La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 22 settembre 2015

Tutta l'austerità del governo Renzi. Eccovi i numeri

di Gustavo Piga
Da quando il Governo Renzi si è insediato sono quattro i documenti di Economia e Finanza che ha presentato (due DEF, aggiornati ambedue durante l’anno a settembre): quattro progetti per come gestire le finanze pubbliche nel quadriennio 2015-2018. Progetti che ci aiutano a rispondere ad una domanda chiave: come è cambiato al riguardo Renzi in questi due anni? La tabella sotto lo illustra molto bene.
In un certo senso non è mai cambiato: ha sempre promesso all’Europa e soprattutto ad imprese e famiglie italiane che avrebbe ridotto il deficit in 4 anni in percentuale del PIL di circa il 2-2,5% di PIL: 40 miliardi circa con 3 manovre restrittive ed austere. Difficile far ripartire l’economia italiana in questo modo.
Ma quello che più colpisce delle decisioni del Governo è come, a parità di dimensione complessiva delle manovre nel quadriennio, è cresciuta nel tempo la quota di queste manovre che vengono affidate al 2017 e 2018. Dal 43% di aprile 2014, l’aggiustamento che avverrà nel biennio 2017-2018 dichiarato nell’ultima nota d’aggiornamento è dell’89%! Trovare 40 miliardi in 2 anni prima delle elezioni è una bella sfida, ce lo immaginiamo Renzi intento a farlo?
E’ duplice il caos che questa politica genera nelle aspettative degli operatori chiave dell’economia, come famiglie ed imprenditori. Prima di tutto, perdendo fiducia nella verità della programmazione economica, confusi, stentano a prendere decisioni coraggiose per il futuro, come quelle di cui avremmo bisogno per ripartire: consumare ed investire. Secondo, vedendo crescere la quota parte di austerità a venire nei prossimi anni, accrescono – invece di ridurre – il loro timore sul futuro.
Questo dicono i numeri: una politica economica gattopardesca relega l’Italia alla serie B europea.


Un articolo sullo stesso tema, appena precedente.

Da 2,2 a 2,6 si chiama austerità: sono i numeri bellezza!

“Anche il fatidico rapporto nominale tra deficit e PIL che quest’anno chiude al 2,6%, il prossimo anno salirà al 2,2% dall’1,8% fissato dal DEF varato nella primavera scorsa: in totale si tratta di un “salto” dello 0,8% per cento rispetto al tendenziale (cioè in assenza di politiche) che lo scorso anno andava virtuosamente verso l’1,4%. Dunque una politica espansiva, che fa perno sul deficit, il quale potrà raggiungere – come ha confermato lo stesso Padoan – il 2,4% se verrà approvata la clausola migranti“.
Roberto Petrini, la Repubblica.
*
E’ ripartita la campagna di disinformazione autunnale, in coincidenza con la presentazione urbi et orbi della modifica di politica fiscale del Governo in carica. Ovviamente la stampa come quella citata sopra non analizza, fa meramente da grancassa del potere.
Da dove cominciare?
Forse dalla definizione di cosa sia una politica fiscale espansiva, magari su questo siamo più d’accordo che su altri temi: diciamo che possiamo concordare nell’individuarla in una politica capace di aumentare il livello del deficit pubblico sul PIL? Ma sì, dai.
Siccome il Governo Renzi porterà il deficit dal 2,6% del PIL di quest’anno al 2,2% o al 2,4% del 2016, riducendolo, la manovra del Premier è da definirsi a tutti gli effetti come restrittiva e portatrice di ulteriore austerità. Punto e basta.
Forse sarete interessati a sapere perché allora la Repubblica ed il Governo la chiamano espansiva. Ma certo, vi accontentiamo. Siccome il governo ha annunciato l’anno scorso: “l’anno prossimo porteremo il deficit dal 2,6% all’1,8% del PIL” e ora invece lo portano dal 2,6% al 2,2% o 2,4%, i nostri leader cercano di intorbidire le acque.
Immaginate di essere un prigioniero condannato per sbaglio a 15 anni di galera a cui è stato detto 6 mesi fa che la pena sarà portata a 18 anni e che ora viene a sapere che no, in realtà verrà portata solo a 16 anni. Come vi sentireste? Già arrabbiati per essere stati condannati ingiustamente (l’Italia vive in un contesto di politiche fiscali sbagliate che la condannano ingiustamente a crescere meno di quanto potrebbe), avete saputo 6 mesi fa che la vostra pena aumenterà di molto (il deficit scenderà dal 2,6 all’1,8%) e adesso vi dicono che no, la pena aumenterà, ma di meno (da 2,6 a 2,2 o 2,4): felici?
Ma certo che no.
Ma come è possibile che Renzi parli di minori tasse e noi lo si definisca austero? Semplice. Ricordatevi quanto diceva il giornalista di Repubblica sopra: a politiche “invariate” il deficit 2016 avrebbe viaggiato virtuosamente (sic) all’1,4% del PIL: Cioè, se Renzi avesse confermato le politiche dei predecessori (le sue comprese, quelle del primo anno di Governo) l’austerità sarebbe stata altissima, riducendo il deficit dal 2,6 all’1,4%. Ma il termine “invariate” è ingannevole: quelle politiche sono sempre nelle mani di Renzi, ed è dunque lui che ha deciso di confermarle. Ad esempio, se nelle nostre scuole o università la spesa per stipendi cala perché i precedenti Governi hanno deciso di non aumentare gli stipendi nemmeno adeguandoli all’inflazione e/o di ridurre l’occupazione tramite il blocco del turnover, lasciando questi due settori strategici per il Paese in serie B rispetto al resto d’Europa, Renzi poteva bene rovesciare questa decisione. Ma non l’ha fatto, confermando le scelte dei suoi predecessori e di se stesso l’anno scorso.
Renzi ci dirà delle minori tasse che intende effettuare. Dubito che ci ricordi delle altre che aumenteranno, specie a livello locale. Sono certo però che non ci dirà nulla sulle spese utili che ha deciso di continuare a ridurre, condannando il Paese a performance di serie B come quelle che Confindustria ha ben illustrato nel suo recente rapporto.



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