di Fabrizio Ricci
Certe volte reinventarsi un lavoro non basta. Puoi avere una grande professionalità, anni di esperienza alle spalle, puoi essere brava, anche bravissima, ma se non c’è un luogo materiale dove mettere in pratica quello che sai fare, allora la qualità non conta. Il settore tessile negli ultimi anni ha subito un’emorragia occupazionale impressionante: nel 2015, rispetto ai livelli pre-crisi, mancano all’appello circa 150mila posti di lavoro. E tra questi ci sono anche quelli delle 33 dipendenti della Srap di Gubbio (Pg), azienda che produceva capi di vestiario per grandi marchi internazionali, ma che alla fine del 2014 ha licenziato tutte le lavoratrici e chiuso i battenti.
Un colpo durissimo per queste donne, mediamente tra i 40 e i 50 anni di età: “Io ci sono rimasta molto male – racconta una di loro – perché pensavo che con quel lavoro ci sarei arrivata alla pensione. Però sono stata una delle prime a rivolgermi al sindacato per cercare un’alternativa, anche a costo di dovercela costruire da sole”.
Così nasce l’idea: ci sono tante professionalità, ma gli imprenditori che vogliono fare impresa e provare a rilanciare un settore che a Gubbio (30mila abitanti) è arrivato in passato ad avere anche 1.500 dipendenti, non ci sono. Allora bisogna fare da sole.
Così nasce l’idea: ci sono tante professionalità, ma gli imprenditori che vogliono fare impresa e provare a rilanciare un settore che a Gubbio (30mila abitanti) è arrivato in passato ad avere anche 1.500 dipendenti, non ci sono. Allora bisogna fare da sole.
Euro Angeli, segretario della Filctem Cgil di Perugia, è il sindacalista che ha fatto la regia di tutta l’operazione. “Bisogna sottolineare il coraggio di queste lavoratrici – spiega – che hanno deciso di rinunciare agli ammortizzatori sociali e di fare una grande scommessa: da disoccupate hanno messo 3mila euro a testa, creando una società che potesse costituire una base sulla quale avviare poi la costruzione di una nuova azienda tessile, che abbiamo chiamato Sartoria Eugubina e che da qualche settimana ha cominciato a produrre”.
L’operazione è stata tutt’altro che semplice. Prima di tutto è stato necessario individuare un direttore esperto del settore e con i giusti contatti nella rete commerciale, che potesse guidare e far crescere questa realtà. In pratica, le lavoratrici si sono scelte il loro manager, uno che conoscono bene e del quale si fidano per la sua esperienza ventennale nel settore sul territorio. E lui, che si chiama Rudy Severini, ha accettato con entusiasmo: “A prima vista potremmo sembrare un gruppo di incoscienti, data la fase che attraversa il settore – dice mentre passa da un banco di lavoro all’altro dispensando consigli – ma non si tratta di incoscienza, quanto di coraggio. Il coraggio di recuperare grandi professionalità, che altrimenti sarebbero andate disperse, e renderle partecipi di un progetto che ha tutte le carte in regola per funzionare”.
Naturalmente, nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del Pubblico, in particolare della Regione Umbria. “La Regione ha creduto in questo percorso, ha creduto in queste lavoratrici e nel nostro tentativo, fatto con le mani e con i piedi, di evitare l’estinzione di una produzione importante, quella del capospalla, a Gubbio”, spiega ancora Euro Angeli. Così è arrivato un prestito a tassi agevolati molto importante, che ha coperto circa il 70% dell’investimento complessivo (oltre un milione di euro), consentendo l’acquisto di macchinari, tutti nuovi e tecnologicamente avanzati. Inoltre, la Gepafin, la finanziaria della Regione Umbria, è entrata nel capitale sociale con il 38% di quote, insieme alla società creata dalle lavoratrici (“Sarte holding Srl”), che resta azionista di maggioranza, e ad altri finanziatori privati, tra cui lo stesso direttore Severini.
In fabbrica ci sono già i primi ordinativi e si respira un clima particolare, che è un misto di orgoglio, timore e speranza. Le possibilità di riuscita ci sono, tutte dentro quel capannone ne sono convinte. “Sento una grande volontà di andare avanti – confida una delle operaie – di fare qualcosa per la città, per noi stesse. E sento la responsabilità di avere un compito importante: quello di mantenere il posto di lavoro mio e delle mie colleghe. È questo che vogliamo fare, capisci?”.
Fonte: rassegna sindacale
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.