La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 18 novembre 2015

Il mito, gli attentati e il sonno della ragione

di Giorgio Mascitelli
Una delle reazioni, in fondo tra le più prevedibili, agli attentati di Parigi è stato il diffondersi prima nell’apparato mediatico ufficiale e di conseguenza sui social network di messaggi inneggianti a Oriana Fallaci e alla sua franca anche se politicamente scorretta chiaroveggenza in materia di Islam, che sarebbe oggi colpevolmente dimenticata. “Scusaci Oriana, avevi ragione” è il titolo di un intervento di Pierluigi Battista sul Corriere della seradel 16 novembre e in effetti corrisponde a un hashtag che mi è capitato di vedere alquanto spesso in rete in questi giorni. Del resto uno degli ingredienti del successo dei libri dell’illustre giornalista fiorentina è stata proprio la presentazione delle sue opere come prodotti di una mentalità controcorrente e invisa alle élite, insomma come ci ricorda Tzvetan Todorov ne La paura dei barbari molti lettori pensano che “la Fallaci abbia avuto il merito di proclamare ad alta voce ciò che ciascuno pensa tra sé, ma non osa dire, per paura di attirarsi i fulmini del politically correct ( anche se si tratta di un’idea sbagliata: libri come quello della Fallaci e di altri islamofobi sono regolarmente presenti nelle classifiche dei bastseller)”.
Ciononostante vale la pena di riflettere sul richiamo alle scuse che saremmo tenuti a darle: questo invito presuppone che Oriana Fallaci sarebbe stata perseguitata per le sue idee impopolari ma veritiere o perlomeno pervicacemente ignorata. In tal caso la sua vicenda avrebbe qualcosa in comune, nella prima ipotesi, con quella di Gesù Cristo o nella seconda con quella di Cassandra.
Il che è un elemento platealmente falso perché le idee e i valori di Oriana Fallaci lungi dall’essere state perseguitati o trascurati sono stati ampiamente sostenuti dal potere mediatico in quanto strettamente funzionali agli interessi delle élite politiche occidentali negli anni successivi all’attacco alle Torri Gemelle. Se le sue idee hanno goduto di discredito è stato presso gruppi minoritari di dissidenti ben distanti dalla stanza dei bottoni. Quanto alla sua persona credo che non le siano mancati gli onori che il nostro tempo tributa alle sue celebrità, ivi compresi quelli postumi.
Le prove più evidenti di questo fatto sono da un lato la sua notorietà mediatica, che nel suo campo non ha pari in Italia e anche all’estero ha pochi rivali, e dall’altro l’influenza sull’opinione pubblica dei suoi discorsi che hanno contribuito a creare quell’immaginario collettivo, che a sua volta ha reso possibile l’accettazione incondizionata della guerra permanente al terrorismo e della guerra, permanente a dispetto desideri dei suoi promotori, in Iraq, tra i cui frutti sono da annoverare anche i lutti di questi giorni.
Di questo messaggio variamente ripreso l’aspetto più importante sta proprio nell’appello perentorio a scusarsi con Oriana Fallaci e non nel fatto che lei abbia avuto ragione. Infatti se un sostenitore della tesi dello scontro tra civiltà si limitasse ad affermare che gli attentati di Parigi dimostrano la validità delle tesi sostenute dall’autrice lo statuto del suo discorso sarebbe quello di un’argomentazione passibile di essere discussa o criticata, al contrario richiamarsi al dovere delle scuse nei confronti della giornalista scomparsa significa richiamarsi a una colpa da espiare o, quanto meno, a una mancanza da riparare, senza il risarcimento della quale si versa in una perenne condizione di debito e inferiorità morali nei confronti di chi per salvarci si è esposto con coraggio al ludibrio dei potenti intellettuali di sinistra. Naturalmente in questa prospettiva le parole di chi è stato offeso assumono un valore di verità testimoniata con la propria vita e non sono discutibili come normali opinioni politiche e culturali.
Allora qui non sarà difficile riconoscere, soprattutto per orecchie abituate a questo tipo di suoni, i rumori di funzionamento dell’antica macchina mitologica. Per riprendere a funzionare in Europa questa macchina non ha certo atteso gli attentati di Parigi, come è attestato dal fatto che sulla questione dei profughi siriani un piccolo paese periferico e abbastanza isolato come l’Ungheria è riuscito a dettare la linea politica a tutta l’Unione imponendo perfino ad Angela Merkel la propria visione o meglio il proprio immaginario politico, cosicché tutti i confini interni d’Europa si vanno riempiendo di muri, steccati e fili spinati a dispetto della loro assurdità pratica e a dispetto, soprattutto, delle rassicuranti dichiarazioni liberali di coloro che rappresentano la finanza dal volto umano.
Così non resta che constatare che il sonno della ragione produce sempre mostri con l’aggravante, rispetto ai tempi di Goya, che questi stessi mostri sono scambiati per l’espressione di una razionalità globale senza la minima consapevolezza delle forze del mito che si agitano dentro di essi.

Fonte: Alfabeta2

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