La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
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martedì 28 luglio 2015

Esperimenti fatali

di Boaventura de Sousa Santos

L’Europa è diventata un laboratorio per il futuro. Ciò che sta succedendo lì dovrebbe essere motivo di preoccupazione per tutti i democratici e specialmente per chiunque sia di sinistra. Due esperimenti in questo momento stanno venendo messi in pratica - e quindi, presumibilmente, stanno venendo controllati - in questo ambiente di laboratorio.
Il primo esperimento è uno stress test sulla democrazia, la cui ipotesi di fondo è la seguente: la volontà democratica di un paese forte può abbattere non democraticamente la volontà democratica di un paese debole senza intaccare la normalità della vita politica europea. I prerequisiti del successo dell’esperimento sono tre: il controllo dell’opinione pubblica che permette che gli interessi nazionali del paese più forte si trasformino nell’interesse comune dell’eurozona; il proseguimento, da parte di un gruppo di istituzioni non elette (Eurogruppo, Bce, Fmi, Commissione Europea), nella neutralizzazione e nella punizione di ogni decisione democratica che disobbedisca ai diktat del paese dominante; la demonizzazione del paese più debole così da assicurarsi che non ottenga comprensione dagli elettori degli altri paesi europei, specialmente nel caso di elettori di paesi che potrebbero disobbedire.

Podemos, la Grecia e l'autunno caldo spagnolo


di Steven Forti
Lo scorso 8 luglio al Parlamento europeo Pablo Iglesias è intervenuto affermando che “difendere oggi il popolo greco e il suo governo significa difendere la dignità dell’Europa”. Una frase che riassume bene la posizione di Podemos di questi ultimi sei mesi. Quel giorno Tsipras si trovava a Bruxelles: era la settimana di duri negoziati e di grandi speranze successiva alla vittoria del “No” nel referendum greco. La firma del “diktat” imposto da Schäuble e Merkel – con l’appoggio di Finlandia, paesi baltici e Slovacchia – il mattino del 13 luglio ha creato non poche difficoltà alla sinistra europea: c’è chi ha accusato Tsipras di tradimento, chi è rimasto senza parole e chi ha appoggiato comunque il premier greco, consapevole della complessità della situazione europea.
Le dichiarazioni dei giorni successivi dei dirigenti di Podemos vanno in quest’ultima direzione. Il 16 luglio, rispondendo a dei giornalisti durante la presentazione di un libro del sociologo Manuel Castells, Iglesias ha riconosciuto che “tristemente era l’unica cosa che Tsipras poteva fare. Ciò che è successo in Grecia rappresenta la verità del potere. Se si costituiscono in Europa nuovi governi che applicano politiche keynesiane, se riusciamo a convincere i socialdemocratici a cambiare posizione, allora ci sarà una possibilità.

I dilemmi di Syriza sono anche i nostri








di Etienne Balibar, Frieder Otto Wolf e Sandro Mezzadra
Gli «accordi» del 13 luglio a Bru­xel­les tra l’unione euro­pea e la Gre­cia segnano la fine di un’epoca? Sì, ma cer­ta­mente non nel senso indi­cato dal comu­ni­cato con­clu­sivo del «ver­tice». In effetti gli «accordi» sono fon­da­men­tal­mente inap­pli­ca­bili e tut­ta­via costi­tui­scono una for­za­tura altret­tanto vio­lenta, e ancor più con­flit­tuale, di quanto è già avve­nuto negli ultimi cin­que anni. Si è par­lato di dik­tat e que­sta dram­ma­tiz­za­zione è basata su fatti concreti.
Le pro­po­ste con le quali Ale­xis Tsi­pras è arri­vato a Bru­xel­les erano in con­trad­di­zione con il risul­tato del refe­ren­dum, ma face­vano ancora parte di un pro­getto sul quale aveva l’iniziativa per potere spe­rare di svi­lup­pare una poli­tica nell’interesse del suo popolo. I suoi «inter­lo­cu­tori» si sono impe­gnati a far fal­lire que­sto ten­ta­tivo. Il risul­tato è un anti-piano senza alcuna razio­na­lità eco­no­mica, che asso­mi­glia a un salasso e a un sac­cheg­gio dell’economia nazionale.
Peg­gio ancora, le misure di «messa sotto tutela» isti­tui­scono un pro­tet­to­rato nell’Unione Europea.