La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 23 agosto 2015

Carovane per non dimenticare il diritto al ritorno dei palestinesi



di Michele Giorgio
«L’occupazione mili­tare israe­liana ha mille facce – dice Mau­ri­zio Muso­lino, gior­na­li­sta e uno dei respon­sa­bili del Comi­tato per non dimen­ti­care Sabra e Sha­tila -, ha mille sfu­ma­ture, che si incu­neano nella quo­ti­dia­nità della vita ren­den­dola disu­mana. L’occupazione non è mai un qual­cosa di astratto, di inde­fi­nito, ma si sostan­zia con soprusi e pri­va­zioni, con l’obiettivo di spez­zare la resi­stenza e la volontà del popolo che la subi­sce». Con­sa­pe­voli del peso dell’occupazione, coscienti che le prin­ci­pali vit­time della Nakba pale­sti­nese nel 1948 erano e restano i pro­fu­ghi e i loro discen­denti sparsi per il Medio Oriente, da metà ago­sto Muso­lino e altre decine di ita­liani par­te­ci­pano alle “Caro­vane del Diritto del Ritorno”, in Cisgior­da­nia, Libano e Gior­da­nia. Un viag­gio nella memo­ria viva, seguendo il sen­tiero dell’iniziativa avviata nel 2000 a Bei­rut dal nostro Ste­fano Chia­rini (scom­parso nel 2007) — esperto per il mani­fe­sto di Medio Oriente e que­stione pale­sti­nese — per non dimen­ti­care gli oltre 3mila pro­fu­ghi che furono mas­sa­crati nel 1982 a Sabra e Sha­tila dalle mili­zie della destra liba­nese, con la com­pli­cità dell’esercito israe­liano che tre mesi prima aveva occu­pato il Libano.

Nel 1948 ha avuto ini­zio la dia­spora per circa 800 mila pale­sti­nesi, costretti da allora a vivere in campi pro­fu­ghi, spesso pri­vati di diritti fon­da­men­tali. Per­sone, oggi cin­que milioni, con­dan­nate a non poter tor­nare alle loro case nono­stante una riso­lu­zione delle Nazioni Unite, la 194, san­ci­sca il pieno diritto dei pro­fu­ghi pale­sti­nesi di rien­trare ai loro vil­laggi, alle loro città d’origine oggi in ter­ri­to­rio israe­liano. Tutti i governi dello Stato ebraico, di ogni colore poli­tico, hanno riba­dito che non rispet­te­ranno quella riso­lu­zione. «Il 18 ago­sto da tre luo­ghi sim­bolo, tre campi pale­sti­nesi – aggiunge Muso­lino, parte della caro­vana in Libano — abbiamo ricor­dato al mondo che oggi ci sono pale­sti­nesi in Libano, come in Gior­da­nia, Siria, Iraq e altri Paesi, non ultimo il nostro Occidente».
Mai come in que­sti giorni è rie­mersa in tutta la sua gra­vità la con­di­zione di que­sti cin­que milioni di pale­sti­nesi. Sol­tanto dona­zioni giunte all’ultimo momento hanno per­messo all’Unrwa (Onu) di coprire buona parte del suo defi­cit di 101 milioni di dol­lari e, quindi, di poter aprire rego­la­mente il 1 set­tem­bre le sue 700 scuole nei 58 campi per rifu­giati pale­sti­nesi. Altri­menti oltre 500 mila ragazzi non avreb­bero avuto accesso all’istruzione. Nes­suno può garan­tire che la crisi non si ripro­porrà il pros­simo anno, alla luce del cre­scente disin­te­resse inter­na­zio­nale per la que­stione pale­sti­nese, cau­sato solo in parte dalla gra­vità di altre crisi medio­rien­tali, come la guerra civile in Siria ed Iraq. Senza dimen­ti­care il secondo esodo che tante migliaia di pale­sti­nesi del campo pro­fu­ghi di Yar­mouk (Dama­sco) hanno dovuto affron­tare per sot­trarsi ai com­bat­ti­menti tra jiha­di­sti ed eser­cito gover­na­tivo siriano.
Sulla “memo­ria corta” dell’Occidente batte la gior­na­li­sta Ste­fa­nia Limiti, parte della caro­vana del ritorno giunta in Cisgior­da­nia. «Molti in Ita­lia non sanno che ci sono ben 23 campi in Cisgior­da­nia e che 500 mila pale­sti­nesi vivono da pro­fu­ghi nella loro terra terra, senza la pos­si­bi­lità di poter tor­nare ai luo­ghi d’origine», sot­to­li­nea Limiti. «Nes­sun risar­ci­mento – con­clude la gior­na­li­sta — potrà mai ripa­gare le sof­fe­renze e le pri­va­zioni di decenni di dia­spora. Il rico­no­sci­mento del diritto al ritorno per i pro­fu­ghi, un prin­ci­pio che uni­fica tutto il popolo pale­sti­nese, che supera le bar­riere e gli schie­ra­menti interni, è l’unico modo per dare una solu­zione all’occupazione».
«L’occupazione mili­tare israe­liana ha mille facce – dice Mau­ri­zio Muso­lino, gior­na­li­sta e uno dei respon­sa­bili del Comi­tato per non dimen­ti­care Sabra e Sha­tila -, ha mille sfu­ma­ture, che si incu­neano nella quo­ti­dia­nità della vita ren­den­dola disu­mana. L’occupazione non è mai un qual­cosa di astratto, di inde­fi­nito, ma si sostan­zia con soprusi e pri­va­zioni, con l’obiettivo di spez­zare la resi­stenza e la volontà del popolo che la subi­sce». Con­sa­pe­voli del peso dell’occupazione, coscienti che le prin­ci­pali vit­time della Nakba pale­sti­nese nel 1948 erano e restano i pro­fu­ghi e i loro discen­denti sparsi per il Medio Oriente, da metà ago­sto Muso­lino e altre decine di ita­liani par­te­ci­pano alle “Caro­vane del Diritto del Ritorno”, in Cisgior­da­nia, Libano e Gior­da­nia. Un viag­gio nella memo­ria viva, seguendo il sen­tiero dell’iniziativa avviata nel 2000 a Bei­rut dal nostro Ste­fano Chia­rini (scom­parso nel 2007) — esperto per il mani­fe­sto di Medio Oriente e que­stione pale­sti­nese — per non dimen­ti­care gli oltre 3mila pro­fu­ghi che furono mas­sa­crati nel 1982 a Sabra e Sha­tila dalle mili­zie della destra liba­nese, con la com­pli­cità dell’esercito israe­liano che tre mesi prima aveva occu­pato il Libano.
Nel 1948 ha avuto ini­zio la dia­spora per circa 800 mila pale­sti­nesi, costretti da allora a vivere in campi pro­fu­ghi, spesso pri­vati di diritti fon­da­men­tali. Per­sone, oggi cin­que milioni, con­dan­nate a non poter tor­nare alle loro case nono­stante una riso­lu­zione delle Nazioni Unite, la 194, san­ci­sca il pieno diritto dei pro­fu­ghi pale­sti­nesi di rien­trare ai loro vil­laggi, alle loro città d’origine oggi in ter­ri­to­rio israe­liano. Tutti i governi dello Stato ebraico, di ogni colore poli­tico, hanno riba­dito che non rispet­te­ranno quella riso­lu­zione. «Il 18 ago­sto da tre luo­ghi sim­bolo, tre campi pale­sti­nesi – aggiunge Muso­lino, parte della caro­vana in Libano — abbiamo ricor­dato al mondo che oggi ci sono pale­sti­nesi in Libano, come in Gior­da­nia, Siria, Iraq e altri Paesi, non ultimo il nostro Occidente».
Mai come in que­sti giorni è rie­mersa in tutta la sua gra­vità la con­di­zione di que­sti cin­que milioni di pale­sti­nesi. Sol­tanto dona­zioni giunte all’ultimo momento hanno per­messo all’Unrwa (Onu) di coprire buona parte del suo defi­cit di 101 milioni di dol­lari e, quindi, di poter aprire rego­la­mente il 1 set­tem­bre le sue 700 scuole nei 58 campi per rifu­giati pale­sti­nesi. Altri­menti oltre 500 mila ragazzi non avreb­bero avuto accesso all’istruzione. Nes­suno può garan­tire che la crisi non si ripro­porrà il pros­simo anno, alla luce del cre­scente disin­te­resse inter­na­zio­nale per la que­stione pale­sti­nese, cau­sato solo in parte dalla gra­vità di altre crisi medio­rien­tali, come la guerra civile in Siria ed Iraq. Senza dimen­ti­care il secondo esodo che tante migliaia di pale­sti­nesi del campo pro­fu­ghi di Yar­mouk (Dama­sco) hanno dovuto affron­tare per sot­trarsi ai com­bat­ti­menti tra jiha­di­sti ed eser­cito gover­na­tivo siriano.
Sulla “memo­ria corta” dell’Occidente batte la gior­na­li­sta Ste­fa­nia Limiti, parte della caro­vana del ritorno giunta in Cisgior­da­nia. «Molti in Ita­lia non sanno che ci sono ben 23 campi in Cisgior­da­nia e che 500 mila pale­sti­nesi vivono da pro­fu­ghi nella loro terra terra, senza la pos­si­bi­lità di poter tor­nare ai luo­ghi d’origine», sot­to­li­nea Limiti. «Nes­sun risar­ci­mento – con­clude la gior­na­li­sta — potrà mai ripa­gare le sof­fe­renze e le pri­va­zioni di decenni di dia­spora. Il rico­no­sci­mento del diritto al ritorno per i pro­fu­ghi, un prin­ci­pio che uni­fica tutto il popolo pale­sti­nese, che supera le bar­riere e gli schie­ra­menti interni, è l’unico modo per dare una solu­zione all’occupazione».

Fonte: il manifesto

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