La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 9 giugno 2016

Voucher, i numeri e da che parte stare

di Stefano Catone
Lo sfruttamento a mezzo voucher è una pratica oramai stabile e istituzionalizzata, che nell’ultimo anno ha visto una vera e propria esplosione, raggiungendo la cifra record di 115 milioni di biglietti venduti, pari a un incremento del 66% rispetto al 2014.
Voucher, lavoro occasionale?
Un incremento che potremmo definire esponenziale, dato che nel 2008 ne furono venduti solamente 500mila. Un incremento che non è frutto del caso, ma che è conseguenza di precise scelte politiche che tendono allaprecarizzazione, che favoriscono il lavoro sottopagato, che permettono di estrarre degli “extraprofitti” – cioè profitti indebiti e ingiusti – direttamente sulla pelle dei lavoratori.

Gli “extraprofitti” tracciano chiaramente la linea di demarcazione tra chi dobbiamo difendere e chi dobbiamo combattere, senza la necessità di fare nomi e cognomi, ma con politiche misurate attraverso l’indice di Gini, che come primo obiettivo si pongano l’uguaglianza. Fa gridare allo scandalo, infatti, la circostanza che risultino 15 committenti che hanno speso in voucher più di un milione di euro: è difficile immaginare che si tratti di piccole o micro imprese, con problemi di commesse e attività discontinua. È facile pensare, invece, che si tratti di imprese cheschiacchiano diritti e salari per incrementare i profitti.
Come siamo arrivati fino a qui
Ma le ingiustizie non nascono dal nulla. Nel nostro caso, nascono da una strategia precisa, portata avanti dalle destre (non sapremmo in che altro modo chiamarle), che ha modificato la disciplina introdotta dalla riforma Biagi del 2003, eliminando i requisiti di occasionalità del lavoro e ampliando le categorie sia di soggetti che di settori lavorativi (grazie ai governi Berlusconi e al governo Monti) fino al totale smantellamento del sistema di garanzie (grazie al governo Renzi). Tutto ciò si evince chiaramente dalla scheda analitica a cura di Daniela Minnetti, che trovate in allegato al post.
Cosa fare
Le risposte necessarie non sono complesse e nemmeno impossibili: si tratta molto semplicemente di “riagganciare” l’utilizzo dei voucher al lavoro veramente occasionale (quindi limitato nel tempo e nella retribuzione), a determinati settori produttivi e a determinate categorie, individuando le (poche!) eccezioni, quali possono essere il settore del turismo e il lavoro domestico.
In alto trovate una infografica che sintetizza la strategia attuata dalle destre, e le nostre proposte.
In allegato, una scheda tecnica e dettagliata sull’evoluzione della materia, la disciplina attuale e la nostra proposta di riforma, per ridare dignità al lavoro e ai lavoratori.


Grazie a Simone ‘Quilly’ Tranquilli per l’indispensabile supporto grafico.

Fonte: Possibile 

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