La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 21 ottobre 2015

Seggi vuoti. Nell’Egitto di al-Sisi, elezioni senza democrazia

di Giuseppe Acconcia
In Egitto non c’è demo­cra­zia e le par­la­men­tari in corso sono una farsa. Il paese delle rivolte di piazza Tah­rir non sta attra­ver­sando nes­suna tran­si­zione demo­cra­tica ma un con­so­li­da­mento del regime mili­tare del gol­pi­sta Abdel Fat­tah al-Sisi dopo tren­ta­cin­que anni di autoritarismo.
Il pre­mier Ismail She­rif, ex mini­stro dell’Energia, suc­ce­duto a Ibra­him Mahleb dopo un rim­pa­sto di governo sulla scia della sod­di­sfa­zione per la sco­perta del mega-gasdotto al largo di Port Said, ha annun­ciato che l’affluenza è ferma al 16%. Domani si sapranno i primi risul­tati delle ele­zioni in corso in 17 gover­na­to­rati. Il secondo turno si svol­gerà dal 21 al 23 novem­bre in altri tre­dici gover­na­to­rati.
Con i rela­tivi bal­lot­taggi, il far­ra­gi­noso mec­ca­ni­smo elet­to­rale egi­ziano, messo in piedi per disat­ti­vare qual­siasi ten­ta­tivo distinto dal com­pleto con­trollo sull’elettorato del neo-nasserismo di al-Sisi, dell’islamismo radi­cale sala­fita di al-Nour e del nazio­na­li­smo dei muba­ra­kiani, si con­clu­derà il 4 dicem­bre con il certo suc­cesso dell’ex gene­rale, ora pre­si­dente, pronto sem­pre a indos­sare la sua divisa mili­tare, come avve­nuto con l’inaugurazione dell’estensione del Canale di Suez.
La legge elet­to­rale che con­fe­ri­sce il 79% dei seggi a can­di­dati indi­pen­denti affossa ogni forma di plu­ra­li­smo poli­tico e multi-partitismo, sola­mente abboz­zati ai tempi della giunta mili­tare (2011–2012).
Il solo nome della lista di al-Sisi «Per l’amore dell’Egitto», che include i libe­rali del Wafd e i copti di Sawi­ris, rie­voca il suo richiamo ad un vuoto popu­li­smo. Per il gene­rale qual­che sor­presa potrebbe venire dal Fronte egi­ziano che include gli ex uomini di Muba­rak, ria­bi­li­tati dopo il colpo di stato del 3 luglio 2013, e che conta, come can­di­dato ombra e lea­der non in lista, lo scon­fitto da Morsi nel giu­gno 2012, Ahmed Sha­fiq. Lo spa­zio per le cor­renti e alleanze socia­li­ste resta risi­ca­tis­simo, con­si­de­rando anche il risul­tato infe­riore al 2%, otte­nuto alle pre­si­den­ziali del 2014, con i seggi anche allora deserti, dall’ex sin­da­ca­li­sta Ham­din Sab­bahi. Movi­menti anta­go­ni­sti, i fuori legge Fra­telli musul­mani, primo par­tito in Egitto nel 2013, hanno deciso di boi­cot­tare i seggi in pole­mica con la duris­sima repres­sione in corso.
Il think tank Demo­cracy Inter­na­tio­nal ha denun­ciato di non aver otte­nuto i visti neces­sari per moni­to­rare il voto. Molti osser­va­tori hanno par­lato di vio­la­zioni fuori dai seggi, inclusi epi­sodi di voto di scam­bio da parte di sin­goli can­di­dati. Alcuni rap­pre­sen­tanti della Lega araba sono stati fer­mati all’ingresso dei seggi. Moha­med Abdu Salah del Club dei giu­dici ha rife­rito di dif­fuse vio­la­zioni di legge. Prov­ve­di­menti restrit­tivi sul voto per le donne sono stati presi alla vigi­lia del voto. Secondo que­sti rego­la­menti inti­mi­da­tori, le donne com­ple­ta­mente velate o con abiti suc­cinti non avreb­bero potuto pren­dere parte al pro­cesso elettorale.
Alla vigi­lia del voto, al-Sisi ha con­cesso l’amnistia a cento dete­nuti, inclusa Sana Seif, coin­volta nella mar­cia verso il palazzo pre­si­den­ziale del giu­gno 2014. Ma tutti i più genuini atti­vi­sti di sini­stra e isla­mi­sti mode­rati restano in car­cere. Parte del muro di via Moha­med Mah­mud che ospi­tava i graf­fiti della rivo­lu­zione è stato demo­lito men­tre pro­se­gue senza sosta la distru­zione delle case, senza ricom­penso, a due passi dal valico di Rafah per la costru­zione della zona cusci­netto con Gaza, come da accordi con Israele. Eppure con­ti­nue cospi­ra­zioni e colpi di mano, come è suc­cesso all’interno del mini­stero dell’Interno e della Giu­sti­zia, potreb­bero ripe­tersi e segnare anche una nuova ascesa in par­la­mento delle cli­ques del for­mal­mente dis­solto Par­tito nazio­nale demo­cra­tico di Muba­rak e con il tempo inde­bo­lire il dise­gno di al-Sisi.

Fonte: il manifesto 

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