pagamento orario delle prestazioni occasionali non servono a fare emergere il lavoro nero. Secondo la lista che l’Inps ha fornito alla Cgil sono usati da McDonald’s, Adecco, Manpower o dalla Juventus e da comuni come Benevento a Padova, Torino o Napoli. I destinatari sono molto spesso coloro che non sono mai entrati nell’«Olimpo» dei contratti stabili. I buoni lavoro dal valore di 10 euro (7,5 vanno al lavoratore al netto delle trattenute Inps e Inail) sono un «iceberg» e segnalano che il «nero» è in gran parte rimasto sott’acqua. Il lavoro a scontrino va inteso come una prestazione associata molto spesso ai lavori part-time. La maggioranza del milione e 380 mila percettori dei buoni lavoro nel 2015 operava in nero e, solo in parte, viene pagata con i voucher.
Moriremo ordoliberisti?
di Mauro Poggi
Le Monde Diplomatique pubblica un buon articolo sull’ordoliberismo, l’ideologia socioeconomica neoliberista di matrice teutonica che sta alla base del sistema europeo e ne conforma tutta la logica. È un articolo piuttosto lungo, anche a volerlo riassumere come ho cercato di fare. Nonostante ciò, è una lettura che raccomando: conoscere quali sono i postulati in base a cui ci vengono imposte oggi le politiche che riguardano il nostro quotidiano può essere un buon tonico per rinvigorire il nostro spirito critico, infiacchito dalla lunga crisi che quelle stesse politiche hanno prodotto. Inoltre, è sempre utile constatare che i sostenitori del pensiero unico, quelli che rimproverano agli irriducibili del primato della politica di voler risolvere i problemi di oggi con strumenti culturali vecchi di mezzo secolo, alla fin fine propongono soluzioni basate su teorie nate novant’anni fa.
Cuneo fiscale, il governo insiste
di Felice Roberto Pizzuti
I Presidenti del Consiglio cambiano, ma la visione e le scelte della politica economica governativa rimangono le stesse che hanno contribuito a determinare la situazione particolarmente critica dell’economia e della società italiane. Riferendosi alle nuove proposte di riduzione del cuneo fiscale, dal team economico di Palazzo Chigi si apprende che “L’obiettivo è proseguire nella strada tracciata dal Jobs Act di riduzione delle tasse”. A quanto pare, poco o nulla servono le continue conferme sull’inefficacia e l’onerosità delle misure prese dal Governo Renzi con il Jobs Act per cercare – senza successo – di stimolare la crescita e l’occupazione. L’effetto principale della riduzione totale dei contributi sociali prevista per tre anni è stato di modificare i tempi delle assunzioni che le imprese avrebbero in gran parte comunque fatto.
Pensare il 68
di Pier Paolo Poggio
Pensare il 68 a cinquant'anni di anni di distanza presuppone la messa a fuoco di alcune considerazioni preliminari sul 68 come oggetto storico. Le elenco in ordine sparso: esiste una storiografia sul 68 ? E se sì con quali caratteristiche, a livello nazionale-italiano, ovvero internazionale, o locale. Quali che siano le risposte un primo tema parrebbe essere il bilancio della storiografia sul 68; il che però si collega subito a uno dei topos più ricorrenti: quanto è durato il 68, quando iniziato e quando finito? Cosa che rimanda alle diverse partizioni spaziali di cui sopra, tenendo presente che una delle interpretazioni che vanno (andavano ?) per la maggiore sostiene che il 68 è il primo evento storico globale ( rischiando di dimenticare la Seconda guerra mondiale e l'inaugurazione dell'era atomica).
Pierre Macherey e la società delle norme: il governo del possibile
di Giulia Valpione
C’è una differenza tra l’essere nel vero e il dire vero, secondo Canguilhem. E questa differenza è presente in Pierre Macherey, Il soggetto delle norme (pubblicato per Ombre Corte, curato da Girolamo De Michele, p. 215, 18 €) non solo nei termini espliciti con cui Macherey confronta lo storico del pensiero scientifico con l’“archeologo” Foucault. L’essere nel vero equivale a compiere rotture ed eversioni all’interno del regime delle idee acquisite sconvolgendo tra l’altro l’idea che la scienza e il sapere procedano accumulando verità in modo lineare e progressivo. Essere nel vero non garantisce di avere ragione: è la ricerca e la proposta di strumenti e concetti la cui efficacia e veridicità non è data per certa fin dall’inizio.
Europa, il rapporto Euromemorandum 2017
Vi sono evidenti segnali che la politica di forte creazione di liquidità messa in atto dalla Banca Centrale Europea (Bce) ha raggiunto i suoi limiti di efficacia, mentre i nuovi vasti poteri che la stessa Bce ha acquisito nel corso della crisi aggravano il problema della mancanza di controllo democratico all’interno dell’Unione. Al contempo, la principale iniziativa comunitaria in ambito finanziario, l’Unione dei mercati dei capitali, non sembra poter offrire alcun reale contributo alla ripresa economica.
Protestare e persistere: perché abbandonare la speranza non è una scelta
di Rebecca Solnit
Nel mese scorso Daniel Ellsberg e Edward Snowden hanno tenuto un dibattito pubblico sulla democrazia, la trasparenza, le rivelazioni e altro. Nel corso di esso Snowden – che naturalmente comunicava via Skype da Mosca – ha affermato che senza l’esempio di Ellsberg non avrebbe fatto quello che ha fatto per rivelare la misura dello spionaggio di milioni di persone comuni da parte della NSA. E’ stata una dichiarazione straordinaria. Ha significato che le conseguenze della diffusione da parte di Ellsberg dei Documenti del Pentagono, di massima segretezza, nel 1971 non sono state limitate all’impatto su una presidenza e su una guerra degli anni ’70. Le conseguenze non sono state limitate alle persone viventi in quel momento. Il suo atto doveva avere un impatto sulle persone decenni dopo; Snowden è nato dodici anni dopo che Ellsberg aveva rischiato il suo futuro per rispettare i suoi principi.
Cronistoria della svolta neoliberista nella politica urbana di Firenze
di Alberto Ziparo
Nel volume Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista (curato da Ilaria Agostini per Aion, pp. 160) è narrato il conflitto tecnico-scientifico e politico tra gli urbanisti della città toscana raccolti nel laboratorio politico «Per Un’altra Città» (Puc) e la gestione liberista pd delle politiche urbanistiche fiorentine; dapprima con il sindaco Leonardo Domenici, quindi con Renzi. «Negli anni della bolla edilizia e della mercificazione dei beni comuni – scrive la curatrice in presentazione – dell’accentramento del potere e dello svilimento degli organi rappresentativi, l’urbanistica neoliberista presenta il suo vero volto».
Un mondo diverso
di Guido Viale
Il corpo umano ha la sua estensione naturale nell’ambiente, originario o artificiale, in cui è inserito, così come ogni essere umano è una efflorescenza particolare dell’ambiente in cui vive. La condizione umana, intesa come esistenza particolare di ogni singolo uomo o di ogni singola donna, o di ogni comunità territorialmente situata, e non di un astratto “essere umano”, è indissolubilmente legata alle condizioni in cui si svolge la sua esistenza. Condizioni che possono essere determinate tanto dalle dinamiche che interessano un determinato territorio, quanto dalla mobilità che contraddistingue l’individuo, la comunità o il gruppo sociale a cui l’individuo appartiene.
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