La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 9 giugno 2016

Corruzione elettorale e lanciafiamme: il partito secondo Renzi

di Giulio Cavalli
Che giornata. Di quelle da leccarsi i baffi: tutta senso della misura e bullismo lessicale. Politica? Niente. Al massimo qualche sede aperta per un controllo delle forze dell’ordine, come succede a Napoli dove, leggendo le accuse, sembra che il PD riesca a perdere nonostante gli illeciti. Matteo Renzi chiude il mercoledì 8 giugno 2016 con un frase sfortunata (una cazzata, si direbbe in termini tecnici) e un’inchiesta su Napoli che riporta agli anni ’80, ai Lauro che regalavano la scarpa destra solo dopo il voto. E in tutto questo Renzi in differita con Lilli Gruber a “Otto e mezzo” riesce in una sola intervista a negare l’alleanza con Verdini, a simulare ancora che questo voto delle amministrative non sia un anche un giudizio sul governo per poi finire promettendo di entrare “con il lanciafiamme” nel partito dopo i ballottaggi.
Il paninaro precipita e intanto chiede che l’orchestrino continui a suonare, inconsapevole di una reazione alla sconfitta che rischia di essere il viatico peggiore per i ballottaggi. Non sa, Renzi, che la superbia è un vizio perdonabile ad un eroe letterario o cinematografico ma risulta indigesta a chi decide i prelievi e la drammaturgia del nostro quotidiano. E non sa, Renzi, o finge di non capirlo, che nel momento in cui ti accorgi di non avere classe dirigente per quell’antico vezzo di circondati da nani timoroso dell’ombra, ormai stai camminando sulle macerie; ogni sforzo è solo l’accanimento terapeutico di un’agonia consapevole di non avere cura.
Per questo ormai si è fuori tempo massimo anche solo per le scuse: Renzi che dice di “avere sbagliato” è lo stesso inoculatole della velocità a tutti i costi e quindi risulta essere il peggior gufo di se stesso. Non basta nemmeno indicare i fallimenti degli altri (a proposito: grazie alla sinistra che riesce a svilirsi anche ad urne chiuse con questa goffa soddisfazione simulata) poiché Milano ci insegna chiaramente come il necrofilo Salvini risulti simpatico al massimo per un aperitivo con il sorriso ma mai per la gestione di qualcosa di complicato dal condominio in su.
Il “metodo Renzi” (l’onanista che ha fatto del suo partito il personale sex toy) va gradatamente bene quando va bene ma va sfacelamente male quando le cose non funzionano e adesso siamo nella fase sfacelo. E chissà come reagisce il vincitore per vocazione di fronte all’inciampo più lungo su cui sia mai incespicato. Intanto, sotto, a guardare, c’è un Paese. Intanto.

Fonte: Left

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