La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 8 dicembre 2015

Parliamoci. Parliamone, conviviamo insieme in pace

di Kamali Abdel Wahed
Buon giorno,
sono Kamali Abdel Wahed, gli amici mi conoscono come “Roberto”, Io personalmente vivo in questa città da più di 20 anni e da quando mi sono sposato ho deciso di crescere la mia famiglia a Gualdo Tadino. Siamo una famiglia proveniente dal Marocco di fede musulmana.
Inizialmente ho fatto come tutti, cioè mi sono arrangiato a fare l’imbianchino e altri lavori come giardinaggio, cartongesso ecc.., Successivamente sono stato assunto come metalmeccanico presso la Faber S.P.A, di Fossato di Vico, dove ho lavorato per 13 anni consecutivi, adesso faccio il consulente del prodotto Folletto.
Ho sempre fatto una vita sociale che mi ha portato ad impegnarmi con varie associazioni cittadine, per esempio, sono da tanti anni un donatore di sangue “Avis” e sono anche un volontario della Croce Rossa Italiana sez. di Gualdo Tadino.
La mia famiglia è composta da me, mia moglie e quattro figli, tre femmine e un maschio, di età compresa tra 4 e i 16 anni, tutti nati qui.
Le prime tre figlie studiano qui con ottimi risultati, viviamo una vita normale e discreta, siamo amici con tutti, soprattutto con i vicini di casa.
Parlo a nome mio, della mia famiglia e, pur non essendo il responsabile, su loro incarico, parlo anche per conto di tutte le comunità musulmane presenti a Gualdo Tadino.
Più precisamente mi faccio portavoce per le comunità macedone, marocchina, tunisina, senegalese, nigeriana, egiziana che vivono da anni nella nostra città ed anche per gli italiani di fede mussulmana.
Noi siamo fermamente contro quanto è accaduto ultimamente a Parigi, come anche siamo stati contro alle stragi avvenute in Kenia, al Museo del Bardo di Tunisi, alle stragi avvenute in Nigeria e all’abbattimento dell’aereo russo in Egitto.
Perché la nostra religione ci insegna a comportarci secondo le indicazioni riportate in questo versetto tratto dal Corano e dall’insegnamento del nostro Profeta Maometto.
Un versetto del Nobile Corano recita così: “.. chiunque uccida un uomo, che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità.” Suraa al Maaida (Tavola) versetto 32.
Quanto espresso in questo versetto lo possiamo ritrovare in tanti altri versetti, che in questo momento non cito per non dilungarmi oltre, perché il messaggio che vogliamo condividere con voi è che:
“ … nessuna religione al mondo, ammette o permette o tollera il crimine di uccidere persone indifese e innocenti”.
Questo è il nostro Credo.
Un fatto realmente accaduto e riportato nelle nostre scritture, racconta che il nostro profeta Muhammad mentre era seduto guardò un carro che trasportava un morto.
Il profeta con molto rispetto si alzò e fece un minuto di silenzio per il deceduto.
Gli amici lo guardarono e gli dissero che era un ebreo e lui rispose dicendo che quella era un anima di Dio e che deve essere rispettata, perché l’ha creata Dio.
Durante il periodo delle Crociate accadde un fatto storico tra S. Francesco e il Sultano al-Malik al-Kamil.
Ci fu un incontro tra queste due persone che si trasformò in una grande amicizia. Il sultano volle che Francesco restasse suo ospite per diversi giorni, per ascoltarlo, dialogare con lui, approfondendo temi religiosi con l’ausilio di teologi e saggi musulmani. Tra i due nacque un’amicizia che durò tutta la vita. Al momento della partenza, il Sultano ricolmò Francesco di doni, tra i quali il corno di avorio ed argento che è ancora conservato nella Basilica del Santo ad Assisi.
L’incontro e l’amicizia nata tra Francesco e al-Malik al-Kamil, sono da allora diventati segno e simbolo della possibilità per gli uomini di comprendersi e superare contrasti e difficoltà, per quanto profondi e gravi essi siano, senza ricorrere alla violenza, all’uso della forza e delle armi.
Infatti anche noi mussulmani sappiamo benissimo che il beato Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986 propose la giornata di preghiera ad Assisi, con un gesto al tempo stesso profetico e coraggioso.
Quindi io dedico questa lettera a tutte le persone che credono che l’Islam accetti queste violenze contro l’umanità e contro la cultura occidentale. Vorrei anche aggiungere che per noi chi uccide in nome di Allah è come una bestemmia, che ciò che stanno facendo questi infami è contro il mondo intero e contro l’islam che è una religione di pace e di rispetto di tutto ciò che ci circonda.
Concludo chiedendovi di non perdere la speranza e che dobbiamo credere insieme, che questo male finirà con la forza del bene.
Le chiedo di farsi gentilmente portavoce e di diffondere presso la sua comunità questo messaggio di pace da parte delle nostre Comunità.
Il nostro saluto islamico inizia con “PACE” “SALAM”

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.