La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 21 ottobre 2015

La nostra fiducia al sindaco Marino, se torna col patto anti austerity

Intervista a Gian­luca Peciola di Eleonora Martini
Gian­luca Peciola, capo­gruppo di Sel in Cam­pi­do­glio, se Marino ci ripensa e revoca le dimis­sioni, voi cosa farete?
"Con­vo­chiamo i nostri orga­ni­smi e apriamo una con­sul­ta­zione a tutti i livelli, ma per me il punto è vedere quale Marino riscende in campo."
Marino 1 o Marino 2?
"Sì, se quello iper ren­ziano che parla di pri­va­tiz­za­zioni e che a luglio si è fatto com­mis­sa­riare dal premier/segretario, o quello con cui abbiamo stretto un’alleanza per pro­durre una discon­ti­nuità forte con il pas­sato e per far ripar­tire dav­vero Roma. Noi abbiamo un’unica bus­sola poli­tica: il pro­gramma con il quale i cit­ta­dini ci hanno dato il man­dato. Atten­zione alle peri­fe­rie, raf­for­za­mento dei ser­vizi sociali e delle poli­ti­che abi­ta­tive, lotta all’austerità, diritti, que­stione ambien­tale e lavoro, comin­ciando col ridare dignità ai dipen­denti comu­nali: su que­sti punti il sin­daco deve dimo­strare di voler dav­vero cam­biare passo. Ma soprat­tutto deve tro­vare la capa­cità di riat­ti­vare la par­te­ci­pa­zione popo­lare, deve rien­trare in sin­to­nia con la città."
Secondo lei, quali mar­gini ci sono per rico­struire una mag­gio­ranza in Cam­pi­do­glio?
"Se torna in Aula con un discorso di sini­stra, facendo chia­rezza sulla que­stione degli scon­trini e ripro­po­nendo un pro­gramma fedele a quello per il quale è stato eletto, è dif­fi­cile anche per il Pd negar­gli la fidu­cia. Per­so­nal­mente sarei comun­que per ridargliela."
Il Pd romano è diviso ma i cor­doni della borsa li tiene Renzi, come potrebbe mai rico­struire una mag­gio­ranza pro­prio su un pro­gramma di sini­stra?
"Infatti il pro­blema è che a deci­dere non è il Pd ma Renzi, il quale ha già deciso da tempo di fare cam­pa­gna elet­to­rale sul Giu­bi­leo. È pronto a finan­ziare il suc­cesso dell’Anno santo per poi attri­buirlo a uno dei suoi che met­terà a gestire la tran­si­zione: il dream team è il suo spot. E Marino sta rom­pendo que­sto giocattolo."
Un motivo valido per appog­giare il sin­daco.
"In effetti lo sarebbe. Però non siamo stati eletti per eser­ci­tarci nel poli­ti­ci­smo ma per miglio­rare la città. Anche se in gioco qui c’è una que­stione di demo­cra­zia: Marino è caduto su uno scan­dalo media­tico, non su una colpa vera, e que­sto rap­pre­senta una ecce­zio­na­lità, uno scon­vol­gi­mento dell’impianto costituzionale."
Nichi Ven­dola, il vostro pre­si­dente, dice invece che «l’esperienza di Marino è fal­lita» e che un vostro appog­gio è «un’eventualità abba­stanza remota». C’è una spac­ca­tura in Sel?
"C’è una discus­sione in corso. Anche se il ritorno al pro­gramma ini­ziale e la rot­tura con le poli­ti­che ren­ziane spo­sate da Marino a luglio sono i due punti su cui l’assemblea pro­vin­ciale di Sel ha tro­vato con­ver­genza. Cer­ta­mente però c’è chi vor­rebbe tor­nare al voto."
Per fare cosa?
"I son­daggi par­lano chiaro: 5 Stelle e neo fasci­sti si pren­de­ranno Roma. Per con­tra­stare chi parla il lin­guag­gio delle for­che e della xeno­fo­bia, biso­gna lavo­rare sull’avanzamento dei diritti e pro­porre un’idea di città bella, aperta ed accogliente."
Rico­struire il cen­tro­si­ni­stra? Con il Pd?
"Dob­biamo par­lare con tutti quelli che vogliono impe­dire che Roma cada nelle mani di popu­li­smi e fasci­smi. Poi Renzi deci­derà da che parte stare."

Fonte: il manifesto 

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