di Daniel Munevar
Data la vaghezza del programma economico dell’amministrazione Trump, è difficile fare una valutazione delle sue possibili implicazioni negli Stati Uniti e all’estero. Ciò detto, ci proveremo comunque. In linea di massima, credo che le quattro principali aree di policy saranno: la politica fiscale, la regolamentazione finanziaria, il commercio internazionale e l’economia interna.
1. La politica di bilancio
Quello che sappiamo è che Trump intende attuare due tipi di politiche. Da un lato, una profonda riforma del sistema fiscale; dall’altro, un ambizioso piano infrastrutturale. Nel loro insieme, queste politiche hanno il potenziale per aumentare in modo significativo la crescita a breve termine. Non è chiaro quante siano realmente le risorse sottoutilizzate nel mercato del lavoro statunitense, ma data la portata di queste politiche è lecito aspettarsi che esse avranno un benvenuto impatto sull’inflazione. Per certi versi, questo renderebbe più facile la vita alla Fed, che sarebbe in grado di “normalizzare” la politica monetaria; allo stesso tempo sarà interessante vedere come la banca centrale affronterà la sfide dell’uscita dal quantitative easing.
Inoltre, un’ovvia conseguenza sarà un forte aumento del deficit fiscale nell’ordine del 4% del PIL circa. Questo è dove credo che le cose si faranno interessanti. A parte qualche bega interna, è lecito ritenere che Trump e Paul Ryan troveranno un accordo su un pacchetto di tagli alle tasse mirato a favorire l’1% più ricco. Tuttavia, a meno che non vengano effettuati paralizzanti tagli alla spesa corrente (ossia l’eliminazione di una grande fetta delle agenzie governative, che non è fuori discussione), sarà difficile accomodare l’impatto sul deficit dei tagli fiscali e della spesa infrastrutturale. Molto dipenderà da come reagiranno i falchi anti-spesa all’interno del partito repubblicano. La mia ipotesi è queste preoccupazioni saranno spazzate via e che la superficialità della retorica pro-austerity di personaggi come Ryan diventerà evidente a tutti.
2. Regolamentazione finanziaria
Anche se Trump non ha ricevuto un sostegno significativo da parte di Wall Street (che ha fortemente sostenuto Clinton), pare che favorirà uno smantellamento della Dodd-Frank e una riduzione dei poteri delle agenzie di regolamentazione finanziaria. Insieme all’impatto del pacchetto di politica fiscale, questo probabilmente stimolerà una turbo-crescita nel breve, a spese di una maggiore instabilità finanziaria più in là. Non è da escludersi neanche un ritorno a forme di prestito predatorio (predatory lending) come quelle che hanno caratterizzato il decennio precedente.
3. Ricadute sul commercio internazionale
La simultanea crescita del debito privato e del deficit pubblico potrebbe apparire come un ritorno al modello di crescita squilibrato dell’amministrazione Bush. Il trade-off di questo modello di crescita, oltre all’instabilità finanziaria, sarà un forte aumento del deficit commerciale del paese. Il ritorno ad un modello di crescita globale basato sul consumatore e sul governo americani come “creatori di domanda aggregata di ultima istanza” dovrebbe essere accolta con gioia in Europa, specialmente in Germania, Giappone e Cina. Oltre a beneficiare delle pressioni inflazionistiche, questi/e paesi/regioni potranno continuare a rinviare l’adozione di politiche volte a stimolare la domanda interna. L’incognita a questo proposito riguarda l’eventuale adozione di misure commerciali unilaterali da parte dell’amministrazione Trump per contenere un forte aumento del deficit commerciale. Retorica nazionalista a parte, penso che questo sviluppo, una conseguenza logica delle politiche interne ci si può aspettare dall’amministrazione Trump, sarà il trigger per misure quali barriere tariffarie e restrizioni alle importazioni.
4. Politica economica interna
Probabilmente l’aspetto più fastidioso di questa analisi è che ci sono molte ragioni per ritenere che la “Trumpenomics” sarà, almeno nel breve, un successo. Almeno dal punto di vista economico, queste politiche rafforzeranno l’appeal di Trump tra i suoi sostenitori. I tagli fiscali avranno un impatto significativo e negativo sulla disuguaglianza, ma poiché avverranno probabilmente in un contesto di crescita elevata e bassa disoccupazione, anche le famiglie a basso reddito beneficeranno dei magri vantaggi che gli verranno lasciati. I piani infrastrutturali saranno molto probabilmente fortemente indirizzati verso la Rust Belt. Man mano che scende il tasso di disoccupazione in queste regioni, aumenteranno le chance che Trump possa ottenere una rielezione nel 2020.
In breve, il deficit aumenterà, insieme all’inflazione, alla crescita, alla disuguaglianza e agli attriti internazionali. Agli elettori di Trump che stanno per beneficiare del tipo di piano fiscale che Obama non ha mai avuto la volontà o l’opportunità di implementare non importa nulla di tutto ciò. Faremo bene a prepararci ad otto lunghi anni di trumpismo.
Fonte: Eunews Oneuro

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