La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 21 ottobre 2015

In Canada vincono i liberali, svolta dopo 10 anni di destra

di Guido Caldiron
«Sarò il primo mini­stro di tutti, le dif­fe­renze cul­tu­rali rap­pre­sen­tano una delle ric­chezze del Canada». Già le prime parole pro­nun­ciate dal vin­ci­tore, il lea­der del Par­tito libe­rale, Justin Tru­deau, appena i dati sono comin­ciati ad affluire nella notte di lunedi, hanno indi­cato il carat­tere sto­rico di que­ste elezioni.
Dopo un decen­nio di ege­mo­nia con­ser­va­trice, imper­so­nata dai quat­tro man­dati con­se­cu­tivi di Ste­phen Har­per, capo­fila della destra locale che ave­vano fatto del paese un para­diso per le mul­ti­na­zio­nali dell’energia e dell’inquinamento e una ridotta del pen­siero neo­li­be­ri­sta, e al ter­mine di una cam­pa­gna elet­to­rale domi­nata dall’allarme immi­gra­zione e da una vele­nosa pole­mica sul niqab, il velo isla­mico, i cana­desi hanno vol­tato pagina.
Men­tre Tru­deau annun­ciava la sua vit­to­ria da un hotel di Mon­tréal, Har­per rico­no­sceva la scon­fitta dal suo feudo di Cal­gary, nell’ovest del paese, spie­gando di voler dare le dimis­sioni anche dalla guida del Par­tito conservatore.
Per il primo, i con­sensi sono arri­vati soprat­tutto dalle regioni del nord, com­prese le cir­co­scri­zioni geo­gra­fi­ca­mente più estreme come quella di Terra Nuova, oltre che dalla vasta area urbana della metro­poli del Qué­bec, men­tre per il secondo si sono espressi soprat­tutto i cana­desi che vivono nelle zone di con­fine con gli Stati uniti.
Se le stime della vigi­lia par­la­vano di un testa a testa tra i due mag­giori par­titi, in realtà i libe­rali hanno stac­cato i loro rivali di circa un milione e mezzo di voti, atte­stan­dosi oltre il 39% dei con­sensi, con­tro il 31% dei con­ser­va­tori, Nel nuovo par­la­mento Tru­deau potrà così con­tare su più di 180 depu­tati con­tro i 90 del movi­mento di Har­per, men­tre il Nuovo par­tito demo­cra­tico, di cen­tro­si­ni­stra, di Tho­mas Mul­cair, l’altro grande scon­fitto del voto, si è fer­mato sulla soglia dei 40 eletti. Segue la pat­tu­glia dei 10 indi­pen­den­ti­sti fran­co­foni del Bloc Qué­bé­cois, in cre­scita, e il soli­ta­rio rap­pre­sen­tante dei Verdi.
Pro­por­zioni che indi­cano come un cam­bia­mento nella poli­tica del paese sia ora pos­si­bile, come del resto si è augu­rato lo stesso Tru­deau che si appre­sta ora a for­mare il nuovo ese­cu­tivo. «I cana­desi hanno man­dato un mes­sag­gio chiaro: vogliono che il paese cambi. Vogliono che la paura lasci il posto alla spe­ranza, che il cini­smo sia rim­piaz­zato dal lavoro con­creto. E’ tempo che si appli­chi una poli­tica posi­tiva che porti svi­luppo e non sacri­fici», ha spie­gato il lea­der libe­rale facendo rife­ri­mento ai tagli sociali e all’annuncio di crisi eco­no­mica, ma anche al clima di asse­dio che ha carat­te­riz­zato l’amministrazione Har­per spe­cie nel corso dell’ultimo anno, vale a dire dopo gli atten­tatti jiha­di­sti che hanno col­pito il paese.
Figlio d’arte, suo padre è Pierre Tru­deau, una delle figure cen­trali della poli­tica e della società cana­desi degli anni Set­tanta e Ottanta, a lungo primo mini­stro e noto per la sua ami­ci­zia con per­so­naggi del cali­bro di Andy Warhol, Tru­man Capote, Mick Jag­ger e Leo­nard Cohen, a 43 anni di età Justin Tru­deau si appre­sta a diven­tare uno dei lea­der più gio­vani del mondo occidentale.
Dopo aver pla­smato negli ultimi anni il nuovo pro­filo del Par­tito libe­rale, che i com­men­ta­tori cana­desi pre­sen­tano ormai come una forza di cen­tro­si­ni­stra, que­sto ex inse­gnante di mate­ma­tica e fran­cese a Van­cou­ver, è riu­scito nell’impresa, a lungo con­si­de­rata pres­so­ché impos­si­bile, di detro­niz­zare Harper.
La vera sfida ini­zia però adesso.
Davanti a sé, il nuovo pre­mier ha un paese dall’economia inde­bo­lita, dove sono cre­sciute le dispa­rità sociali e quelle tra le metro­poli e le aree rurali, i rischi per l’ambiente natu­rale e dove la con­vi­venza e la tra­di­zio­nale atti­tu­dine mul­ti­cul­tu­rale sono stati messi in discus­sione da una lunga pre­di­ca­zione all’insegna della paura e della denun­cia del diverso. «Siamo dei sogna­tori e degli inno­va­tori, sapremo rico­struire que­sto paese», la rispo­sta di Tru­deau al dif­fi­cile com­pito che lo attende.

Fonte: il manifesto 

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