La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 9 novembre 2016

La Thatcher continua a vivere! (In Francia)

di Serge Halimi
E’ uno strano paradosso che l’eredità di Margaret Thtacher debba essere ripudiata a parole nel Regno Unito, proprio quando la sua medicina economica più amara sta ottenendo l’appoggio in Francia. Il 5 ottobre il primo ministro del Regno Unito, Theresa May ha pronunciato un discorso che deve aver sconcertato alcuni dei fedeli del suo partito. Ha criticato una società di privilegio per i ricchi, ha difeso il ruolo dello stato che esiste per ‘fornire ciò che i singoli individui, le comunità e i mercati non possono’, ha messo in rilievo i ‘diritti dei lavoratori’, ha lodato la tassazione, ‘il prezzo che paghiamo per vivere in una società civile’, ha elogiato i servizi pubblici, specialmente l’istruzione e la sanità (al suo staff è stata offerta un’ovazione), e ha annunciato il rilancio della spesa pubblica per gli alloggi e i trasporti.
Anche il suggerimento di un tale svolta nelle politiche, ha fatto infuriare il saggista e giornalista francese di destra, Nicolas Baverez. Ha condannato la ‘controrivoluzione liberale’ della May (1).
Non deve preoccuparsi: la sua eroina, la Thatcher, ha in ritardo ottenuto asilo politico al di là della Manica, dove un miscuglio di misure neoliberali serve da programma comune per la destra francese. E’ già prevista la vittoria per i candidati conservatori il prossimo anno, che indica il desiderio quasi universale di rimuovere François Hollande e anche lo stato di disintegrazione in cui ha lasciato il Partito Socialista; questa sarebbe una vittoria per i candidati conservatori che promettono di aumentare l’età della pensione di due o tre anni, di aggiungere tre o quattro ore alla settimana lavorativa senza paga ulteriore, rottamare l’imposta di successione, ma aumentare la VAT (Imposta sul valore aggiunto) (che colpisce duramente i poveri), di erodere l’indennità di disoccupazione e di abolire dai 300.000 ai 500.000 posti nell’amministrazione sociale. In un paese in cui i risultati dei sondaggi hanno sostituito il dibattito politico, il fatto che le prime tre misure siano ampiamente disapprovate, è passato quasi inosservato (2).
La cosa più sconcertante deve però arrivare ancora. Invece di mobilitarsi contro una purga di tipo thatcheriano che anche i conservatori britannici sembra abbiano rifiutato, alcuni votanti della sinistra, generosamente seguiti dai media, stanno preparandosi a prendere parte alle primarie della destra in questo mese – rischiando di aumentare la legittimità del candidato vincente quando inizierà a mettere in atto il programma. Nel 2012 il voto tattico portò gli oppositori del neoliberalismo a votare per Hollande al primo turno per assicurarsi che Nicolas Sarkozy perdesse. Sappiamo il risultato di questa mossa: Hollande adottò le principali posizioni politiche di Sarkozy, e il Fronte Nazionale divenne il più grande partito della Francia. Questa volta di nuovo per sconfiggere Sarkozy, si sostiene che l’appoggio dovrebbe andare a uno dei suoi ex ministri, Alain Juppé, che 30 anni fa è stato l’architetto dello spostamento della destra francese verso il neoliberalismo (3). E’ diventato davvero troppo aspettarsi che la gente riservi le proprie energie per difendere le idee politiche in cui credono realmente?

Note

(1) ‘Le virage antilibéral de Theresa May’ (Lo spostamento anti-liberale di Theresa May’s), Le Figaro,Paris, 17 ottobre 2016.

(2) Il 56% è contrario a porre fine alla settimana di 35 ore il , 64% è contrario ad aumentare l’età di pensionamento, e il 67% a rottamare l’imposta di successione (IFOP-sondaggio Atlantico del 23 maggio 2016).

(3) Vedere François Denord, ‘Et la droite française devint libérale’ [E la destra francese è diventata neoliberale], Le Monde diplomatique, Marzo 2008

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Le Monde Diplomatique
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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