La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 22 ottobre 2015

La sanità: loro la truffano, a noi ce la tagliano

di Roberto Ciccarelli 
Tra i 17 diri­genti, medici e ope­ra­tori dell’ospedale Israe­li­tico di Roma rag­giunte ieri mat­tina da un’ordinanza cau­te­lare della pro­cura di Roma c’è anche l’ex pre­si­dente dell’Inps dal 2008 al 2014 Anto­nio Mastra­pa­squa. Già diret­tore gene­rale dell’ospedale romano, Mastra­pa­squa è noto per la grande quan­tità di inca­ri­chi rico­perti con­tem­po­ra­nea­mente alla guida di enti impor­tanti come Equi­ta­lia (l’Inps ne detiene il 49%), di cui ha rico­perto la vice­pre­si­denza, per avere gestito la gigan­te­sca par­tita del «Super-Inps» che ha asso­br­bito l’Inpdap e l’Enpals (insieme ai loro debiti) e per avere detto nel 2010 la verità sul sistema pre­vi­den­ziale ita­liano: «Se doves­simo dare la simu­la­zione della pen­sione ai para­su­bor­di­nati rischie­remmo un som­mo­vi­mento sociale». Quella rivolta non è ancora avve­nuta, ma è certo che i pre­cari e i free­lance che hanno ini­ziato a lavo­rare dopo la riforma delle pen­sioni del 1997 avranno una pen­sione da fame. Se saranno fortunati.
I pm Cor­rado Fasa­nelli e Maria Cri­stina Palia, coor­di­nati dal pro­cu­ra­tore aggiunto Fran­ce­sco Capo­rale, con­te­stano a Mastra­pa­squa e agli altri 16 inda­gati (14 finiti ai domi­ci­liari e 3 obbligo di pre­sen­ta­zione alla pg, i reati di truffa e di falso. Con­tem­po­ra­nea­mente agli arre­sti è stato rea­liz­zato un seque­stro pre­ven­tivo di 7,4 milioni di euro in beni degli inda­gati, la somma accer­tata della truffa. Nell’ordinanza di oltre 370 pagine, fir­mata dalla Gip Maria Paola Toma­selli, si evince come Mastra­pa­qua insieme agli altri diri­genti abbia “con arti­fici e rag­giri” messo a carico della Sanità laziale “pre­sta­zioni che non erano accre­di­tate”. Attri­bui­vano arbi­tra­ria­mente codi­fi­che tec­ni­che ricon­du­ci­bili a pre­sta­zioni sani­ta­rie com­plesse per sem­plici biop­sie e inter­venti di cor­re­zione dell’alluce valgo, richie­dendo al Ser­vi­zio Sani­ta­rio pub­blico rim­borsi mag­gio­rati. Oltre al danno patri­mo­niale, gli inqui­renti avreb­bero indi­vi­duato la pre­senza di una «talpa» nella Regioni gui­data da Nicola Zin­ga­retti che infor­mava gli inte­res­sati sulle ispe­zioni dell’Asl in arrivo. Una volta rice­vuta la noti­zia, nelle con­ver­sa­zioni tele­fo­ni­che gli inda­gati usa­vano un’espressione come: «Adesso fac­ciamo un po’ di Cine­città», allu­dendo alla messa in scena neces­sa­ria per depi­stare le ispe­zioni. Spo­sta­vano i pazienti, chiu­de­vano le sale non auto­riz­zate, con­se­gna­vano pla­ni­me­trie fal­sate. Il tutto per masche­rare le atti­vità non auto­riz­zate. L’inchiesta è nata dal ritro­va­mento di oltre 12 mila pre­sunte car­telle cli­ni­che falsificate.Tra i dicias­sette inda­gati finiti ai domi­ci­liari, oltre a Mastra­pa­squa e Gian­luigi Spi­nelli, diret­tore sani­ta­rio della strut­tura, ci sono, tra gli altri, Elvira Di Cava (pri­ma­rio del reparto di orto­pe­dia), Mirella Urso (respon­sa­bile dell’ufficio con­trollo appro­pria­tezza car­telle cli­ni­che) e Pie­tro Aloisi (respon­sa­bile reparto uro­lo­gia). Alle ori­gini delle dimis­sioni da pre­si­dente dell’Inps di Mastra­pa­squa c’era il pre­sunto con­flitto di inte­ressi con il ruolo di respon­sa­bi­lità rico­perto nell’Ospedale Israelitico.
Le dimis­sioni avven­nero a seguito della noti­zia delle inda­gini della pro­cura. Letta, allora pre­si­dente del Con­si­glio, disse che non si poteva «assu­mere inca­ri­chi così rile­vanti senza esclu­si­vità». Gio­van­nini, allora mini­stro del lavoro, auspicò che le sue dimis­sioni si tra­sfor­mas­sero nell’ «acce­le­ra­zione del ridi­se­gno della gover­nance dell’Inps». Una riforma che oggi stenta a decollare.

Fonte: il manifesto 

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