La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 22 ottobre 2015

I neonazi di Pegida in piazza, contro migranti e Angela Merkel

di Guido Caldiron
Quando, all’inizio di set­tem­bre, Hans-Georg Maas­sen, respon­sa­bile dell’Ufficio per la pro­te­zione della Costi­tu­zione, i «ser­vizi» che vigi­lano sui gruppi radi­cali del paese, aveva lan­ciato l’allarme sul rischio rap­pre­sen­tato «dallo svi­luppo di un ter­ro­ri­smo di estrema destra» in Ger­ma­nia, in pochi sem­bra­vano aver­gli dato ascolto.
Le parole del capo della sicu­rezza interna, rac­colte dal Tages­sp­sie­gel, che annun­cia­vano una «peri­co­losa radi­ca­liz­za­zione delle for­ma­zioni anti-immigrati», arri­va­vano infatti dopo l’apertura di Angela Mer­kel nei con­fronti di quei pro­fu­ghi, in pri­mis siriani, che riem­pi­vano in quel momento le prime pagine dei gior­nali di tutta Europa e dopo le mani­fe­sta­zioni di soste­gno che quella svolta aveva pro­dotto in tutto il paese. Invece di una Braune Armee Frak­tion, tra i tede­schi era sorta una gara di soli­da­rietà, con file di per­sone pronte ad accu­dire i pro­fu­ghi. Mal­grado il record di atten­tati raz­zi­sti che si era regi­strato durante l’estate, il peri­colo sem­brava essere stato esorcizzato.
Solo negli ultimi giorni, prima il ten­tato omi­ci­dio della can­di­data a sin­daco di Colo­nia da parte di un ex mili­tante neo­na­zi­sta, e poi il ritorno sulla scena del movi­mento xeno­fobo e anti-musulmano di Pegida, radi­cato soprat­tutto ad Est, indi­cano come le cose non stiano però così.
Ini­zial­mente spiaz­zata dalla nuova linea della lea­der della Cdu e dall’appoggio di massa di cui ha goduto per set­ti­mane nella società tede­sca, l’estrema destra ha rior­ga­niz­zato le pro­prie fila, pronta a ripre­sen­tarsi non appena gli indici di popo­la­rità della Can­cel­liera e l’approvazione della sua poli­tica nei con­fronti degli «stra­nieri» aves­sero ceduto il passo ad inquie­tu­dine e paura, tali da far dimen­ti­care all’opinione pub­blica per­fino lo scan­dalo Wolkswagen.
La ker­messe orga­niz­zata lunedì sera da Pegida nel cen­tro di Dre­sda per cele­brare il primo anni­ver­sa­rio della nascita del movi­mento anti-islamico, ha offerto una testi­mo­nianza evi­dente di que­sto clima. Circa ven­ti­mila per­sone si sono riu­nite, fron­teg­giate da altret­tanti mani­fe­stanti anti­fa­sci­sti con cui sono scop­piati a più riprese dei gravi inci­denti. Nella folla, che pre­ve­deva l’abituale mix di gio­vani neo­na­zi­sti e di cop­pie un po’ in là negli anni, c’era chi osten­tava dei car­telli in favore del pre­mier unghe­rese Orbán, dive­nuto un benia­mino dell’estrema destra euro­pea in virtù della sua poli­tica xenofoba.
Oltre a quello del fon­da­tore di Pegida, Luz Bach­mann che dopo essersi auto­so­speso in seguito allo scan­dalo susci­tato da alcune sue foto tra­ve­stito da Hitler che erano state postate su Face­book, ha ripreso le redini del movi­mento, l’intervento più atteso dal palco era quello dello scrit­tore turco-tedesco Akif Piri­nçci, un popo­lare autore di libri poli­zie­schi (ine­diti nel nostro paese) noto in par­ti­co­lare per l’omofobia e per le sue idee ultra­con­ser­va­trici. Piri­nçci non ha deluso le aspet­ta­tive, affer­mando che i pro­fu­ghi vanno tutti espulsi, prima di aggiun­gere che «certo ci sareb­bero altre alter­na­tive, ma sfor­tu­na­ta­mente i campi di con­cen­tra­mento non sono più in funzione».
Parole che hanno spinto il gruppo edi­to­riale Ber­tel­smann, che pub­blica i romanzi di Piri­nçci, ad annun­ciare che li riti­rerà dalle libre­rie e scio­glierà il con­tratto con lo scrit­tore, men­tre la pro­cura di Dre­sda aprirà un’inchiesta nei suoi con­fronti per apo­lo­gia del nazi­smo, accusa per cui rischia tra i 3 e i 5 anni di carcere.
Dopo che la can­di­data di Pegida, Tat­jana Fester­ling, ha sfio­rato il 10% dei con­sensi pro­prio nelle ele­zioni muni­ci­pali della capi­tale della Sas­so­nia, men­tre il par­tito anti-euro e anti-immigrati dell’Alternative für Deu­tschland vola verso l’8% delle inten­zioni di voto nazio­nali, con punte anche supe­riori nelle regioni orien­tali, è però dif­fi­cile cre­dere che la minac­cia dell’estremismo raz­zi­sta possa essere scon­fitta solo in nome del codice penale. Per la poli­tica e la società tede­sca è forse que­sta la sfida più com­plessa da affron­tare dopo gli anni della riu­ni­fi­ca­zione del paese.

Fonte: il manifesto 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.