di Diana Johnstone
Il 2 giugno, pochi giorni prima delle primarie in California, Hillary Clinton ha rinunciato a competere con Bernie Sanders sulla politica interna. Invece ha puntato sul facile bersaglio delle più “bizzarre invettive” allo scopo di presentarsi come donna competente e saggia. Dando evidentemente per scontata la sua candidatura, si sta collocando come la candidata perfetta per i Repubblicani aggressivi. Scegliendo di parlare a San Diego, base della Flotta statunitense nel Pacifico, su un podio decorato con 19 bandiere americane e preceduta da mezz’ora di musica di marce militari, Hillary Clinton era sicura di trovare un pubblico amichevole per la sua celebrazione della “forza”, dei “valori” e dell’ “eccezionalismo” *dell’America. Incoraggiata da un pubblico di militari, Hillary stava già assumendo il ruolo a cui soprattutto aspira: quello di Comandante Supremo delle Forze Armate.
Ogni volta che Hillary parla, si devono cercare le bugie. Quelle più grosse in questo discorso erano omissioni. Nessuna citazione del suo appoggio all’invasione dell’Iraq, nessuna citazione del disastro che aveva provocato in Libia, nessuna citazione del contributo al perseguimento di morte e distruzione senza fine in Medio Oriente.
Ha però mentito anche nel rivendicare un merito parziale per l’accordo nucleare con l’Iran che era stata propensa a bloccare e, cosa molto profonda, nel presentarsi come campione di diplomazia. Quando era Segretario di Stato bloccò la diplomazia che avrebbe evitato o posto fine al conflitto, soprattutto riguardo alla Libia dove anche agli esperti funzionari militari statunitensi era stato detto di tagliare i loro contatti con gli agenti di Gheddafi che cercavano un compromesso pacifico.
Prima del discorso, The Washington Post ha riferito che con la campagna elettorale di Hillary “si spera che ci siano molto più Repubblicani e indipendenti con la mentalità per la sicurezza nazionale che voterebbero per lei, anche a denti stretti, piuttosto che vedere Trump alla Casa Bianca.”
The Washington Post ha osservato che “l’industria della difesa e le basi militari dello stato della California le avevano fornito lo scenario per il suo discorso.” Davvero! Hillary Clinton sta molto semplicemente soddisfacendo le richieste del complesso militare-industriale, come ha fatto in tutta la sua carriera. Sta soddisfacendo l’industria delle armi che ha bisogno che gli Americani siano sempre spaventati dalle varie “minacce” per poter continuare a drenare la ricchezza della nazione per metterla nelle loro imprese redditizie. Ha bisogno degli uomini e delle donne delle forze armate che credono in tutte quelle minacce inventate dagli intellettuali nei gruppi di esperti e nelle redazioni dei giornali.
Questo è il nucleo dell’elettorato con la “mentalità per la sicurezza nazionale” cui mira Hillary. Ha avvertito che Trump metterebbe a rischio la meravigliosa politica estera bipartisan che ci ha mantenuto grandi e al sicuro per decenni.
In realtà, questi leader “con la mentalità per la sicurezza nazionale”, come Dick Cheney e la stessa Clinton, hanno portato gli Stati Uniti in guerre che creano caos, ispirano i nemici e mettono a rischio la sicurezza nazionale di tutti. Malgrado la posizione geograficamente sicura degli Stati Uniti, è stato quel Partito della guerra bipartisan che ha creato minacce genuine alla sicurezza nazionale statunitense, stuizzicando i nidi dei calabroni del fanatismo religioso in Medio Oriente e provocando la Russia provvista di armi nucleari con aggressive esercitazioni militari proprio vicino ai suoi confini.
La base della visione del mondo di Hillary è quel tristemente noto “eccezionalismo americano” che anche Obama ha celebrato. Se non controlliamo il mondo, ha fatto capire Hillary, “altri si precipiteranno a riempire il vuoto”. Chiaramente non può concepire di trattare rispettosamente con le altre nazioni. Gli Stati Uniti, ha proclamato, sono “eccezionali – l’ultima migliore speranza sulla terra.”
Non tutte le persone sulla terra la pensano in quel modo quindi devono essere convinti a obbedire. In pratica, questo “eccezionalismo” significa agire al di sopra della legge. Significa un mondo monopolare controllato dalle forze armate statunitensi. In pratica, la devozione di Hillary ai “nostri alleati” significa combattere guerre in Medio Oriente a beneficio di Israele e dell’Arabia Saudita, i cui acquisti di armi sono indispensabili per il nostro complesso militare industriale. Significa bombardare paesi e rovesciare governi stranieri, dall’Honduras alla Siria e oltre, allo scopo di aiutarli a conformarsi ai “nostri valori”.
Trump procede goffamente a tentoni, a volte in maniera idiota, verso un importante cambiamento nella politica estera statunitense. E’ preparato male per quel compito. Se mai venisse eletto, dovrebbe licenziare i neoconservatori e assumere un’intera nuova squadra di esperti per istruirlo e guidarlo. Sarebbe una specie di miracolo.
Alcuni dei rimproveri di Hillary mirati alle dichiarazioni di Trump riguardo al politica estera definiti “spericolati, rischiosi”, non sono così ovvii come presume. Per esempio, l’affermazione di Trump che si siederebbe a negoziare con il dittatore nord-coreano Kim Jong Un. E’ realmente un’idea così folle?
La Corea del Nord è una piccola nazione i cui leader si definiscono “comunisti” ma che sono essenzialmente una dinastia che è emersa dalla resistenza contro gli invasori giapponesi nella II Guerra Mondiale. La loro lite con la Corea del Sud e derivata dal dominio dei collaborazionisti giapponesi in quella parte del paese. Questa è storia vecchia e oggi la Corea del Nord si sente minacciata – ed effettivamente lo è – dalla perpetua presenza militare statunitense sui suoi confini. Un piccolo paese isolato come la Corea del Nord non è una “reale” minaccia per il mondo, perfino con le armi nucleari, tanto celebrate che sono chiaramente intese sia a difendersi dagli attacchi che come merce di scambio.
Sarebbe quindi così terribile sedersi a parlare e scoprire quale potrebbe essere l’accordo? Fondamentalmente, i leader nord-coreani vorrebbero fare un patto per diminuire la minaccia statunitense e portare il loro paese fuori dall’isolamento. Perché non discutere questo, dal momento che potrebbe portare alla fine della “minaccia nord-coreana” che è comunque artificiale?
La reazione di Hillary è tipica. Si vanta che la sua soluzione è di costruire in Giappone un costoso scudo per la difesa conto i missili e di sviluppare l’ampliamento militare di ogni paese nella regione. Come al solito, Hillary sceglie la soluzione militare, deridendo la nozione di diplomazia.
Il discorso di Hillary Clinton sembrerà di sicuro convincente per coloro che hanno la “mentalità della sicurezza nazionale” perché è così familiare. Lo stesso discorso che aveva fatto George W. Bush ma espresso in modo molto più impeccabile. L’America è buona, l’America è grande, dobbiamo continuare a essere forti per salvare il mondo. Questa è la strada verso il disastro.
Hillary è chiaramente la candidata del Partito della Guerra.
Diana Johnstone è l’autrice di: Fools’ Crusade: Yugoslavia, NATO, and Western Delusions. [La crociata dei pazzi: la Iugoslavia, la NATO, e le delusioni dell’Occidente. Il suo nuovo libro è: Queen of Chaos: the Misadventures of Hillary Clinton [La regina del caos: le disavventure di Hillary Clinton]. Si può contattare su diana.johnstone@wanadoo.fr
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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