Nel corso degli ultimi giorni, in molte piazze d'Italia, l'ADI - Associazione dei Dottorandi e Dottori di Ricerca e la FLC CGIL hanno costruito una serie di presidi informativi per segnalare una vertenza connessa al destino dei precari della ricerca. Questi presidi, iniziati il 9 dicembre, son culminati con un appuntamento innanzi a Montecitorio, convocato per venerdì 18 dicembre.
Dottorandi, specializzandi, perfezionandi, assegnisti, borsisti post-doc: un esercito di giovani che compie anni di formazione superiore. Un esercito costretto, molto spesso, a recarsi all'estero per sfuggire a una condizione insopprimibile di precarietà sostanziale. La visione dell'Italia prodotta dal governo Renzi è quella di un'Italia in cui la conoscenza e il diritto agli studi passano in secondo piano rispetto alla tassazione sugli yacht, introdotta dal governo Monti e cancellata dalla maggioranza nel dibattito parlamentare sulla legge di Stabilità.
La proposta di legge di Stabilità, infatti, vede un'assenza assoluta di investimenti nel DSU e negli strumenti a tutela di decine di migliaia di professionisti, impegnati nel campo dell'innovazione e della ricerca nelle Università e negli EPR. Indagini comeRicercarsi della FLC CGIL, e la quinta indagine nazionale ADI sulla condizione dei dottorandi, hanno mostrato un quadro gravissimo di cui il MIUR e il governo nel suo complesso hanno scelto di non farsi carico.
«L’esclusione dei precari della ricerca dagli ammortizzatori sociali rappresenta l’ennesima iniquità da parte del Governo Renzi in materia di welfare, aggravata dall’esplicità negazione della dignità lavorativa delle migliaia di giovani che portano avanti la ricerca nel nostro Paese – ha dichiarato Riccardo Laterza, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – un atto gravissimo e una sorda chiusura alle istanze rappresentate dalle oltre 9.000 firme presentate per richiedere l’estensione e dalle tante iniziative di protesta di questi mesi».
L’instabilità è una condizione che colpisce, in modo anche più forte rispetto ai dottorandi, gli assegnisti di ricerca: l’assenza di prospettive professionali concrete e di sbocchi nell’ambito accademico ha portato molti di loro a partecipare alla mobilitazione dei ricercatori non strutturati partita da Firenze, dal significativo titolo#etuquandoscadi. Forse parliamo di professionisti autonomi, semplici studenti un po' invecchiati che non contribuiscono alla fiscalità? Non è così.
Fra dottorandi e assegnisti, l'INPS ha censito nel 2013 un esercito di più di 52 mila parasubordinati che contribuiscono con un 30% mensile delle proprie borse e dei propri assegni alla Gestione Separata ma che, secondo i decreti attuativi del Jobs Act, non possono disporre della nuova indennità di disoccupazione DIS-COLL, riservata a collaboratori continuativi e a progetto. Il dibattito sulla legge di Stabilità 2016 al Senato aveva visto, il 26 novembre, l'inserimento in Commissione di fondi utili a garantire l'indennità almeno per gli assegnisti. Un risultato importantissimo per una vertenza avviata ormai da un anno: rammentiamo, infatti, che l'interpretazione fornita dall'INPS in merito articolo di legge istituente la DIS-COLL come indennità per co.co.co. e co.co.pro. era stata fortemente restrittiva.
Nella memoria di migliaia di giovani ricercatori italiani era rimasta la gravissima frase pronunciata del ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso di un question time alla Camera dei Deputati:«il dottorato di ricerca non è vero e proprio lavoro». Il tutto in spregio della normativa vigente, che parifica il trattamento di dottorandi e figure post-doc a quello dei parasubordinati, che versano quote ingenti dei propri emolumenti alla Gestione Separata. Martedì 15 dicembre, improvvisamente, il passo indietro del Governo e della maggioranza, che hanno eliminato l'emendamento del 26 novembre.
Lo stesso governo che, nel medesimo giorno, cancellava la tassazione per gli yacht e le imbarcazioni di lusso, decideva di eliminare la possibile indennità per una delle molteplici categorie di precari del mondo della conoscenza e della ricerca. Lo stesso governo che, anziché investire in modo strutturale nell'assunzione di nuovi docenti e in un nuovo Fondo Statale per le borse di studio, eliminava la tassa del 15% per la compravendita dei calciatori.
Le reti di giovani ricercatori, non strutturati, precari, dottorandi e studenti hanno già annunciato che la lotta proseguirà, affinché sia chiaro che il lavoro non è un hobby, e la dignità dei professionisti non può essere disconosciuta ma va sostenuta concretamente. L'ADI ha risposto attivando un mailbombing per far sì che la norma sia corretta nel passaggio in Commissione alla Camera dei Deputati, e che non passi nel silenzio.
Fonte: ilcorsaro.info
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