di Roberto Ciccarelli
Non si farà il referendum contro la «Buona Scuola». Il responso della Corte di Cassazione era atteso: i promotori dell’ultimo atto di resistenza contro la riforma schiacciasassi di Renzi e del Pd lo temevano sin dal giorno della consegna delle firme. La Corte ha ufficializzato il già parzialmente noto: non sono state raccolte le 500 mila firme necessarie per ciascuno dei quattro quesiti presentati: abolizione dello «school bonus», dell’alternanza scuola-lavoro, del preside-manager e della valutazione del merito. Finisce così la fase postuma della non brillantissima stagione di opposizione alla «Buona scuola.
Era nata sotto i migliori auspici con uno sciopero generale contro il governo, mentre il parlamento approvava la legge 107 «Renzi-Giannini». Un movimento spontaneo dei docenti spinse i sindacati alla mobilitazione dopo mesi di blocco.
Era nata sotto i migliori auspici con uno sciopero generale contro il governo, mentre il parlamento approvava la legge 107 «Renzi-Giannini». Un movimento spontaneo dei docenti spinse i sindacati alla mobilitazione dopo mesi di blocco.
Dopo l’approvazione il fronte si è disunito. Pippo Civati lanciò una fallimentare raccolta firme durante l’estate 2015: circa 300 mila quelle raccolte. I sindacati, le associazioni, gli studenti preferirono non partecipare alla raccolta, rinviandola di un anno per approfondire i profili giuridici dei quesiti. Una decisione che ha perso il tempo della politica, mentre la riforma renziana è entrata in circolo, amplificando a dismisura la sensazione di rassegnazione e sconfitta. Lo sfaldamento del fronte dell’opposizione, prima, e oggi il fallimento della raccolta firme (alla consegna era stato detto che erano 515 mila a quesito) è politicamente devastante sia rispetto alla possibilità di recuperare un’iniziativa generale nella scuola, sia rispetto alla credibilità del pensiero critico in un’opinione pubblica intossicata dagli slogan governativi.
L’ostilità alla riforma resta comunque altissima. Il 5 ottobre scorso la Gilda ha diffuso i risultati di un sondaggio Swg: 4 insegnanti su 5 respingono la riforma, 2 su 3 criticano la figura del «preside manager». Solo il 5% dei docenti è favorevole alla chiamata diretta, totem del renzismo manageriale all’opera. La sconfitta, perché di questo si tratta, rivela l’inadeguatezza e la frammentarietà dell’opposizione politica e sindacale che si affida ai referendum per superare le proprie debolezze. E lascia nel caos un mondo ferito e offeso dall’arroganza dei riformatori vecchi e nuovi.
Fonte: Il manifesto

Come iscritta a Possibile questo articolo mi lascia sconcertata.
RispondiEliminaNell'estate 2015 ho contribuito a raccogliere le firme per otto quesiti referendari, tra i quali uno riguardava il "preside manager" previsto dalla legge 107: vi assicuro che moltissimi insegnanti venivano a cercare i banchetti per firmare, sebbene la nostra iniziativa non fosse stata pubblicizzata né sostenuta ma anzi boicottata dal "movimento per la scuola"... malgrado ciò, alla fine raccogliemmo, con le nostre sole forze, circa trecentomila firme: perché mai la nostra raccolta non è "fallita" ma "fallimentare"? E perché mai nell'articolo si omette di ricordare che, accanto alla nostra, c'è stata una raccolta firme per l'abrogazione totale della legge 107, anch'essa osteggiata allo stesso modo dal sedicente "movimento della scuola"?
Non è mia intenzione cercare vendette, ma resto convinta che se il movimento della scuola avesse dato una mano subito e le firme si fossero raccolte insieme a quelle su trivelle e Jobs Act, forse l'obiettivo si sarebbe raggiunto e si sarebbe votato il 17 aprile... risparmiandoci l'obbrobrio della scuola renziana
Allora ci dissero che bisognava aspettare per coinvolgere meglio insegnanti e genitori; ma a quanto pare non è stato possibile. Non sarà forse perché il "preside manager" è ormai diventato realtà (è "entrato in vigore" nell'anno scolastico attuale) e gli insegnanti hanno paura ad esporsi contro la riforma?
Ti do ragione. Io che non sono iscritto a Possibile, mi adoperai all'epoca a promuovere la sua campagna referendaria e mi misi a raccogliere le firme. Se ci fosse stata unità, nel momento in cui il fronte contro la buona scuola era caldissimo, probabilmente oggi non staremmo a piangere questa sconfitta.
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