La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 10 gennaio 2016

Intervista sullo stato di cose presente

Intervista a Gianluca Graciolini di Fabio Cabrini
1) Il 28 giugno del 1983 il Manifesto apriva con questo titolo “Non moriremo democristiani”. Oggi, a distanza di 32 anni, quel titolo potrebbe essere così rivisto: “C'è il rischio di morire democristiani”. Come scongiurarlo?
"Quel titolo, intanto: una sintesi politica e giornalistica perfetta da una delle personalità più lucide, coerenti e lungimiranti della sinistra italiana del dopoguerra, Luigi Pintor. Un maestro di cultura politica, di affiatamento tra pensiero e condotta, di linguaggio politico del tutto scevro da arzigogoli incomprensibili ed incrostazioni pseudointellestualistiche, tipiche invece di una certa sinistra di oggi. Chi ha una cultura politica solida non ha bisogno di esibirla e non frappone veli oscuri tra sè e il popolo; non si pone in un'inaccessibile ed ipocrita torre d'avorio, ma parla la lingua dei semplici, va chiaramente al cuore dei problemi e si connette anche sentimentalmente al popolo cui vuol dare parola e cittadinanza, al proprio popolo. Come scriveva Diderot? Che cosa aspettiamo a rendere popolare la filosofia? Ebbene, eccolo qui, in nuce e come lezione mai smentita trasmessaci dagli "antichi" o dallo stesso Pintor, un programma per l'oggi, in tema di "sinistra e comunicazione".

L'unità è terapeutica

di Roberto Musacchio
Sarà che il giornale fondato da Antonio Gramsci, l'Unità, è diventato ben altro da quello immaginato dal suo padre nobile, ma la perdita di senso ha investito anche una delle parole chiave che hanno accompagnato la storia gloriosa della sinistra in Italia: l'unità, appunto. Del resto Gramsci insegnava anche lo spirito di scissione, scissione dal pensiero dominante, e dava all'unità il senso primo di unità del popolo – diremmo oggi di ciò che il liberismo divide – e della tua parte. Non casualmente è stato fondatore di un partito, quello comunista, che ha costruito una storia lunga e complessa proprio sapendo usare e dello spirito di scissione e dell'unità. Un partito forte e articolato, profondamente autonomo e, anche per questo, unitario.
Nella situazione dissestata della sinistra in Italia di oggi, che naturalmente risente di una sconfitta molto piu' grande del movimento operaio in particolare nella dimensione europea e nella incapacità di ripensarsi in essa, da tempo ho pensato che l'unità tornasse ad essere un elemento prezioso per provare a riprendere un cammino.

Zone grigie che preparano dittature

di Giorgio Agamben
Non è possibile capire l’obiettivo reale della proroga dello stato di emergenza in Francia [prorogato fino alla fine di febbraio] se non la si colloca nel contesto di una radicale trasformazione del modello statale che ci è più familiare.
Bisogna prima di tutto smentire quel che dicono donne e uomini politici irresponsabili, secondo i quali lo stato di emergenza sarebbe uno strumento a difesa della democrazia. Gli storici sanno bene che è vero il contrario. Lo stato di emergenza è infatti il dispositivo attraverso il quale i regimi totalitari si affermarono in Europa. Negli anni che precedettero la salita al potere di Hitler, ad esempio, i governi socialdemocratici di Weimar avevano fatto un tale ricorso allo stato di emergenza (o stato di eccezione, come dicono i tedeschi) che è lecito dire che la Germania aveva smesso di essere una democrazia parlamentare già prima del 1933.

Salari da fame, orari da pazzi: il regalo dei nuovi contratti nazionali

di Clash City Workers
Quest'anno sono stati o stanno per essere rinnovati molti contratti collettivi nazionali (CCNL), alcuni dei quali scaduti da tempo. La contrattazione nazionale rappresenta uno strumento importante per affermare la forza collettiva dei lavoratori e così strappare condizioni di lavoro dignitose per tutti, anche per quelli che si ritrovano in situazioni individuali o aziendali particolarmente ricattabili.
Per questo è un istituto da difendere strenuamente contro gli attacchi lanciati periodicamente dai padroni e dai loro governi amici, da ultimo proprio dal presidente di Confindustria Squinzi e da Renzi che qualche tempo fa annunciarono la sua possibile sostituzione con il salario minimo, uno specchietto per le allodole destinato ad equalizzare al ribasso salari e condizioni di lavoro. Per il momento però si è trattato soltanto di sparate e la contrattazione nazionale è ancora in piedi. L'uso che ne sta venendo fatto da parte dei sindacati confederali è però indifendibile: la difesa della contrattazione nazionale fatta da quelli che dovrebbero rappresentare gli interessi dei lavoratori ha come obiettivo esclusivo la loro autoconservazione.

Un’altra legge di stabilità

di Leopoldo Nascia e Grazia Naletto
Nel corso degli anni è cresciuta in modo pressante l’influenza dei gruppi di pressione e della Commissione europea sulla redazione della legge di stabilità per conseguire obiettivi di crescita e di riduzione del debito pubblico. Da un lato la Commissione europea, la cui popolarità è ormai al lumicino anche in Italia, impone il rispetto degli indicatori di Maastricht assieme a un coacervo di riforme economiche di stile neoliberista, sempre più lontane dalla visione del Manifesto di Ventotene e dei trattati istitutivi dell’Unione. Dall’altro le lobby imprenditoriali e finanziarie cercano di portare a casa riduzioni fiscali, favori e aiuti.
I governi degli ultimi anni hanno fatto i conti proprio con questi stakeholders, con risultati disastrosi sia in termini di crescita economica e di contenimento del debito, sia per la tenuta sociale del Paese, afflitto sempre più da una divaricazione del benessere tra le classi sociali.

Sofferenze bancarie, una via d’uscita

di Raffaele Lungarella
Le sofferenze accumulate nel settore dell’edilizia residenziale sono imputabili non tanto a politiche spregiudicate delle banche nel fare gli affidamenti, quanto piuttosto alla crisi economica, che ha tagliato i redditi delle famiglie e reso morosi incolpevoli un certo numero di mutuatari in precedenza del tutto in grado di pagare le rate dei mutui; questa riduzione è anche la causa principale per cui alcune imprese di costruzione non hanno avuto un numero sufficiente di acquirenti delle abitazione realizzate e per questo sono diventate insolventi. Ai fini della valutazione di queste sofferenze si deve rilevare che: a) i crediti da cui sono state originate sono sempre coperti da garanzie reali, cioè da ipoteche sulle abitazioni o sulle aree edificabili sulle quali costruirli e su quello che è stato realizzato sopra di esse; b) i finanziamenti sono stati d’importo inferiore sia ai valori degli immobili sia all’importo delle ipoteche accese su di essi; c) è possibile che, in molti casi, al momento in cui i crediti erogati per l’acquisto delle abitazioni sono diventati inesigibili, il capitale mutuato fosse stato già in parte restituito.

Non è un plebiscito su Renzi. In gioco c'è la democrazia

Intervista a Gaetano Azzariti di Silvia Truzzi
I tempi: “L’11 gennaio le riforme saranno votate dalla Camera, ragionevolmente si andrà a stretto giro al Senato. Immaginiamo il referendum a ottobre 2016”. E i modi: “Se perdo il referendum costituzionale considero fallita la mia esperienza in politica”. Nella conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi ha dettato le condizioni. Più della sicumera, a preoccupare è la volontà di legare il proprio destino al cambiamento della Carta: se il referendum diventa un plebiscito a favore o contro il premier, il contenuto delle riforme passerà in secondo piano. Per questo il comitato dei No alla riforma è già in piena attività: lunedì ci sarà un primo confronto, nella sala della Regina alla Camera dei Deputati, proprio mentre a Montecitorio i deputati voteranno il ddl Boschi: tra i relatori ci sarà anche Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza.

Civati e l’unità della sinistra fuori dal PD

di Salvatore Primiceri
In attesa di entrare nel vivo della fase congressuale che porterà all'elezione del primo segretario di Possibile, la formazione politica fondata da Pippo Civati discute dei rapporti con le altre forze di sinistra in vista soprattutto delle prossime elezioni amministrative.
E' lo stesso Civati a sgomberare il campo da equivoci e a chiarire ancora una volta il senso e lo scopo di Possibile e quali debbano essere gli interlocutori con cui il nuovo partito dovrà confrontarsi.
"Se non stai con il Pd, non stai con il Pd", tira dritto Civati che spiega in un suo articolo pubblicato sul suo blog: "Se ne rifiuti le politiche degli ultimi anni, se voterai contro in occasione del referendum sulla Costituzione che, in virtù di una cultura repubblicana che fa spavento, il premier sta trasformando in un plebiscito tipo il peggior de Gaulle, se pensi che le soluzioni individuate finora e le persone scelte per governarle siano in alcuni casi sbagliate in altri pessime allora non ti allei per sostenerle".

Aumento dell’età pensionabile: una questione di vita o di morte

di Carmine Tomeo
Detto, fatto. Da quest’anno si dovrà lavorare 4 mesi in più prima di poter andare in pensione. In questo modo, gli uomini, siano essi dipendenti o lavoratori autonomi, potranno andare in pensione all’età di 66 anni e 7 mesi, le donne, a 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del settore privato ed a 66 anni e un mese per le lavoratrici autonome.
Provate a immaginare un uomo quasi settantenne su un ponteggio a mettere su mattoni o a spostare sacchi di cemento; oppure una donna ultrasessantenne costretta otto ore in piedi, assumere posizioni anche scomode per assemblare pezzi in serie ripetendo freneticamente la stessa operazione centinaia di volte al giorno. Provate ad immaginare una infermiera a 65 anni sollevare di peso e accudire pazienti anche più pesanti di lei; oppure un autotrasportatore di 66 anni costretto a lunghi ed estenuanti viaggi per consegnare merci qua e là lungo la Penisola e oltre.

La grande scazzottata europea sul ring delle banche. Siamo al tutti contro tutti

Intervista a Vladimiro Giacché di Roberto Santilli
"È un attacco ai risparmi degli italiani". Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell'ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.
E adesso la situazione per le banche italiane si complica ulteriormente.
A fare il punto è l'economista Vladimiro Giacchè, autore, tra l'altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come "Anschluss - L'Annessione", e il recente "Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile".
Giacchè è presidente del Centro Europa Ricerche di Roma e collaboratore di Micromega e il Fatto Quotidiano.
"Ancora una volta - dice Giacché ad AbruzzoWeb - è stata data vinta al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale aveva affermato che non avrebbe fatto passare la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale che non riduce, ma enfatizza le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona".

Sprofonderemo nei debiti?

di Vincenzo Comito 
Appare ora opportuno fare dei riferimenti ai punti di origine delle risorse che alimentano poi i circuiti finanziari mondiali e in specifico quelli del debito. Bisogna sottolineare, in effetti, che a fronte del rilevante volume di indebitamento in essere a livello mondiale, sta un grande livello di liquidità e di risparmi.
Da dove vengono quindi le risorse che alimentano il debito? Volendo semplificare una questione molto complessa, ricordiamo intanto che tra le principali fonti di “produzione” del denaro ci sono i surplus delle bilance commerciali di paesi come la Cina e la Germania che, come abbiamo visto nella prima parte di questo scritto, hanno contribuito non poco all’innesco dei problemi recenti.

Vogliamo vivere: la libertà dopo il JobsAct

di Roberto Ciccarelli 
“Libertà e lavoro dopo il Jobs Act di Giuseppe Allegri e Giuseppe Bronzini” (DeriveApprodi, 2015) andrebbe letto solo perché mette in discussione l’invenzione di una tradizione diffusa a destra e a sinistra, in alto e in basso: il lavoro salariato e, più in generale, subordinato è una norma generale, un dato naturale, un’essenza a cui tutto deve tornare.
Questo è anche uno strumento agile che parla all’irrequietezza creativa dei giuristi, come dei movimenti più profondi della società. Insieme ripensano i fondamenti del diritto (del lavoro) in nome della libertà e dell’uguaglianza.
Il lavoro oggi è l’attività più svalutata e meno certa che esista. È sulla bocca di tutti, perché da tutti è subito e odiato per la sua realtà impoverita, da tutti ricercato per i poveri redditi che da esso si riescono a spremere.

In Grecia riusciremo a fare una riforma delle pensioni senza nuovi tagli

Intervista a Andreas Nefeloudis di Argiris Panagopoulos 
Una riforma delle pensioni senza nuovi tagli, i dodicesimi, sostenibile con maggiore giustizia sociale e solidarietà: è la proposta del governo di Alexis Tsipras – illustrata qui da Andreas Nefeloudis, segretario generale del Ministro del lavoro – per avviare una vera svolta nel paese creando un'occupazione dignitosa e garantista, per riportare l’economia in fase di crescita e liberare il paese dal commissariamento dei creditori. Nefeloudis, ex dirigente di Synaspismos e di Sinistra Democratica - il detenuto più giovane nel carcere infernale nell’isola di Gyaros nel periodo della dittatura - proviene da una famiglia storica del comunismo democratico greco e crede che la riforma delle pensioni debba diventare la madre di tutte le battaglie e permetterà la riforma delle relazioni di lavoro, con il ripristino della contrattazione collettiva e il sostegno dell’occupazione con una politica di creazione di veri e dignitosi posti di lavoro.

Schmitt, forme dell’Impero nella finis Europae

di Sandro Mezzadra
Basata su due raccolte pubblicate negli scorsi anni in Germania a cura di Günter Maschke, esce ora da Adelphi un’ampia antologia di testi di Carl Schmitt titolataStato, grande spazio, nomos (a cura di Giovanni Gurisatti, Adelphi, pp. 527, euro 60,00) che intende documentare sua la produzione «internazionalistica», negli anni che precedono e seguono la pubblicazione del Nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus publicum europaeum». La ripresa della prima edizione del celebre saggio dedicato a Il concetto del politico, datata 1927, ha più che altro il senso di rendere evidente la cesura che nella riflessione di Schmitt si determina quando, nella seconda metà degli anni trenta, il suo interesse comincia a rivolgersi in modo prioritario al diritto internazionale – sulla base di una riflessione sul rapporto tra spazio e diritto, «ordinamento» e «localizzazione», che troverà proprio nel Nomos della terra la sua articolazione più sistematica.

Inciviltà di genere

di Giuliana Sgrena 
Se fosse stato un attacco preordinato – ma non c’è nessuna prova per sostenerlo – sarebbe stato perfetto. Mentre tutta l’Europa si prepara militarmente e psicologicamente ad affrontare attentati terroristici la maggiore destabilizzazione arriva nella notte di capodanno in piazza. In diverse piazze della Germania – Colonia, Amburgo, Stoccarda – ma anche Zurigo ed Helsinki.
Una massa incontrollabile di maschi – di origini arabe o musulmane, forse anche richiedenti asilo, ma ci sono anche occidentali, ubriachi, armati di bottiglie, anche qualche molotov, coltelli e forza bruta – aggrediscono le donne, tutte quelle che si trovano di fronte, sulla strada, le picchiano, feriscono, stuprano, perfino derubano, la polizia non può, non sa, non ha i mezzi per intervenire. Tanto che ad Amburgo sono i buttafuori dei locali notturni a salvare le donne aprendo le porte dei locali che proteggono.

Governismo, neocorporativismo e populismo

di Renato Caputo
I risultati delle elezioni in Francia e poi in Spagna segnano un’ulteriore significativa sconfitta della prospettiva eurocomunista. Nonostante la devastante crisi del modo di produzione capitalistico e delle forze che lo hanno diretto, comprese dunque le socialdemocrazie, i partiti che in Italia, Francia e Spagna hanno seguito tale modello appaiono, a partire dai risultati elettorali degli ultimi anni, sempre più residuali. Il tentativo di conquistare i ceti medi ha avuto un limitatissimo successo, pagato nella maggior parte dei casi con un netto calo di consenso fra i ceti sociali popolari.
Anche l’idea di una via istituzionale al socialismo, ossia la prospettiva di cambiare dall’interno la società civile facendo propria la logica delle istituzioni statuali liberal-democratiche, si è rivelata un’illusione. Le esperienze di governo in Francia, Italia, Spagna, ma anche quelle sperimentate nella stessa logica in Germania e più recentemente in Grecia, sono state generalmente fallimentari.

Il reato di clandestinità un’assurdità, per questo teniamocelo

di Rino Genovese
Dunque è chiaro, conclamato, va in questo senso anche il parere del procuratore nazionale antimafia: il reato di clandestinità non soltanto è una fattispecie ripugnante al “diritto delle genti”, come lo si chiamava una volta, ma una vera e propria stupidaggine inapplicabile. Pensate un po’, a un disgraziato che arriva sulle nostre coste dopo mille peripezie, se condannato, viene comminata una pena pecuniaria… gli si rovista tra le poche cose che è riuscito a salvare, a portare con sé, e non gli si trova il becco di un quattrino… fine del discorso riguardo alla pena. Per quanto riguarda le indagini sui trafficanti di esseri umani, le conseguenze di questo “reato” sono ancora più esilaranti: interrogato come imputato, e non come persona informata dei fatti, il “clandestino” può avvalersi della facoltà di non rispondere, il che gli sarebbe precluso in qualità di semplice testimone: così portare allo scoperto le reti dei trafficanti diventa più difficile. In sostanza la giurisprudenza circa il reato di clandestinità non viene applicata perché inapplicabile e controproducente.

Gramsci e Lukács in America Latina

di Antonino Infranca
All’inizio di questo articolo pongo un’avvertenza al lettore: non consideri l’America Latina come se fosse un'unica cosa, priva di differenze significative. La quasi totale unità linguistica - solo due lingue diffuse, portoghese e spagnolo, che permettono una buona comprensibilità reciproca - e la quasi totale unità religiosa (cattolicesimo), nascondono una enorme quantità di differenze di ogni natura, distribuite su un territorio gigantesco, che fa dello spagnolo la lingua-madre geograficamente più diffusa del pianeta.
Quando parlo di America Latina non sto cercando di comunicare al lettore una omogeneità che non esiste, semmai sto cercando di comunicare una differenza abissale rispetto all’immagine che si dà di quel continente culturale, perché l’America Latina è una realtà a sé stante, con alcune somiglianze all’Occidente - appunto, lingue e religione -, ma con differenze talmente marcate da farne un Altro Occidente [1].

Banca Etruria, papà Renzi e la Castelnuovese

di Gaia Scacciavillani 
La Castelnuovese è la società più importante coinvolta nelle perquisizioni di ieri della Procura di Arezzo. La cooperativa ‘rossa’, aderente alla Legacoop, è stata guidata per quasi vent’anni, nonostante le sue origini democristiane, da Lorenzo Rosi: dal 1995 fino al luglio 2014. Nel contempo Rosi, ora indagato per i prestiti in conflitto di interesse, scalava la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio: consigliere dal 2008, vicepresidente dal 2013 prima di lasciare il posto a papà Pier Luigi Boschi per diventare presidente di Bp nel nel 2014.
Proprio per chiarire i rapporti tra la coop e l’istituto, incluso il conflitto d’interesse non dichiarato, il procuratore capo Rossi ha disposto la perquisizione. La Castelnuovese parte dalla costruzione della Casa del Popolo di Castelnuovo dei Sabbioni e dalle abitazioni popolari di Arezzo per poi scolorire il suo rosso, come il partito. Oggi si occupa di rifiuti, grandi opere e costruisce tanti centri commerciali e outlet, a partire da quelli progettati in Valdichiana in una fase precedente per arrivare a Reggello.

Bolzaneto, la proposta indecente del governo Renzi

di Checchino Antonini 
Arrivano le prime risposte alla proposta che il governo italiano ha rivolto ad un gruppo di vittime dei pestaggi della caserma di Bolzaneto al G8 di Genova del 2001. Una proposta che in sostanza si articola così: vi diamo 45mila euro e voi ritirate ogni accusa e soprattutto il ricorso davanti alla corte europea dei diritti dell’uomo. Una proposta indecente. Perché nessuno ha mai chiesto scusa per le torture di Bolzaneto. Perché non c’è ancora una legge sulla torturanel nostro codice penale e quella che potrebbe essere sfornata sarebbe una medicina peggiore del male.
A proporre la “conciliazione amichevole”, procedura prevista dal regolamento della Corte Europea dei diritti umani, è stato il ministero degli Esteri con una lettera indirizzata alla seconda sezione della Cedu, che a sua volta l’ha trasmessa ai ricorrenti.

La violenza contro le donne non è una questione di religione

di Anna Polo
L’estrema destra razzista tedesca rappresentata da Pegida (“Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”) ha approfittato rapidamente del coinvolgimento di immigrati e richiedenti asilo nelle violenze contro le donne scatenate a Colonia la notte di Capodanno per intensificare la sua crociata anti-islamica. Slogan razzisti e sbrigativi, che definivano stupratori tutti gli immigrati e chiedevano la cacciata dei profughi arrivati in Germania in fuga dalla guerra in Siria, Iraq e Afghanistan hanno risuonato nel raduno organizzato sabato e presto disperso con gli idranti dalla polizia dopo il lancio di bottiglie e petardi.
A dar man forte ai razzisti tedeschi c’era Tommy Robinson, ex leader dell’organizzazione britannica di estrema destra English Defence League, che ha suscitato grandi applausi sostenendo che “l’Islam è un cancro e Pegida è la cura” e che “Dio ci ha dato il diritto e il dovere di proteggere le nostre donne. E’ quello che fanno gli uomini”.

Elezioni amministrative 2016: palestra per l'unità della sinistra

di Guido Capizzi
Sarà in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno la chiamata al voto per eleggere i nuovi Consigli comunali in 1322 Comuni italiani su 8005. A essi vanno aggiunti i centri in cui il Consiglio sarà sciolto entro il 24 febbraio. 24 sono i nuovi Comuni, nati da fusioni amministrative. Le statistiche ci dicono che 150 sono i Comuni con più di 15mila abitanti e 25 i capoluoghi di provincia, sparsi in quasi tutte le Regioni. Tra essi Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Trieste e Cagliari.
Insomma una tappa importante alla quale ci si deve preparare con cura e particolare attenzione.
A noi interessa come la sinistra, quella autentica, si avvia al voto. Forse, già in ritardo per la lentezza imposta dalla politica, che può avere aspetti positivi come il discernere con pazienza, ma che porta anche dubbi sul perché a questo punto ci sia ancora molta confusione sotto il cielo.

Il fascino discreto della crisi economica. Intervista a Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova

Intervista a Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova 
Riccardo Bellofiore è Professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Bergamo. Insegna Economia monetaria, La dimensione storica in economia: le teorie, Macroeconomics e International Monetary Economics. Oltre ad una monografia su Claudio Napoleoni e due volumi sulla crisi editi da Asterios, ha curato, da solo o in collaborazione, volumi su Sraffa, Mises, Marx, Luxemburg, Kalecki, Minsky, l’operaismo, la globalizzazione e le condizioni del lavoro, la crisi capitalistica attuale. Insieme agli attivisti torinesi di “Noi Restiamo” sta organizzando un ciclo di letture del I libro del “Capitale” di Marx.
Giovanna Vertova è Ricercatrice di Economia Politica presso l’Università di Bergamo. Insegna Economia delle grandi aree geografiche, Economia dello sviluppo, e Istituzioni di Economia. I suoi interessi di ricerca riguardano la dimensione spaziale dell’economia, l’economia dell’innovazione e l’economia di genere e femminista, e su questi temi ha pubblicato svariati articoli e monografie.

No alla guerra, sì ai diritti

di Franco Turigliatto 
Le previsioni di una ripresa delle “magnifiche sorti progressive”, dell’economia capitalista, si sono rapidamente sbriciolate di fronte al rallentamento delle economie dei grandi paesi emergenti, alla svalutazione dello yuan, al crollo della borsa in Cina e, a catena, nelle diverse aree geografiche del capitalismo.
All’inizio del 2016 la mondializzazione capitalista ci consegna un mondo segnato da una più profonda crisi economica che nessun soggetto statuale, sovranazionale o imperiale riesce a controllare (vedi l’articolo di Michel Husson “Economia, le coordinate della crisi in arrivo”), dalla concorrenza e dallo scontro tra le diverse potenze imperialiste (o a vocazione imperialista) e dai conflitti che oppongono le diverse potenze regionali emergenti (in un rapporto complesso con le prime), di cui quanto accade in Medio Oriente è l’espressione più profondamente tragica e reazionaria.

Colonia. E le donne?

di Paola Giaculli
Molte sono le voci in Germania che si indignano di fronte alle aggressioni di uomini “di origine araba e nordafricana“ che hanno assalito decine di donne alla stazione di Colonia, gridando allo scandalo del sessismo praticato in altre culture, specialmente islamiche.
L’accoglienza sarebbe dunque da riconsiderare, per molti e molte – una procedura da sottoporre a severi controlli. E molti invocano respingimenti immediati. Molte e molti, a destra, si scoprono improvvisamente femministi, quando è in gioco l’onore e la dignità della donna bianca. Che però non è tema di discussione e nemmeno causa di cotanta indignazione quando il colpevole è per così dire, biologicamente tedesco, o visto dal punto di vista italiano, europeo o occidentale.

"Alla guerra, alla guerra! E a chi la Libia? A noi!"

di Dante Barontini 
Il senso della tempistica dei nostri media – dei loro proprietari – si vede da certi dettagli. Il Corriere della Sera spara un editoriale autorevole, di Franco Venturini, che chiede al governo di promuovere un intervento militare il Libia, per difendere un nostro non meglio precisato “interesse strategico”. Qualche ora prima il premier designato del nascente “governo di accordo nazionale” libico, Fayez Sarraj, era sfuggito a un agguato. Il convoglio di auto su cui viaggiava è finito sotto il tiro di armi da fuoco sulla via verso Misurata.
I dettagli sull'agguato dicono molto. Quello di ieri sera era il primo viaggio che Sarraj compiva in Libia da capo del nuovo governo di “riconciliazione nazionale”. Neanche il tempo di ottenere il placet dalle potenze occidentali, di stringere gli accordi minimi necessari con le fazioni rivali, di ripartire le malsicure poltrone ministeriali, ed ecco che sei già sotto il fuoco.

Com’è povero il diritto se non parla d’amore. In Italia di più...


di Alba Vastano
“Com’è povero il diritto se non parla d’amore” (Stefano Rodotà)
Dobbiamo sempre farci riconoscere come gli ultimi a legalizzare i diritti in un Paese, il nostro, che è poi paradossalmente uno stato di diritto. E non è davvero valida in nessun senso la famosa citazione “gli ultimi saranno i primi…”. Non dovrebbe esserlo neppure per il mondo cattolico. Anche Matteo, l’evangelista, dissentirebbe e potrebbe dare la classica tiratina d’orecchie all’establishement della chiesa cattolica, che proprio da quest’orecchio non ci sente. 
Ma come non siamo tutti fratelli? Non siamo tutti uguali sotto il nome del dio cristiano? E non abbiamo forse tutti gli stessi diritti? Sembra proprio di no. In Italia meno che mai. Via i rom che puzzano, via gli immigrati che ci rubano il lavoro e le case (ma quale lavoro?), via chi ha un credo religioso diverso dai cattolici, via chi è omosessuale.

Le fondazioni politiche come nascondiglio finanziario

di Paolo Biondani e Lorenzo Bagnoli
Il senatore, i petrolieri e i re del mattone. Il ministro delle grandi opere e l'imprenditore-prestanome. Il premier di sinistra e le cooperative rosse. Il capo del governo e il suo pensatoio-cassaforte. L'onorevole sindaco e le società in odore di mafia...
Il mondo delle fondazioni è una terra di mezzo dove si incrociano i big della politica e i soldi delle aziende private. Il loro ruolo è sempre più importante: con la crisi o la scomparsa dei partiti storici, da almeno vent'anni il potere in Italia si concentra attorno a personalità forti. E i programmi non vengono più discussi dalla base degli elettori, ma in circoli ristretti (think-tank o pensatoi) che riuniscono politici, imprenditori, professionisti e cattedratici di area. Organizzati in fondazioni o associazioni che sono ormai diventate i bacini di reclutamento della classe di governo. "L'Espresso", che aveva dedicato un anno fa un'inchiesta di copertina al proliferare di questi enti di diritto privato, ora ha provato a misurare il livello di controllo della legge su questi nuovi centri di potere.

Oltre le false dicotomie e lo stragismo capitalista in un’era di crisi ambientale

di Paul Street 
Sottoscrivo da molto tempo il giudizio tetro, competente dal punto di vista ambientale, formulato nel 2001 dal brillante filosofo socialista Istvan Merszaros che:
“molti dei problemi con cui dobbiamo confrontarci – dalla disoccupazione strutturale cronica ai grandi conflitti politico-militari [del nostro tempo] e alla sempre più diffusa distruzione ecologica evidente dovunque – richiedono un’azione concertata nell’immediato futuro. La scala temporale di tale azione si misura forse in pochi decenni, ma certamente non in secoli. Siamo a corto di tempo … La scomoda verità della questione è che se non c’è un futuro per un movimento radicale di massa nel nostro tempo, non può esserci alcun futuro per l’umanità stessa … Se dovessi modificare le parole di Rosa Luxembourg in rapporto ai pericoli che ora affrontiamo, aggiungerei a ‘socialismo o barbarie’ questa precisazione: ‘barbarie, se siamo fortunati’. Poiché lo sterminio dell’umanità è il contesto finale del corso distruttivo dello sviluppo del capitale”.

Globalizzazione e diritti umani

di Giulia Romano 
Parlare di diritti umani non riconosciuti ci fa pensare a un mondo distante da noi. Ci vengono subito in mente lo sfruttamento in Asia oppure la pena di morte presente negli Stati Uniti. È più difficile rendersi conto che anche nel nostro Paese ci sono alcune situazioni di diritti negati che meritano la nostra attenzione. Una di queste è il fenomeno dei “bambini invisibili”, e riguarda i bambini figli di immigrati che non hanno avuto la possibilità di essere iscritti all’anagrafe e che quindi di fatto non esistono. È una falla del sistema italiano che è stata di recente messa in evidenza da mozioni e pubblici interventi, critici nei confronti di questa inaccettabile negazione del diritto a esistere. È un’implicazione del processo di globalizzazione, che se sotto alcuni aspetti può sembrare qualcosa di positivo, sotto altri ha effetti chiaramente negativi nei confronti di alcuni gruppi di persone.

La grande ipocrisia dell’affido rinforzato

di Chiara Saraceno 
Affido “rinforzato”, questo sconosciuto istituto giuridico è la nuova parola d’ordine per salvaguardare non già i diritti dei bambini, ma la sensibilità e l’ipocrisia dei parlamentari contrari alle coppie dello stesso sesso e soprattutto al loro desiderio di essere genitori. Quindi, come un tempo per i bambini nati fuori dal matrimonio, che non potevano essere riconosciuti da un genitore se questi era sposato con un’altra persona e che, anche quando riconosciuti, avevano meno diritti dei figli legittimi, neghiamo ai figli delle coppie dello stesso sesso il diritto ad avere due genitori legalmente riconosciuti, anche se questi ci sono e sono disponibili.
In nome del principio che un bambino deve sempre avere un padre e una madre, e del timore del ricorso alla gestazione per altri, se nella legge sulle unioni civili non verrà inclusa la possibilità di adottare il figlio della/del proprio partner (come è possibile per le coppie di sesso diverso), un bambino figlio di un/una omosessuale dovrà per legge rimanere con un solo genitore legale, mentre il suo altro genitore effettivo sarà solo un “affidatario rinforzato” (come un aperitivo), qualsiasi cosa possa voler dire.

In gioco c’è la Costituzione, non il destino del premier

Intervista a Lorenza Carlassare di Silvia Truzzi
Lunedì sarà il battesimo: nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati si terrà il primo incontro dei Comitati del No alla riforma Boschi: «Proveremo a sensibilizzare i cittadini», spiega Lorenza Carlassare, uno dei relatori dell’incontro. «Speravo – in un eccesso di ottimismo – che ci fosse un ripensamento in Parlamento su alcuni aspetti della riforma costituzionale. Ci preoccupiamo di chiedere il referendum in base all’idea che questa riforma venga approvata così com’è, con tutti i difetti che ha. Addirittura una modifica che saggiamente la Camera aveva eliminato (l’attribuzione al Senato del potere di eleggere da solo due dei cinque giudici costituzionali che ora vengono eletti dal Parlamento in seduta comune) è stata ripristinata dal Senato, e ormai l’approvazione della Camera sembra sicura. Evidentemente non c’è spazio per una riflessione critica.

Colonia: non sui nostri corpi

di Vane Bix
Dopo i fatti di Parigi abbiamo parlato di guerra civile mondiale. I fatti di Colonia ci parlano dello stesso processo giocato questa volta sui corpi delle donne, che, si sa, in tutte le guerre sono sempre trofeo da conquistare e piacere da usurpare.
Ma partiamo dai fatti, e questo ci sembra già il problema di ciò che è successo o non è successo a Colonia la notte di San Silvestro: non si riesce a capire. Prima 60 poi 90 ora 100 - fino ad arrivare ad essere, nelle parole del ministro degli interni tedesco, una vera e propria organizzazione criminale – uomini maghrebini, quindi arabi, quindi islamici hanno derubato, malmenato, molestato ed infine anche stuprato decine di donne.

Generi, generazioni e consumi nel XXI secolo

di Davide Costa
Il secolo scorso è stato definito da molti sociologi il “secolo dei consumi” in quanto, a seguito di una trasformazione del capitalismo, del boom economico e della mercificazione sempre più totale, “consumare” prodotti è diventato parte integrante della nostra vita quotidiana. Negli anni ’50 e ’60 l’attenzione dell’analisi della sociologia marxista infatti si spostò su questi aspetti: celebre è la teoria critica di esponenti della Scuola di Francoforte come Herbert Marcuse o Theodor Adorno che parlarono di industria culturale che, attraverso i media, creava quell’uomo a una dimensione standardizzato, imborghesito, incapace di elaborare una propria visione del mondo, ormai bombardato dalla concezione del pensiero unico e atto solo a “consumare”.
Queste forti visioni influenzarono un’intera generazione, quella del sessantotto e della Nuova Sinistra che attraverso una propria controcultura si oppose allo stato di cose vigente contro ogni forma di autoritarismo, fosse esso mediatico e culturale o dittatoriale.

No alla guerra, rilanciare la lotta di classe

di Renato Caputo
25 anni fa, con la dissoluzione dell’Urss, si apriva una nuova epoca storica, caratterizzata dalla restaurazione liberale e liberista, in cui purtroppo ancora oggi sopravviviamo. L’euforia per la conclusione inaspettatamente rapida e indolore di quel terribile – per le classi dominanti – secolo breve, inauguratosi con la Rivoluzione di Ottobre, fece perdere il senso della realtà. I corifei e gli ideologi del nuovo ordine sancirono non solo la fine delle rivoluzioni, delle dittature, ma altresì delle guerre, della legge del valore, della crisi, della classe operaia, della lotta di classe, delle differenze di classe, delle ideologie, della verità e, persino, della stessa storia.
Sfruttando i rapporti di forza quanto mai favorevoli, prodotti da una vittoria realizzata essenzialmente sul piano delle sovrastrutture, gli adepti del nuovo pensiero unico liberal-liberista, spesso con la furia dei neo-convertiti, intendevano sancire la fine dello stesso principio speranza in un mondo diverso, migliore, più giusto e razionale, in nome della fedeltà alla terra, dal momento che ogni assalto al cielo non solo peccava di utopismo, ma avrebbe finito con il peggiorare le cose, aprendo la strada a regimi totalitari.

Inquinamento: qualcosa di più della danza della pioggia

di Marzio Galeotti e Alessandro Lanza
Nel mese di dicembre 2015 abbiamo vissuto un paradosso significativo: nelle ore in cui comunità scientifica e politica si compiacevano per i risultati della Cop21 di Parigi, abbiamo scoperto che l’attenzione e gli sforzi dedicati agli inquinanti globali ci hanno distratto da quelli locali, i quali hanno voluto far sentire la propria voce, in particolare nei centri urbani.
Ci siamo trovati a invocare la pioggia come soluzione assai temporanea al problema, nemmeno fossimo una popolazione primitiva che dipende da uno sciamano che danza per noi. L’insistenza dell’alta pressione sul bacino del Mediterraneo ha infatti determinato un lungo periodo senza pioggia, provocando una persistente cappa di smog che ha oppresso le regioni del Nord Italia, senza però escludere città come Roma o Napoli.

Dossier sul genocidio dei curdi in Turchia

Le elezioni del 7 Giugno scorso avevano consegnato una situazione nuova, dopo 13 anni di potere incontrastato da parte del piccolo sultano Erdogan. Il suo partito (AKP) ed il primo ministro Ahmet Davutoglu hanno per la prima volta dovuto fare i conti con una grossa perdita di consenso, lascito dai risultati delle urne che, soprattutto grazie allo strabiliante risultato dell’HDP (oltre 6 milioni di voti), hanno scombussolato i piani politici di Erdogan: accentramento dei poteri nelle sue mani e riforma in chiave iper-presidenzialista del sistema politico. Nonostante anche prima del 7 Giugno gli attacchi contro HDP, i suoi membri ed i suoi elettori si erano contati a centinaia con l’apice raggiunto nell’attentato di Diyarbakir (che ha di fatto riaperto la “nuova stagione” delle stragi di piazza), è stato certamente a partire dal 20 Luglio (attentato di Suruc) che il livello di at- tacco e violenza nei confronti dell’opposizione politica e del “vecchio nemico” curdo, si è alzato vertiginosamente.

Tra migranti e rifugiati, l’Italia non è invasa

di Edoardo Corradi 
Con gli eventi di Parigi freschi nella cronaca nazionale e internazionale è necessario fare una seria e lucida analisi sul problema – ritenuto tale o meno – dei migranti e dei profughi, specie sulla loro effettiva pericolosità o vicinanza allo Stato Islamico. Bisogna analizzare come questi termini siano diventati erroneamente intercambiabili nel linguaggio comune e di come invece abbiano due significati completamente diversi. I rifugiati sono quella particolare categoria di persone che a causa della guerra o della minaccia alla propria incolumità sono costretti ad abbandonare il loro Paese, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. A fuggire sono quindi persone soggette a repressione politica, fondate minacce alla loro sicurezza personale, rischi di tortura, arresti illegali. Non sono dunque i problemi economici del Paese a rendere una persona un profugo: queste infatti rientrano nella categoria di migranti economici e possono essere respinti alle frontiere se non in possesso della documentazione necessaria per la permanenza nel Paese.

Leggere l'esistenza attraverso una lente filosofica

di Rossana Galimi
L’eterna domanda “Che cos’è la filosofia?” è centrale nella nostra tradizione culturale e deriva da quel metodo che consiste nell’evitare gli esempi e nel ricercare la definizione precisa di ogni concetto, prodotto del ti estì socratico. L’incontro del Mimesis Festival dedicato proprio a questo interrogativo si apre con una scena del film Wittgenstein in cui l’omonimo filosofo espone ai suoi allievi la propria teoria secondo cui “vi sono problemi linguistici, matematici, etici, logistici, vi sono problemi religiosi, ma non vi sono veri problemi filosofici.”
Ludwig Wittgenstein afferma dunque che la filosofia “è un prodotto secondario di un malinteso linguaggio”. Come chiarifica successivamente Luigi Perissinotto, Direttore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università di Venezia, nonché uno dei maggiori interpreti del filosofo austriaco, egli ritiene che il che cos’è? sia fuorviante poiché ci porta a ricercare concretamente il significato, mentre questo è qualcosa di astratto. Bisogna porsi invece altre domande.

Intervista a Massimo Cacciari

Intervista a Massimo Cacciari di Giulio Cavalli
«Se perdo il referendum costituzionale, considero fallita la mia esperienza in politica»: Matteo Renzi l’ha detto nella conferenza stampa di fine anno. E ha precisato che non sarà un referendum solo sul nuovo Senato ma sul complesso delle riforme, dal Jobs act, a #labuonascuola, dall’Italicum allo Sblocca Italia. C’è chi sostiene – il professor Ignazi, per esempio – che il premier-segretario si assuma così un rischio grande. Gli si potrebbe coalizzare contro quel 25 per cento di italiani che lo considera – secondo uno studio proposto da Ilvo Diamanti – il leader peggiore e che è più consistente del 18 per cento che invece lo ritiene “il migliore”. Ricordiamo che il referendum confermativo – si dovrebbe tenere a ottobre – non prevede quorum: è valido qualunque sia il numero dei votanti. Ne abbiamo voluto parlare con Massimo Cacciari, filosofo, accademico italiano e politico.

Società e partiti ai tempi della confusione

di Laura Nanni
Quale dovrebbe essere il ruolo dei partiti oggi? 
C’è chi sta cercando una buona politica all’interno di un gruppo (da destra a sinistra), ma non trova che macerie; c’è chi prova a rilanciare partiti, vecchi e nuovi, e nuove aggregazioni, ma vanno in frantumi al primo impatto con la realtà, rivelando inconsistenza e mancanza di progettualità.
Poi è arrivato il M5S. Si è affermato dando ‘rassicurazioni’ circa la propria identità dinon-partito, ma in realtà polarizza in sé tutti gli aspetti regressivi di un’organizzazione partitica.
Queste rovine dei partiti che ci troviamo ad osservare, sono molto spesso costituite da persone o gruppi di potere in conflitto tra loro che hanno in mente solo la spartizione di poltrone e di privilegi. Assistiamo da troppo tempo alla corruzione e al trasformismo di politici parlamentari o delle amministrazioni locali, animati solo da una inesauribile sete di potere e di ricchezza.

Il 16 gennaio le piazze gridino No alla guerra

di Sergio Cararo
Il prossimo 16 gennaio, una giornata di manifestazioni a livello nazionale ricorderà l’inizio di quella che possiamo definire come “La Guerra dei Trent’anni”. La prima Guerra del Golfo con i bombardamenti sull’Iraq del 16 gennaio 1991, indica infatti l’apertura di quel Vaso di Pandora della guerra che si manifesta ormai con una escalation di cui è difficile – e allo stesso tempo inquietante – prevedere una conclusione.
La convocazione della giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra si è rivelata opportuna davanti al totale e assurdo vuoto di iniziativa politica su questo terreno (a parte le manifestazioni di Napoli, Firenze, Trapani, Capo Teulada).

Globalizzazione e cibo

di Carina Baciu
A partire dalla metà degli anni Ottanta del XX secolo si è verificato un insieme di trasformazioni su scala mondiale, di importanza e impatto enormi, che vengono di solito indicati con il termine globalizzazione. Esso è caratterizzato da fenomeni estesi su gran parte del globo terrestre, sono collegati tra loro con un numero di interconnessioni, una forza e un’ampiezza del tutto sconosciuti nel passato e infine i cambiamenti che tali fenomeni provocano in una certa regione del pianeta si ripercuotono su molte altre aree anche molto distanti con grande rapidità.
Le interazioni globali di cui stiamo parlando riguardano i campi più vari dell’agire umano; i più importanti sono quello economico e finanziario (nel cui ambito venne elaborato il concetto stesso di globalizzazione), quello tecnico-scientifico, quello culturale e della comunicazione.

Torna lo spauracchio trivelle

di Serena Giannico
«Perché questa matassa, in questo Paese?», è la domanda della ricercatrice e docente universitaria Maria Rita D’Orsogna, abruzzese «doc» anche se lavora in California, che segue vicende e scempi legati al petrolio.
Il quesito riguarda la piattaforma off shore «Ombrina mare» che la Rockhopper Exploration vuole realizzare in provincia di Chieti a ridosso delle spiagge della decantata Costa dei Trabocchi.
Il governo dopo il colpo di scure inferto prima di Natale, invece di «seppellire» definitivamente il progetto, ha prorogato di un anno la concessione alla multinazionale. Lasciando tutti interdetti, tutti tranne il coordinamento No Triv, che aveva messo in allerta riguardo ad eventuali tranelli. Nel frattempo la battaglia, che sembrava avviarsi a conclusione, prosegue a suon di carta bollata e ricorsi.

La cassetta degli arnesi di Marx

Intervista a Roberto Fineschi di Ascanio Bernardeschi
Roberto Fineschi, giovane filosofo senese, allievo del compianto Alessandro Mazzone, è uno dei pochissimi italiani che ha seguito da vicino i lavori della nuova edizione critica delle opere di Marx e di Engels. È autore di diversi saggi [1] che, partendo dall'illustrazione di questa novità editoriale, forniscono alcune indicazioni utili per sviluppare la ricerca sulle orme del lascito marxiano. Ha tradotto in italiano e curato la pubblicazione del primo libro del Capitale [2] che tiene di conto di tali novità. Lo abbiamo intervistato per i lettori de La Città Futura.
Roberto, puoi dirci in cosa consistono i lavori della MEGA2 e perché sono importanti?
"Si tratta della nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels iniziata nel 1975. Prevede la pubblicazione di oltre un centinaio di volumi, tant'è vero che è stata definita scherzosamente “megalomane”.

Essere stessi nel mondo globale

di Costanza Avigail e Maria Cont Blasutig
“Sviluppata, avanzata, moderna”: sono questi alcuni dei termini più usati dalla nostra società civilizzata e mediamente ricca per riferirsi alle proprie condizioni attuali; ma rispetto a cosa si attribuiscono tali qualifiche? Socialmente sviluppata? Scientificamente avanzata? Tecnologicamente moderna? Sembrerebbe quasi che queste espressioni ritraggano una società utopica. La realtà sociale di oggi si potrebbe invece paragonare a un dipinto malfatto e scadente, incorniciato da un’ingannevole brillantezza capace di distrarre l’osservatore.
Con tale metafora intendiamo avviare nel testo che segue una ricerca sulla vera identità della società odierna e mostrare come essa non sia così armoniosa come molti pensano.

Banca Etruria, sprechi e favori: le accuse agli ex vertici e al consiglio

di Fiorenza Sarzanini
La quantificazione delle nuove sanzioni si conoscerà entro due mesi. Ma l’atto di incolpazione di Bankitalia contro i vertici del consiglio di amministrazione di Banca Etruria e cinque componenti dell’organismo, fa ben comprendere quali siano «le carenze nel governo, gestione e controllo dei rischi e connessi riflessi sulla situazione patrimoniale» che hanno portato l’istituto di credito all’insolvenza. Dodici punti di contestazione che chiamano direttamente in causa l’ex presidente Lorenzo Rosi, i due ex vicepresidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi – padre del ministro delle Riforme Maria Elena – e i componenti del Cda Claudia Bugno, Andrea Orlandi, Luciano Nataloni, Luigi Nannipieri e Claudio Salini. Tutti accusati dai funzionari di Palazzo Koch di «inerzia nell’attivare adeguate misure correttive per risanare la gestione, provocando un ulteriore peggioramento della situazione tecnica, già gravemente deteriorata.

Iran contro Arabia Saudita: dietro la religione spunta l'economia

di Stefano Paterna
Sale la tensione tra le due sponde del Golfo Persico. Brucia l'ambasciata saudita a Teheran, masse imponenti di sciiti protestano contro la casa regnante dei Saud. Prosegue insomma la lunga guerra civile nel cuore dell'Islam. Ma una lettura ideologico-religiosa di questo conflitto, o anche solo politica, porta a non percepire gli elementi strutturali, fondanti dell'antagonismo tra Iran e monarchia saudita.
È vero che per certi versi l'Arabia Saudita sta all'Iran un po' come l'Impero degli Asburgo alla Francia della Grande Rivoluzione. Come l'Austria-Ungheria era spaventata dall'irruzione sulla scena della storia europea delle masse popolari di città e campagne che mettevano in discussione privilegi secolari, così la casa regnante dei Saud trema da trentasei anni dinanzi alla rivoluzione iraniana e a una sua possibile esportazione nella penisola arabica.

Renzi mente: questo non è più un paese per giovani

Che l’Italia non fosse un Paese per giovani lo dice la realtà, e lo conferma anche l’ISTAT. Non è bastato il Job Act, il contratto a tutele crescenti e la garanzia giovani per gonfiare in modo sostanziale i dati sull’occupazione, e sgonfiare quelli sulla disoccupazione.
A dispetto di quanto periodicamente i media scrivono per tentare di convincerci che l’economia ha ripreso a crescere, l’anno scorso sono stati oltre 90.000 i giovani tra i 18 e i 40 anni che non solo hanno lasciato l’Italia, ma hanno addirittura trasferito la propria residenza altrove; in Gran Bretagna, Germania e Svizzera, principalmente, dove i tassi di occupazione giovanile salgono all’80-90% contro il 45% in Italia (fonte Eurostat).

Expo, i trucchi di Sala per nascondere il buco

di Gianni Barbacetto
Va tutto bene. Expo è un successo. I conti sono in ordine e il suo capo può lanciarsi nella campagna per diventare sindaco di Milano. Il 21 dicembre 2015 il consiglio d’amministrazione di Expo spa si è concluso con un comunicato che sprizza ottimismo: “Il patrimonio netto della società Expo 2015 spa a fine 2015 è previsto positivo per 14,2 milioni di euro”. Un brillante risultato ottenuto grazie “all’oculato impiego delle risorse degli anni passati”. I numeri: “L’esercizio dell’anno in corso si chiude con un margine operativo lordo positivo per 14,9 milioni di euro, che deriva da ricavi pari a 736,1 milioni di euro e costi di gestione del valore di 721,2 milioni di euro”.
L’abbellimento dei bilanci ha fatto il miracolo. L’aiutino definitivo lo ha dato il governo Renzi, che il 13 novembre ha stanziato per Expo 20 milioni per “costi sicurezza imprevedibili”, più altri 60 milioni sottratti alla realizzazione della tramvia Milano-Limbiate (che coprono la quota mai versata dalla Provincia di Milano che ha chiuso i battenti). Preveggente, il governo: i 20 milioni per la sicurezza – imprevedibili? – sono la cifra che permette di evitare il rosso di bilancio, anzi di far apparire i conti positivi per 15 milioni.