di Justin Podur
Proprio pochi giorni prima del 14° anniversario dell’invasione e dell’occupazione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti, gli aerei americani hanno bombardato un ospedale gestito dall’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere, estremamente credibile e competente, nel nord del paese, nella città di Kunduz. Il bombardamento sembra fosse stato richiesto dal governo afgano che aveva perduto la città conquistata dai talebani e il cui contrattacco iniziale era fallito.
Quattordici anni prima, l’invasione statunitense del 2001 ebbe l’esplicito obiettivo del cambiamento di regime, di liberarsi dei talebani. Quattordici anni e migliaia di vite (perdute) dopo, i talebani sono ancora qui, e sono ancora in grado di prendere una città ben al di fuori della loro tradizionale zona di influenza al sud.
Ci sono molte cause per questo fallimento. Ahmed Rashid nel suo libro “Descent into Chaos” [pubblicato in italiani da Feltrinelli nel 2008, con il titolo “Caos Asia”, n.d.t.] ha scritto, riguardo alla “Operazione Evil Airlift” [Operazione ponte aereo del male] in cui ai protettori pachistani dei talebani fu permesso di scappare in Pakistan nel 2001. Le persone che gestivano i talebani tornarono in Pakistan, mentre migliaia di civili morirono sotto le bombe.
Ci sono molte cause per questo fallimento. Ahmed Rashid nel suo libro “Descent into Chaos” [pubblicato in italiani da Feltrinelli nel 2008, con il titolo “Caos Asia”, n.d.t.] ha scritto, riguardo alla “Operazione Evil Airlift” [Operazione ponte aereo del male] in cui ai protettori pachistani dei talebani fu permesso di scappare in Pakistan nel 2001. Le persone che gestivano i talebani tornarono in Pakistan, mentre migliaia di civili morirono sotto le bombe.
Ma più importante del fatto che i talebani si dispersero in Pakistan per tornare e combattere ancora, fu il fatto che quando la NATO cacciò i talebani, questi installarono i loro oppositori: dei signori della guerra che erano altrettanto misogini e violenti quanto i talebani. La realtà è cambiata soltanto lentamente e parzialmente malgrado le varie elezioni che si sono svolte fin dal 2001: posti di alto grado e cariche ottenute con elezioni sono ancora date ai signori della guerra, e l’esercito afgano creato dall’occupazione apparentemente condivide molti dei problemi di corruzione con l’esercito iracheno creato dagli Stati Uniti all’incirca nello stesso periodo e approssimativamente nello stesso modo. E’ un esercito più efficiente nell’arricchire i comandanti che a difendere la sovranità del paese.
Il 2001, l’anno in cui gli Stati Uniti hanno invaso, è un anno chiave per l’Afghanistan, ma non è stato l’inizio degli orrori che l’Afghanistan aveva vissuto. Le guerre degli anni ’80, quando la coalizione statunitense-saudita-pachistana riversò ancora più investimenti per i gruppi di combattenti che stavano combattendo contro un regime appoggiato dai russi, furono decisivi. Una volta che essi riuscirono ad avere un cambiamento di regime nel 1992, trascorsero il decennio successivo combattendosi a vicenda e completando la distruzione del paese. I talebani avevano stabilito un controllo instabile sulla maggior parte del paese quando gli Stati Uniti lo invasero nel 2001.
Oggi gli Stati Uniti, Israele, il Regno Saudita, la Turchia e alcune altre nazioni stanno ugualmente riversando sempre più investimenti a favore di gruppi di combattenti (alcuni degli stessi gruppi che combattevano in Afghanistan, compreso al-Qaida), cercando di cambiare un regime in Siria. Ci sono tutti i motivi per credere che il cambiamento di regime riuscirà, i vincitori saranno al-Qaida e il gruppo denominato Stato Islamico. Sia che poi lottino tra di loro come facevano i mujahadeen afgani, o che consolidino un gruppo dello Stato Islamico in Siria, Iraq e oltre, anche loro completeranno la distruzione del loro paese. Fra alcuni decenni guarderemo le fotografie della Siria negli anni ’90 e dei primi anni del 2000 che saranno completamente irriconoscibili come Siria, come le foto dell’Afghanistan degli anni ’60 e ’70 sono irriconoscibili oggi.
Prima dell’invasione dell’Iraq nel 2003, è noto che il New York Times ha definito l’opinione pubblica globale, la “seconda superpotenza”. Il movimento pacifista è però fallito e non si è ripreso. Il principio pacifista si è indebolito tra i progressisti, sostituito da un limitato appoggio a un limitato intervento occidentale in casi specifici in cui le bombe potrebbero fare qualcosa di buono. Numerose voci progressiste che ci si sarebbe potuto aspettare adottassero una posizione contro la guerra, hanno appoggiato i bombardamenti e il cambiamento di regime in Libia nel 2011, e continuano a sostenere il cambiamento di regime in Siria oggi. Alcuni citano perfino la Libia come una storia di successo.
Ho visto scrittori che io rispetto, sostenere o ritwittare che, dato che la Siria ha avuto molti più morti e profughi che la Libia, dal 2011, destituire Assad (il “come” di questa deposizione rimane imprecisato) avrebbe evitato la crisi dei profughi. Viene presentato anche l’opposto: senza un cambiamento di regime in Libia nel 2011, il paese avrebbe prodotto una crisi di profughi della stessa entità che ha prodotto la Siria.
Ho letto altri scrittori progressisti che sostengono che le “potenze del mondo” avrebbero dovuto fissare una “linea rossa” per Assad molto più presto di quanto la abbiano stabilita, e se hanno fatto così, la crisi siriana sarebbe stata evitata.
Il guaio di questa analisi è che il regime siriano esisteva per capriccio delle “potenze del mondo” – che queste “potenze del mondo” potevano, una volta fissata la “linea rossa”, premere un bottone e sostituire Assad con un regime democratico che rispetti i diritti umani. E questa ipotesi sbagliata che porta alla magica riflessione su che cosa l’Occidente può fare nei paesi che bombarda.
Vijay Prashad ha sostenuto che il regime siriano stava già crollando quando sono arrivate le bombe della NATO a eliminarlo. I gruppi armati della Libia, ai quali la NATO ha fornito l’aviazione militare, ha commesso massacri dopo le vittorie a Sirte e altrove. Questi gruppi armati sono ancora una preoccupazione continua, come sanno gli Stati Uniti. E ci furono molte conseguenze locali e internazionali di quello che è successo in Libia nel 2011. Una di queste è stata che le potenze al di fuori dell’Occidente, specialmente la Russia, hanno visto come l’appoggio occidentale ai “ribelli moderati” abbia provocato il cambiamento di regime.
Il regime della Siria non stava crollando quando l’Occidente iniziò ad appoggiare le ribellioni nel paese. La Siria, evidentemente, non è la Libia, ma non per mancanza di tentativi da parte dell’Occidente, e dei suoi alleati sauditi, israeliani e turchi. Il cambiamento di regime era l’obiettivo, ma soltanto il caos è stato il risultato. C’è una lezione che deve essere imparata da questi decenni di cambiamenti di regime. 12 anni dall’invasione dell’Iraq, 25 dalla prima guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq. 14 anni dall’invasione dell’Afghanistan, 35 dal sostegno occidentale ai mujahadeen afgani. I risultati: il gruppo denominato Stato Islamico, e i talebani che dominano su aree in cui lo sviluppo si è invertito e che sono devastate, dove i governi corrotti estraggono ricchezza dal resto del paese, con gli Stato Uniti che di tanto in tanto le sorvolano e bombardano qualcosa: un matrimonio qui, un ospedale là. Se la Libia apparirà diversa da questo fra un decennio o due – e questo è lungi dall’essere sicuro – lo sarà nonostante le bombe della NATO, non per via di queste.
Le persone a cui non piacciono questi risultati non dovrebbero avere fede in questi mezzi. Le bombe dell’Occidente sono strumenti di caos.
Pubblicato su www.znetitaly.org
Originale : TeleSUR English
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.