La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 21 ottobre 2015

Merkel umiliata a Ankara, Hollande «filoellenico» in Grecia

di Dimitri Deliolanes
L’immagine più rap­pre­sen­ta­tiva della pro­fonda crisi in cui si trova l’Unione Euro­pea è senz’altro quella di Angela Mer­kel seduta accanto a Erdo­gan, nel tea­trale palazzo pre­si­den­ziale di Ankara, tre giorni fa. Lei pale­se­mente imba­raz­zata, lui gon­go­lante sul trono dorato dal kitsch neo-ottomano. Forse era il momento della visita che Angela temeva, visto che aveva insi­stito tan­tis­simo per non incon­trare il Pre­si­dente turco, pro­prio per evi­tare quella foto.
Alla fine ha ceduto, come ha ceduto su tutto. Ad Ankara la Can­cel­liera ha subito un’umiliazione die­tro l’altra: ha sen­tito il pre­mier Davu­do­glu chie­dere soldi e rico­no­sci­menti, per­fino la sua pre­senza nei Con­si­gli Euro­pei. Si è fatta stru­men­ta­liz­zare a fini elet­to­rali appena due set­ti­mane dopo la spa­ven­tosa strage di mani­fe­stanti (per i quali non ha speso una parola), fino a pro­met­tere cose che non può man­te­nere: come l’accelerazione del pro­cesso di ade­sione all’Ue.
Già ieri il pre­si­dente di Cipro Ana­sta­sia­des ha dichia­rato che non se ne fa nulla. I due capi­toli nego­ziali (il 23 e il 24) chiusi da Nico­sia tanti anni fa, non saranno aperti, fin­ché Ankara non si decide di aprire i suoi porti al ves­sillo cipriota. Ma Nico­sia non è sola. Esclusi gli esta­siati fan del Cor­riere della Sera («ha il dono dello sguardo sto­rico in pro­spet­tiva ere­di­tato da Bismarck»), nes­suno in Europa ha preso sul serio le dichia­ra­zioni di Mer­kel. La dif­fi­denza verso Ankara è dif­fusa: il pro­cesso di ade­sione è rima­sto bloc­cato per un decen­nio pro­prio per via delle manie di gran­dezza di Erdo­gan e se qual­cuno aveva dubbi è bastata la magra figura fatta dalla cancelliera.
Già prima della fatale visita, Ber­lino era sci­vo­lata sulla sto­ria dei comuni pat­tu­glia­menti greco-turchi nell’Egeo. «In fondo, sono due paesi Nato», aveva dichia­rato alle­gra­mente la can­cel­liera. Certo, due paesi Nato che da parec­chi decenni si guar­dano in cagne­sco. Almeno dal 1973, da quando la Tur­chia avanza pre­tese sull’Egeo e si rifiuta di deli­mi­tare la zona eco­no­mica, men­tre viola quo­ti­dia­na­mente lo spa­zio aereo greco. Per non par­lare di Cipro, tut­tora in parte occu­pata dall’esercito di Ankara.
La pro­po­sta tede­sca è mise­ra­mente crol­lata quando Atene, pre­ve­di­bil­mente, ha rifiu­tato qual­siasi pre­senza mili­tare turca oltre la linea di con­fine. Mer­kel forse non lo sapeva, ma quel vol­pone di Junc­ker sì: ha fatto di tutto infatti per sot­to­li­neare che si trat­tava di un’idea tede­sca e che la Com­mis­sione non c’entrava nulla.
Men­tre la can­cel­liera andava incon­tro a un fal­li­mento die­tro l’altro, il pre­si­dente fran­cese Hol­lande pre­pa­rava atten­ta­mente la sua trion­fale visita ad Atene, che ini­zia domani. Sarà accom­pa­gnato da buona parte dei suoi mini­stri (Ségo­lène Royal e Michel Sapin com­presi), da una set­tan­tina di impren­di­tori di prima gran­dezza (Total, Suez, Edf, Vinci, Veo­lia) e di espo­nenti della cul­tura d’oltralpe.
La voglia dei fran­cesi di fare busi­ness con la disa­strata Gre­cia è grande: «Non ce ne sta­remo con le mani in mano a vedere i cinesi com­prare i porti e i tede­schi gli aero­porti greci», ha dichia­rato qual­che giorno fa un diplo­ma­tico fran­cese. Ma non è detto che alla fine saranno fir­mati con­tratti miliar­dari. Hol­lande va ad Atene per altri motivi. Quello che gli inte­ressa è sot­to­li­neare la sua vici­nanza alla Gre­cia ma anche il suo soste­gno alla svolta euro­rea­li­sta di Ale­xis Tsi­pras, cui egli stesso ha con­tri­buito non poco.
L’attivismo e il filoel­le­ni­smo di Hol­lande rien­trano nei movi­menti teu­to­nici che len­ta­mente scuo­tono gli equi­li­bri euro­pei dopo l’estate del man­cato – per poco — gre­xit. Nel grande choc di luglio, in quel ver­tice euro­peo durato ben 17 ore, Hol­lande ha visto chia­ra­mente che insieme a Tsi­pras i tede­schi erano pronti a schiac­ciare qual­siasi pro­spet­tiva di auto­no­mia dei socia­li­sti in un’Europa domi­nata da Ber­lino. Lo spet­tro della scon­fitta da parte di Le Pen si è di colpo mate­ria­liz­zato. Pro­prio ad Atene Hol­lande avrà la pos­si­bi­lità di toc­care con mano la tri­ste fine dei socia­li­sti che si sdra­iano acri­tici sulla linea dell’austerità. È la para­bola del Pasok, pas­sato in pochi anni dal 44% al 6,2%.
Que­sto nuovo dia­logo con Tsi­pras in gran parte è dovuto all’intensa opera del capo­gruppo socia­li­sta a Stra­sburgo Gianni Pit­tella, che ha appena pub­bli­cato un libro pro­prio sulla crisi greca. I primi frutti si vedranno venerdì, quando Hol­lande par­lerà al Par­la­mento greco: si attende una chiara dichia­ra­zione in favore del taglio del debito. Ma è molto pro­ba­bile che annunci anche la col­la­bo­ra­zione tra i socia­li­sti e i depu­tati euro­pei di Syriza e, in pro­spet­tiva, anche gli altri gruppi della sini­stra euro­pea. «Vogliamo col­la­bo­rare con i socia­li­sti, non farci certo fago­ci­tare», ha spie­gato l’ euro­de­pu­tato Dimi­tris Papadimoulis.

Fonte: il manifesto 

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