La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 25 novembre 2015

Il Cile di Allende, il golpe degli Usa e il neoliberismo dei Chicago Boys

di Greg Grandin
“Non ne sapevo assolutamente nulla.” Questa frase con due elementi di negazione è di Sergio de Castro che parlava delle uccisioni, delle sparizioni e delle torture che avevano luogo quando era ministro dell’economia e delle finanze del Cile durante il periodo più brutale del regime di Pinochet. La frase è presa da un grandioso documentario che è stato mostrato in anteprima questa settimana in Cile. E’ intitolato “Chicago Boys” (I ragazzi di Chicago) ed è stato fatto da Carola Fuentes, giornalista, e da Rafael Valdeavellano, regista.
Sergio de Castro è tra i più abietti dei “Chicago Boys,” gli economisti cileni che studiarono all’Università di Chicago avendo come professori Milton Friedman e Arnold Harberger e che, dopo il colpo di stato dell’11 settembre 1973, hanno contribuito a imporre ai loro concittadini un programma punitivo di estrema austerità economica. Nel film, De Castro ricorda di essere salito su una collina a Santiago in modo da poter osservare l’aviazione militare che bombardava La Moneda, il palazzo presidenziale dove Salvatore Allende sarebbe presto morto.
Mentre le fiamme uscivano dalle finestre del palazzo, de Castro dice di aver provato una “felicità infinita.” Dice che “non conosceva nessuno che era stato ucciso” dal suo governo, anche se alcuni rappresentanti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e del Dipartimento di Stato americano continuavano a protestare per la repressione. Quando Carola Fuentes gli chiese se abbia mai parlato di queste proteste a Pinochet, De Castro disse di no. De Castro dice di provare un grande “dolore” non soltanto per i “torturati, ma per i torturatori”, ma che, sapendo quello che sa ora – cioè che migliaia sono stati uccisi o fatti sparire e diecine di migliaia torturati durante il suo mandato – avrebbe comunque servito Pinochet. “Non c’è alcuna misura correttiva che sia indolore,” dice de Castro.
La Fuentes e Valdeavellano hanno portato alla luce magnifici filmetti amatoriali dei Chicago Boys che studiano e socializzano nel quartiere Hyde Park di Chicago, a metà degli anni ’50, pieni di baveri, di cravatte strette, e di infinite sigarette. Friedman, ora defunto, appare di scorcio. Era “brillante nella sua esposizione, ingenuo nelle proposte,” dice Ricardo French-Davis che ha seguito le lezioni di Friedman ma che si è staccato dall’ortodossia. Il documentario rivela bene come fossero ideologici i Chicago Boys, che venivano istruiti non soltanto nei dettagli tecnici del monetarismo, ma, ai quali, come uno di loro si esprime “veniva inculcata una fede religiosa nella operazione efficiente dei mercati totalmente liberalizzati.” Intendevano la loro missione in termini continentali. Come dice da qualche altra parte Ernesto Fontaine, un altro originale incorreggibile Chicago Boy, che appare nel documentario, loro erano determinati a espandersi in tutta l’America Latina, combattendo le posizioni ideologiche che impedivano la libertà e perpetuavano la povertà e l’arretratezza.”
Il programma di scambio che portò i cileni a Chicago era finanziato con denaro pubblico del programma di aiuti all’estero del governo statunitense, denominato Point Four. “ Non penso che ci sia stato un miglior investimento del denaro dei contribuenti americani,” dice Fontaine nel film. Il programma aveva come obiettivo l’indebolimento del developmentalism* keynesiano in America Latina, la diffusione della “influenza di Chicago” e della “economia di mercato” in tutta l’’America Latina, secondo le parole di un ex presidente dell’Università di Chicago. Considerando il dominio di Keynes e di Marx in Cile e altrove, molti aggettivi potrebbero applicarsi al programma: visionario rispetto all’egemonia statalista, gramsciano per il suo successo di muoversi attraverso le istituzioni e di trasformarle, e gesuitico nella sua determinazione contro probabilità apparentemente scarse.
In effetti, molti dei Chicago Boys erano membri dell’Opus Dei, cattolici di destra che non vedevano alcuna contraddizione tra la loro supremazia individuale (quando si trattava del mercato) e la sottomissione all’ordine autoritario (quando si trattava di inchinarsi a Pinochet). “Scelta” nel lessico morale degli allievi di Friedman è sia libertà che disciplina. Quando gli venne chiesto delle conseguenze sociali che derivavano dall’austerità estrema e dalla “terapia shock”, uno dei capi del golpe, l’Ammiraglio José Toribio Merino, rispose che “così è la giungla della…vita economica. Una giungla di bestie feroci dove colui che è in grado di uccidere la persona vicino a lui, la uccide. Questa è la realtà.” Quella citazione non è nel documentario, ma i registi del film sono riusciti a far ammettere a Rolf Lüders, un altro dei Chicago Boys che assunse un ruolo preminente nella giunta di Pinochet, che uno stato autoritario era “necessario per attuare il cambiamento che è stato fatto.”
“Per noi è stata una rivoluzione,” ha detto Miguel Kast, un Chicago Boy della seconda generazione e “cattolico mistico” – una rivoluzione in libertà.” Ho sostenuto in un altro posto che non è stata una coincidenza che Friedman, Friedrich von Hayek (che fece il suo personale pellegrinaggio in Cile dopo il golpe) e i loro alleati avessero come obiettivo il Cile: “Per la maggior parte del XX secolo, molti latino-americani hanno pensato che la democrazia e il socialismo fossero la stessa cosa – la lotta per il voto non si distingueva dalla lotta per il benessere – ma questo avveniva specialmente in Cile dove i comunisti e i socialisti avevano costruito un moderno stato social democratico.” E quindi se i Chicago Boys potevano rompere il rapporto tra democrazia e socialismo in Cile, potevano romperlo dovunque. Come diceva Hayek, il golpe di Pinochet offrì un’occasione di stabilire una forma incontaminata di “democrazia e libertà, priva di impurità.”
Tra i molti utili contributi del film, c’è quello di aver rivelato il ruolo fondamentale che i Chicago Boys svolsero, da civili, nel golpe: i militari erano riluttanti a muoversi contro Allende a meno che non avessero un piano economico alternativo. E così, i Chicago Boys, specialmente de Castro, fornirono loro un programma economico.
Poi, dopo che avvenne il golpe e Allende morì, furono i Chicago Boys a convincere gli ufficiali militari statalisti a scommettere sulla terapia shock, introducendo Milton Friedman per concludere l’accordo.
Iniziato più di 5 anni fa, un crescente movimento di protesta, guidato da studenti, ha fatto richieste specifiche, ma ha anche portato avanti una critica di base del “neoliberalismo,” un rifiuto della riduzione degli esseri umani a sfruttatori di utilità atomistiche. La macchina da ripresa di Valdeavallano cattura un rapido scorcio di uno dei manifesti: “Menos Friedman, Más Keynes” – Meno Friedman, più Keynes. E’ improbabile che chiunque abbia scritto quelle frasi sia più addentro nei dettagli dell’economia keunesiana. Piuttosto, il sentimento rivela il modo in cui la politica in Cile continua a essere incastrata nella opposizione creata dal colpo di stato del 1973, per cui Keynes in confronto a Friedman o Allende in confronto a Pinochet rappresentano definizioni in concorrenza della natura umana.
La Fuentes e Valdeavallano terminano il documentario con un epilogo appropriato: un economista cileno neoliberale più giovane, educato da de Castro e da altri Chicago Boys negli anni ’70, che si lamenta dell’attuale veto governativo sulle merendine con alto contenuto di zucchero che vengono consumate nelle scuole elementari. Quello che era iniziato come una storica insurrezione mondiale impegnata a fare una rivoluzione non solo in campo nell’economia, ma anche nella morale, oggi si è ridotta a reclamare che il governo “non ci permetterà di ingrassare.”
Se tutto va bene, il film Chicago Boys che ha ricevuto finanziamenti dall’Istituto Sundance (fondato da Robert Redford, n.d.t.), verrà distribuito negli Stati Uniti.

*Il developmentalism è una teoria economica che afferma che il miglior modo che hanno i paesi del Terzo Mondo di svilupparsi è tramite la promozione di un mercato interno solido e vario e imponendo tariffe alte sulle merci importate (da: https://en.wikipedia.org/wiki/Developmentalism

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Nation
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.