La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 27 settembre 2016

Se le Ong per i diritti umani sono al servizio degli Usa

di Mark Weisbrot
Si suppone che le organizzazioni per i diritti umani difendano i principi universali come: lo stato di diritto, e la libertà dalla repressione dello stato. Ma quando hanno base negli Stati Uniti e sono vicine al governo americano, spesso si trovano allineate con la politica estera statunitense. Questo danneggia la loro credibilità e può compromettere la causa dei diritti umani. Alcuni recenti avvenimenti in America Latina hanno evidenziato questo problema. Il 29 agosto, il Senato brasiliano ha rimosso dall’incarico la presidente eletta, Dilma Rousseff, anche se il pubblico ministero federale assegnato al suo caso, aveva determinato che la manipolazione delle procedure contabili per cui veniva messa in stato di accusa non costituivano un reato.
Inoltre trascrizioni trapelate di telefonate tra i leader politici sull’impeachment, dimostravano che questi volevano liberarsi di Dilma per proteggersi dalle indagini riguardanti la loro corruzione.
Michel Temer, al quale è già stato proibito di candidarsi alla presidenza a causa delle violazioni delle regole del finanziamento della campagna elettorale, ha sostituito una presidente eletta che non aveva commesso alcun reato. Tutto ciò che riguardava riguardo il processo è di tipo politico, e ora il nuovo governo sta cercando di attuare un’agenda di destra che era stata sconfitta nelle tre precedenti elezioni presidenziali.
Fa parte dell’agenda della destra una stretta alleanza con gli Stati Uniti e la sua strategia da Guerra Fredda di “contenimento” e di “riduzione” rispetto ai governi di sinistra in America Latina. E qui è dove entra in gioco l’Osservatorio per i Diritti Umani (Human Rights Watch , HRW–la più nota organizzazione degli Stati Uniti per i diritti umani – in particolare la sua Sezione delle Americhe.
L’HRW si è astenuto dal presentare la minima critica al processo di messa in accusa; peggio ancora, si che il direttore esecutivo della sua sezione delle Americhe, José Maria Vivanco, i media brasiliani il giorno che il senato brasiliano ha votato per rimuovere in permanenza la presidente, hanno scritto che ha detto che i brasiliani “dovrebbero essere orgogliosi dell’esempio che stanno dando al mondo.” Ha anche elogiato “l’indipendenza della magistratura” in Brasile. Sérgio Moro, il giudice che indagava i casi di corruzione politica, era lungi dall’essere indipendente. In marzo ha dovuto chiedere scusa per aver fatto trapelare alla stampa delle conversazioni intercettate tra il presidente Lula da Silva e Dilma, Lula e il suo legale e tra la moglie di Lula e i loro figli.
Sembra anche che Vivanco abbia appoggiato la persecuzione politica nei riguardi dell’ex presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner, mentre lodava chi la aveva sostituita, cioè Mauricio Macri, appoggiato dagli Stati Uniti. “Un’istituzione acquista credibilità quando è in grado di fronteggiare chiunque sia,” ha detto, riferendosi all’attuale azione penale nei confronti della Fernández. Naturalmente, l’indagine sulla corruzione di qualsiasi funzionario di governo, compreso un ex presidente, può essere perfettamente legittima, ma la Fernández, il suo ex ministro delle finanze e l’ex capo della banca centrale, sono stati incriminati per aver condotto quello che qualsiasi economista sa essere nulla di più che una normale operazione della banca centrale. Questo è chiaramente un caso di tentativo di rimuovere dalla politica un’ex presidente di sinistra che, insieme al suo predecessore e defunto marito, Néstor Kirchner, erano stati a capo, per un periodo di 12 anni, di un enorme incremento dei livelli di vita nel loro paese. Questo genere di repressione politica dovrebbe essere una seria preoccupazione per le organizzazioni dei diritti umani, ma di questo non si è fatta parola a Washington.
Naturalmente, questo comportamento è strettamente allineato con la politica estera statunitense nella regione; per esempio, l’amministrazione Obama ha chiaramente dimostrato il suo appoggio al colpo di stato in Brasile. Il 5 agosto, il Segretario di Stato, John Kerry si è incontrato con il ministro degli Esteri brasiliano provvisorio, e ha tenuto una conferenza stampa congiunta con lui circa positive future relazioni tra Stati Uniti e Brasile. Facendo queste dichiarazioni congiunte e agendo come se questo fosse già il reale governo del Brasile, quando il senato brasiliano non aveva ancora deciso il destino della presidente eletta, Kerry ha fatto capire da che parte stava il governo degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato aveva già inviato un segnale analogo in maggio, soltanto tre giorni dopo che la Camera bassa brasiliana aveva votato per mettere Dilma in stato di accusa.
E il presidente Obama chiarito molto bene la sua preferenza per il nuovo governi di destra in Argentina, dato che l’amministrazione Obama ha cancellato la sua opposizione a prestiti da parte di organizzazioni multilaterali che aveva imposto durante il precedente governo di sinistra che ha naturalmente contribuito ai problemi di bilancia dei pagamenti.
Quando gli è stato chiesto dell’impeachment in Brasile, Vivanco ha risposto:
"Non ci uniamo alle critiche dei procedimenti di impeachment e in altri sviluppi politici locali, tranne quando pongono una notevole minaccia ai diritti umani e allo stato di diritto. Quindi, per esempio abbiamo denunciato il colpo di stato che ha rimosso il Presidente dell’Honduras Manuel Zelaya nel 2009 e anche ha quello che ha cacciato per breve tempo il Presidente venezuelano Hugo Chavez nel 2002.
La situazione in Brasile, non è, però, come queste. Sia che si accetti oppure no il risultato, questo è un processo politico che si svolge in un paese con una magistratura ii grado di stabilire se si stanno rispettando le leggi che governano quel processo."
Ma la procedura di impeachment ha sollevato delle domande serie circa l’indipendenza della magistratura del Brasile, e anche circa lo stato di diritto , come si è osservato qui sopra e altrove. E quando le forze armate dell’Honduras hanno rovesciato il Presidente Manuel Zelaya, la Sezione delle Americhe dell’HRW ha fatto molto poco. Ha pubblicato alcune dichiarazioni sul suo sito web nei mesi successivi a al colpo di stato, che però erano in gran parte soltanto formali. L’HRW Ha accesso ai più importanti media degli Stati Uniti, sia quelli di opinione che quelli dedicati alle notizie, e può di solito pubblicare editoriali di alto profilo quando decide di fare uno sforzo. Tuttavia, nei mesi successivi al colpo di stato in Honduras, non c’è stato nulla sui media da parte dell’HRW che, al contrario dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) e dell’ONU e del resto del mondo, non ha mai domandato la reintegrazione del presidente democraticamente eletto. In quel periodo, il Segretario di Stato Hillary Clinton operò e riuscì a impedire che Zelaya tornasse in carica (la Clinton lo ha ammesso nel suo libro del 2014 – Hard Choices, Scelte difficili, giugno 2014).
Anche se talvolta denuncia le violazioni dei diritti umani compiute dai governi favorevoli agli Stati Uniti, la Sezione delle Americhe dell’HRW ha ignorato o prestato poca attenzione ai terribili crimini che vengono commessi dal governo degli Stati Uniti in questo emisfero. Alcuni degli esempi peggiori comprendono il rovesciamento del governo eletto di Haiti nel 2014, in seguito al quale migliaia di persone furono uccise e funzionari del governo costituzionale furono messi in prigione.
Anche l’OAS ha una storia con luci e ombre riguardo ai diritti umani, ha anche avuto un ruolo significativo nella cacciata del presidente eletto di Haiti nel 2004 e ha ribaltato i risultati delle elezioni di Haiti del 2010 su ordine di Washington. Ma la Commissione Interamericana dell’OAS per i Diritti Umani, in settembre ha emesso una dichiarazione esprimendo la sua preoccupazione per l’impeachment di Dilma; il segretario generale dell’OAS, un fedele alleato degli Stati Uniti – ha emesso una denuncia dettagliata, in termini molto più forti, quando iniziò il procedimento giuridico di impeachment. Tutto questo è in netto contrasto con le affermazioni di Vivanco per conto della Sezione delle Americhe dell’HRW.
L’HRW ha ripetutamente e sommariamente trascurato o ignorato le critiche sincere e meticolosamente documentate dei suoi conflitti di interesse. Queste comprendono lettere di premi Nobel , di ex funzionari di altro rango dell’ONU, e di studiosi che chiedono all’HRW di “proibire a coloro che hanno o la politica estera degli Stati Uniti di lavorare come personale dell’HRW, come consiglieri o membri del consiglio,” o anche di proibire a “coloro che hanno la responsabilità diretta delle violazioni dei diritti umani” di partecipare a consigli di amministrazione di organizzazioni indipendenti per i diritti umani, come l’HRW.
I governi che commettono violazioni dei diritti umani – il che significa quasi ogni governo del mondo – spesso attaccano le organizzazioni occidentali per i diritti umani oppure i loro alleati interni (talvolta finanziati dagli Stati Uniti) considerandoli strumenti dei governi di Washington. Questo li aiuta a sminuire la legittima lotta per i diritti umani e anche a raccogliere l’appoggio nazionalista a favore dei governi autoritari o la lotta per le violazioni commesse dai governi democratici. E perciò di importanza vitale che le organizzazioni per diritti umani restino fedeli ai loro principi dichiarati e difendano i diritti umani senza riguardo per gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: The Nation
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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