La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 18 novembre 2015

La guerra, le borse che brindano, i nostri morti

di Gianluca Graciolini 
Oggi le borse brindano alla guerra. E quindi anche al terrorismo. Sciacalli. Il capitalismo finanziario ci ha fatto piangere un paio di giorni le vittime di Parigi, ma, business as usual, oggi gode degli stati di eccezione e di emergenza e si sfrega le mani per la nuova guerra dell'Occidente. Una boccata d'ossigeno in cambio di tanto altro sangue che verrà versato in una spirale infinita di morte. A chi si muove guerra? Ad un terrorismo figlio dell'Occidente, perchè di tutte le panzane che ci raccontano, almeno una verità dovrebbe essere evidente a chiunque non voglia restare cieco e sordo: l'Isis è nata come società off-shore di Usa, Europa e petromonarchie, come ben è stato detto, ampliamente documentato e perfino ammesso.
Guerra, neoliberismo e capitalismo finanziario tornano così ad intrecciarsi indissolubilmente. È già successo. La stessa austerità che tuttora ci affama può essere aggirata, adesso ci dicono, se serve a fare la guerra, a vendere armi e, con la guerra, a far volare le borse. 
Non poteva essere abbandonata perchè si era dimostrata così fallimentare nell'affrontare la crisi, nè per ricostruire un welfare di dignità, impostare programmi di sviluppo verde e di conversione ecologica o per politiche che tendessero a ridurre drasticamente la disoccupazione. Non è per tutte queste ragioni che l'Europa dovrebbe allentare i vincoli del cosiddetto patto di stabilità, ma lo dovrebbe per fare la guerra. Siamo dunque al keynesismo di guerra. Keynes non valeva più per politiche di piena occupazione, per politiche di pace e di stabilizzazione commerciale internazionale, per dare regole alla finanza predatrice. No, Keynes torna a valere per fare la guerra e far brindare le borse.
La guerra è dunque considerata un orizzonte ineludibile, una prospettiva, se non accuratamente preparata, comunque data cui non ci si può sottrarre. Un destino scritto. E, gratta gratta, anche voluto, perchè è benefica e fa volare le borse.
Evviva dunque. Noi continuiamo piangere i nostri morti, a Parigi come a Damasco e a Kobane, loro fanno la guerra, ci saranno nuovi profughi inghiottiti dal Mediterraneo, e gli sciacalli si ingozzano. Così va il mondo: non è il momento di restare in silenzio.

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