La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 17 dicembre 2015

Lettera aperta ai renziani in buona fede

di Giorgio Salerno
Cari amici e compagni renziani
a voi, provenienti dalla Margherita o dal PCI-PDS-DS o da nessun partito, a voi ex democristiani ed ex comunisti, ed ex senza partito, che nell’attuale PD costituite la maggioranza unita intorno al Segretario del Partito nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi, a voi simpatizzanti ed elettori del Partito Democratico, a voi popolo che si dice (o si diceva?) di centrosinistra (senza trattino) o di sinistra, a voi è rivolto questo appello per invitarvi ad una riflessione non polemica né irridente o beffarda sulla persona di Matteo Renzi e sulla sua politica. Non è mia intenzione urtare la vostra sensibilità, additare al ludibrio delle genti i comportamenti e le scelte del giovane Segretario e Presidente del Consiglio con i giudizi sprezzanti che nel corso di questi anni si sono rovesciati sul vostro leader.
Stendiamo un velo pietoso sulle definizioni più crude ed irritanti come ‘bimbominkia’ (Travaglio), ‘un maleducato di talento’ (De Bortoli), ‘ Protervo. Sfrontato. Sfottente.
Persino bullo’ (Pansa), ‘un premier duro, cattivo, arrogante, vendicativo, una vera carogna’ (ancora Pansa), ‘il piccolo duce, il berluschino fiorentino, demolition man, il nuovo che avanza (guardando indietro)’ (D’Orsi), ‘ prestigiatore, confuso, contraddittorio, talvolta inconsistente, spesso inesistente, ma inequivocabilmente declamatorio e inconfondibilmente pubblicitario’ (Asor Rosa), ‘una volta che hai scelto Tony Blair come modello, per forza approdi al tradimento'(Barbara Spinelli), ‘il seduttore Renzi è più bravo del seduttore Berlusconi, ed esiste l’ipotesi che l’eventuale successo di Renzi sui vari tavoli del gioco porti con sé dopo vent’anni di berlusconismo vent’anni di renzismo. Questa ipotesi la considero un incubo’ (Eugenio Scalfari). Potremmo continuare per intere pagine, senza dimenticare Revelli, Bonsanti, Zagrebelsky, Rossanda, Reichlin, Scanzi, Padellaro, lo scurrile Sgarbi che ha affermato di preferire alla Leopolda ‘quel gran pezzo dell’Ubalda’, e naturalmente Crozza, ma ritengo sufficiente questa breve panoramica per sottolineare la pesantezza delle critiche rivoltegli.
Ma non è con l’insulto o la derisione che si possa cambiare cio’ che non ci piace. Sono i ‘ragionamendi’, avrebbe detto De Mita, che ci aiutano a capire cio’ che è, la realtà, politica in questo caso, ed arrivare ad una pacata e serena valutazione, sine ira ac studio, Tacito docet.
Cari amici e compagni renziani, francamente vi confesso che Matteo Renzi riesce ancora a stupirmi. Ammetto che abbia una straordinaria capacità di andare sempre oltre, oltre l’ultimo limite raggiunto, con nuove suggestioni, nuovi rimandi, nuovi orizzonti che apre in un crescendo apparentemente illimitato.
Pur ritenendomi un cultore della musica rock non conoscevo il gruppo musicale americano, mi pare di Boston, gli American Authors il cui nuovissimo singolo, “Go big or go home”, è diventato sintesi e parola d’ordine della Leopolda numero 6. O vai alla grande o vai a casa.
Concedetemi una riflessione personale forse dovuta ad una sorta di deformazione professionale. Ho lavorato per anni nel settore culturale dell’Amministrazione. Il mio compito istituzionale è stato quello di ‘diffondere e promuovere la lingua e la cultura italiana’. Ho cercato di assolvere al meglio, lungo tutta la mia carriera, la”mission”, pardon il mio compito, (anche io sono caduto nell’abitudine ormai incontenibile di usare parole inglesi al posto di quelle italiane quando vi siano le esatte corrispondenze).
Jobs Act, spending review, governance, bail-in, think-tank, welfare, devolution, credit crunch, briefing, competitor, know-how, performance, staff, staff-meeting, flop, scoop, top…e potrei continuare con altre decine di vocaboli. Una furbata per non far capire al volgo? come il latino usato dall’avv. Azzeccagarbugli per Renzo Tramaglino?. E poi, ad abundantiam, tutto il linguaggio tecnologico, molto ‘ggiovane’ come twitter, play station, face book, smartphone, touchscreen, short message system (SMS), display, selfie…. Un innocente vezzo per sentirsi moderni? Una strizzatina d’occhio per giovani che non conoscono la Costituzione ma che capiscono al volo questi termini? Ad onor del vero il ricorso alla lingua inglese per sintetizzare programmi, pensieri e politica non è cosa nuova visto che aveva cominciato Veltroni, uno dei padri politici di Renzi, con il suo “I care”.
Ma basta, per favore, parlate come magnate, direbbero i miei amici romani.
Cari amici e compagni renziani
la Leopolda numero 6 mi è parsa molto diversa dalle altre. A differenza delle precedenti non è stata di attacco e di lotta ma di governo, non offensiva ma difensiva, a parte la spiacevole vicenda delle banche e della chiamata in causa della Ministra Maria Elena Boschi, MEB come la chiamano i ‘leopoldini storici’, ci informa premurosamente il Corriere della Sera. Anche la messa alla berlina di una parte della stampa che critica il premier , Il Fatto, Libero, Il Giornale, mi è parsa una caduta di stile e controproducente per la stessa immagine del Presidente del Consiglio, non di un leader di partito. Tuttavia anche in questa occasione molte delle cose dette da Renzi, con la sua straordinaria capacità oratoria, mi hanno impressionato.
Tra le affermazioni più efficaci e penetranti è stata quella data in risposta alle critiche di chi faceva notare come in tutta la vecchia stazione non ci fosse né una bandiera né un simbolo del Partito democratico. “Noi le bandiere le portiamo tatuate nel cuore” ha fieramente risposto Renzi. Bella frase e suggestiva ma un’affermazione, come molte altre, non verificabile perché nessuno potrà mai andare a vedere cosa porti veramente nel cuore o nella testa il giovane leader.
Il maggior rappresentante del neo-positivismo logico, il filosofo inglese Alfred Jules Ayer nel suo libro “Linguaggio, verità e logica” (1936) avvertiva che una proposizione ha significato se e solo se ha un riscontro verificabile, empirico, riscontrabile alla prova dei fatti. E’ il noto ‘principio di verificazione’ a cui dovremmo sempre fare ricorso per controllare la veridicità di molte dichiarazioni dei politici.
Comunque la Leopolda 6 ha anche detto alcune cose con chiarezza e delineato la natura ed il futuro del partito. Molti contenuti erano stati anticipati dall’attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella, nell’intervista al Corriere della sera, proposte che pongono, a mio parere, una serie di inquietanti interrogativi come diro’ tra poco.
Cari amici e compagni renziani
conoscendo la vostra onestà intellettuale, la passione ideale che vi spinge a seguire la vicenda politica del nostro paese, la disinteressata partecipazione e la lealtà dei vostri comportamenti, la prima cosa che mi viene da chiedervi è: ritrovate i valori in cui credete nell’attuale classe dirigente e di governo al potere? Voi che avete conosciuto ed apprezzato Aldo Moro ed Enrico Berlinguer ritrovate la loro eredità nell’attuale gruppo dirigente del PD? Una qualche eredità vive in essi?
Siete proprio sicuri che i partiti novecenteschi siano superati? che non esista più la differenza tra destra e sinistra? che il nuovo partito debba essere “di tutti gli italiani”?
Che gli iscritti contino sempre meno a favore degli “elettori”? che il nuovo PD sia il partito del premier o della Nazione, come dir si voglia? Non vi mette a disagio la presenza di deputati del Nuovo centro Destra, come una certa Rosanna Scopelliti, che dichiara di sentirsi a casa sua alla Leopolda? Non vi sfiora il dubbio che i rutilanti fuochi d’artificio verbali, le battute pungenti, i giochi di parole, le rime e le assonanze, il linguaggio comunicativo di cui Renzi è maestro nasconda la vera natura del personaggio?
E cosa pensate della frase del padre di Renzi, a proposito dei suoi guai giudiziari, riferita dal figlio alla stessa Leopolda “che dovremmo passare al contrattacco? “Dovremmo” chi?
Il premier si sente coinvolto nella strategia difensiva di suo padre? “passare al contrattacco” contro chi? Che cosa può significare questa frase? Che la linea del governo in materia di giustizia la detterebbe Renzi padre? Cos’è questo: un avvertimento o semplici parole in libertà? Si è chiesto anche Roberto Saviano.
Come mai, amici renziani, voi che siete scesi in piazza per la legalità e contro le leggi ad personam di Berlusconi, che avete riempito Roma il 23 marzo 2002 con Cofferati a difesa dell’art. 18, che avete dato vita ai girotondi di Nanni Moretti, che avete votato Romano Prodi portandolo alla vittoria due volte contro Berlusconi, permettete ed accettate oggi ciò che in passato contestavate? Solo perché le faceva Berlusconi? E la situazione economica è forse sostanzialmente migliorata?
C’è veramente la ripresa? Avevate detto ‘ma lasciamo governare Renzi e tra un paio di anni potremo verificare quello che ha fatto’ soprattutto per l’economia. Ebbene due anni dopo non mi pare che sia stato fatto molto per il rilancio dell’economia e per ridurre le crescenti disuguaglianze economiche e sociali perduranti nel nostro paese. Non è con la politica delle mance che si raddrizzano gli squilibri e si garantisce una ripresa economica stabile e duratura.
In conlusione vi chiedo se non vi sfiori mai il dubbio che il giovane Renzi non sia né di sinistra né di centro ma un neo-democristiano di destra cresciuto non sugli scritti di Don Sturzo o De Gasperi ma sulle più accessibili reti mediaset, tra un Fonzie ed un quiz di Mike Bongiorno.
Tra un ‘Allegria’ ed un ‘OK, il prezzo è giusto’. Consoliamoci, Go big or go home!

Fonte: Caratteri Liberi

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