La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 6 giugno 2016

Comunali 2016, una volta qui era tutta sinistra

di Giulio AF Buratti
Viste da sinistra queste comunali sono di una mestizia senza precedenti. A Roma, la sinistra a sinistra del Pd ha perso 50mila voti, uno su due di quanti l’avevano votata nelle precedenti comunali ha preferito votare altro. O fare altro. Nel 2013 c’era stato un tentativo, quello della Repubblica romana di Sandro Medici, che aveva provato a sottrarsi alla morsa del Pd e, per questo, era stato ignorato dai media. Finì con poco più di 26mila voti mentre Sel, sul carro di Marino, ammucchiò 63mila preferenze. Stavolta Fassina ha avuto una esposizione mediatica che Medici se la sognava ma non s’è andati molto oltre le 50mila preferenze per le liste collegate. Meno di diecimila voti all’operazione nostalgia stalinista e piccista di Marco Rizzo. Ha pesato, a Roma, il coinvolgimento di Sel nella disastrosa esperienza di Marino e in quella della Giunta Zingaretti col loro portato insidioso per le occupazioni, la casa, i beni comuni. Percentuale 4,47% contro il 6,25% e il 2,2% di tre anni fa.
A Milano, un pezzo di Sel ha trovato opportuno schierarsi con Sala, il manager di Expo, e ha portato a casa 19mila voti. L’altra sinistra, con Basilio Rizzo, supera i 17 mila voti. Sel aveva il 4,70% e Rifo il 3,10%. Ora, Basilio Rizzo si ferma al 3,56% e i sellini con Sala al 3,3%. Nel 2011, Sel e Prc, in carovana con Pisapia, avevano preso, rispettivamente, 28mila e 18 mila voti. Anche qui diecimila voti di sinistra in libera uscita che in parte si riversano sul Pcl di Ferrando che “balza” dai 400 voti del 2011 ai 2mila di ora.
Anche a Torino, Sel è stata lacerata dalla voglia di restare con Fassino: chi ha fatto questa scelta ha raggranellato 7200 voti, il 2% e rotti, mentre la coalizione di Airaudo ha preso 14mila voti, il 3,7%. A spanne sono stati perduti altri 8mila voti visto che, la scorsa tornata, Sel aveva collezionato 23mila preferenze e la coalizione Prc più Sinistra critica aveva sfiorato le 7mila. Marco Rizzo, il lìder maximo del Pc nostalgico, anche se gioca in casa nella sua Torino, ha lo stesso 0,8 di Roma con i suoi 3200 voti. Stabile il Pcl sui 600 voti.
Più incasinata la situazione di Napoli e forse meno drammatica visto che De Magistris, a tratti pittoresco, a tratti populista, è stato comunque l’unico sindaco arancione ad aver fatto a meno del Pd e a compiere operazioni controcorrente come quella di ripubblicizzare l’acqua pubblica. Bene, nella sua coalizione la lista di Sel e Rifo raccoglie 18mila voti circa ma molte migliaia di voti di sinistra sono finiti nella pletora di liste civiche di DeMa. Nel 2011 con De Magistris correva solo il Prc e prese 15mila voti, mille di meno di Sel che aveva scelto di stare col candidato del Pd e anche allora molti voti di movimento finirono alla lista civica del sindaco e una manciata nello sfortunato (e forse miope) tentativo di Napoli non si piega. Stabili, più o meno, i mille voti del Pcl e altrettanti ne prende il partitino di Rizzo.
A Bologna la coalizione di sinistra si ferma al 7% con 12200 voti mentre Sel, nella precente tornata, in coalizione con Merola, aveva collezionato quasi 20mila voti (e oltre il 10%) con la prodiana Frascaroli a fare da capolista, a cui vanno sommati i 2700 voti del Prc, anch’esso meroliano, all’epoca, che s’era bloccato all’1,4%. 1600 voti al Pcl che ora, invece, supera quota 2mila.
La sinistra continua a rattrappirsi anche ora che sembra (va) incamminata verso un soggetto comune, la cosiddetta Grande Sel, Sinistra Italiana. Quel processo sembra scontare la subalternità al Pd, il sogno di accogliere i fuggiaschi dalla “ditta” in nome della nostalgia per un centrosinistra smemorata dei disastri sociali prodotti in nome dell’Europa e della governabilità. La frammentazione sociale, la solitudine percepita dai lavoratori nel vuoto pneumatico della passività della Cgil, o nell’isolamento di quelle lotte che pure ci sono, hanno favorito la disaffezione per il voto o il rifugio nelle promesse di palingenesi a cinque stelle con tutto il carico di ambiguità populista di cui è portatore il direttorio grillino.
Così, mentre in Europa crescono le lotte e le speranze per uscire dall’austerità, l’Italia si conferma un’anomalia ma di verso contrario rispetto agli anni 70 quando le conquiste sociali e civili del movimento operaio sembravano alludere a tutt’altra storia. Il futuro non è più quello di una volta.
Voleranno stracci, a sinistra, ma non prima dello spettacolo desolante delle trattative per i ballottaggi.

Fonte: Popoff Quotidiano 

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