La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 16 giugno 2016

Prendiamo esempio dalla Namibia

di Joseph Stiglitz e Anya Schiffrin
Situata tra l’Angola e il Sud Africa, la Namibia ha sofferto moltissimo durante la lunga lotta contro l’apartheid. Tuttavia, da quando il Sud Africa ha ottenuto l’indipendenza nel 1990, questo Paese di 2,4 milioni di persone ha raggiunto enormi successi, soprattutto nell’ultimo paio di anni. Una motivazione importante del successo della Namibia è stata l’attenzione che il governo ha riposto sull’istruzione. Mentre i cittadini nei Paesi avanzati danno per scontata l’istruzione primaria e secondaria, in molti paesi poveri, l’istruzione secondaria, e anche le scuole elementari, richiedono il pagamento di tasse scolastiche. Infatti, ai governi viene spesso chiesto di imporre le tasse come una forma di “recupero dei costi”. In Namibia, tuttavia, l’istruzione pubblica primaria è gratuita; e, a partire dall’attuale anno scolastico, lo è anche l’istruzione pubblica secondaria.
Il governo della Namibia è attivo anche in altri modi. Gli sforzi per debellare la malaria hanno ridotto i casi annuali di malattia del 97% in circa dieci anni. In controtendenza con il trend globale della crescita di disuguaglianza, il coefficiente di Gini della Namibia (l’indice che misura il grado di disuguaglianza nella distribuzione del reddito) è sceso di circa 15 punti dal 1993 (a dire il vero da uno dei maggiori livelli nel mondo). E il tasso di povertà è stato più che dimezzato, dal 69% nel 1993 a meno del 30%, con la povertà estrema (il numero di persone che vive con meno di 1,90 dollari al giorno) che è sceso di un valore simile, da poco meno del 53% a meno del 23%.
La Namibia vanta il grado più alto di libertà di stampa da parte dei Reporters Without Borders – anche più degli Stati Uniti e di altre economie avanzate. Il Paese ha inoltre ricevuto giudizi favorevoli – tra i più alti in Africa - sull’Indice di percezione della corruzione da parte di Transparency International.
Anche quando i prezzi delle commodity sono scesi, la Namibia è riuscita a mantenere una forte crescita del Pil – il 4,5% nel 2015, dopo una crescita media di circa il 4,2% dal 1991 al 2014. Allo stesso tempo, il rapporto debito-Pil, circa il 25%, è inferiore di un terzo del rapporto debito-Pil dell’Europa o degli Stati Uniti.
Naturalmente, la Namibia ha i suoi problemi. Il tasso di disoccupazione, almeno quello misurato convenzionalmente, si ostina a rimanere alto, a circa il 28%. E, come altri Paesi nella regione, deve far fronte a elevati livelli di Hiv/Aids – circa il 17% della popolazione è positiva all’Hiv.
La Banca Mondiale classifica la Namibia come un paese dal reddito medio alto, ma le autorità insistono sul fatto che il loro è un Paese in via di sviluppo. La Namibia soffre certamente di alcune difficoltà che noi associamo alle economie meno sviluppate. Deve occuparsi dello sviluppo di un Paese molto grande e arido con una popolazione esigua. Ciò include comunità di cacciatori e raccoglitori nomadi isolate dal deserto che in qualche modo devono essere integrate in una società moderna senza perdere la loro identità.
Integrare persone che un quarto di secolo fa erano ai margini dell’economia globale sarebbe un compito arduo per ogni paese. Per la Namibia, è ancora più difficile: come qualsiasi paese nel mondo, si sta confrontando direttamente con gli effetti del cambiamento climatico.
Ciononostante, la Namibia ha gestito questi problemi senza riserve creando un’economia diversificata e una società coesa. Eccezionalmente, le fazioni politiche rivali della lotta alla libertà del Paese si sono unite per lavorare insieme per il bene comune.
In realtà, la Namibia garantisce assistenza sanitaria economica non solo ai suoi cittadini, ma anche ai suoi vicini. Circa il 15-20% delle visite mediche nel nord della Namibia vengono effettuate da cittadini angolani. Il direttore dell’albergo dove alloggiavamo, proprio sul confine, invia regolarmente una barca sul fiume infestato da coccodrilli per portare gli angolani che vogliono acquistare provviste al ristorante dell’hotel.
Nessuno in Namibia parla di costruire un muro tra il loro Paese e i vicini poveri e corrotti. Piuttosto, i namibiani che abbiamo incontrato comprendono che non si possono scegliere i vicini, quindi è meglio lavorare con loro condividendo le scarse risorse d’acqua, cooperando sugli sforzi nel settore sanitario regionale, incoraggiando gli investimenti e organizzando programmi di scambio tra gli studenti.
Inoltre, il governo della Namibia ha saggiamente compreso che le abbondanti risorse naturali possono diventare facilmente una disgrazia, poiché arricchiscono i pochi a spese dei molti. Le autorità sanno che a meno che la ricchezza naturale della Namibia non venga investita in infrastrutture e nella capacità produttiva della sua popolazione, l’esaurimento delle risorse lascerà il Paese più povero, non più ricco. Sanno anche che sarebbe irresponsabile non ricavare il più possibile dalle risorse del Paese e stanno rivedendo le leggi sugli investimenti e i contratti sull’estrazione per garantire che venga fatto così.
La trasparenza è cruciale in questo processo, che è il motivo per cui il forte supporto del governo alla libertà di stampa è così importante. Come ci ha detto il Presidente Hage Geingob, la stampa spesso dice cose che a lui non piacciono. Ma, avendo lottato per liberare il Sud Africa dall’apartheid, dice Geingob, la Namibia deve difendere i diritti che si è conquistata. Oltretutto, Geingob riconosce come la trasparenza lo protegge dalle richieste di favori da parte di gruppi aziendali.
Non tutte le risorse principali della Namibia sono limitate. Alcune – come la pesca – sono rinnovabili, e il governo sta lavorando duro per preservarla e potenziarla. Più importante, al contrario della maggior parte delle economie che dipendono da altre risorse, la Namibia ha ottenuto successi diversificando l’economia – al punto che i servizi rappresentano oltre il 60% del suo Pil, con il turismo in testa. Ogni anno, oltre un milione di turisti stranieri visita il Paese.
Ciò non è sorprendente. La Namibia è uno dei posti più belli al mondo e la sua popolazione protegge l’ambiente e gli animali. Circa 100 anni fa, i colonialisti – nell’“1%” del loro tempo – praticavano la caccia e decimavano i rinoceronti e gli elefanti. Ora gli scienziati locali stanno riportando gli animali sulla Skeleton Coast e in altre parti del Paese. Ironicamente, una parte del finanziamento per queste operazioni proviene dall’1% di oggi, che viene donato per questa causa.
La Namibia dimostra che anche i Paesi che partono con seri svantaggi – razzismo, colonialismo, disuguaglianza e sottosviluppo – possono disegnare un percorso verso la prosperità. I suoi risultati meritano riconoscimento internazionale – ed emulazione.

Traduzione di Rosa Marseglia
Fonte: Project Syndicate 

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