La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 11 febbraio 2016

Disperati e paperoni: la logica dei muri









Due notizie uscite negli stessi giorni. Apparentemente distanti. In realtà, unite come le chiocciole con il loro guscio. La prima: alcuni paesi dell’Europa dei nuovi muri e del filo spinato hanno deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere, minando la libera circolazione nello spazio Schengen, uno dei pilastri su cui si è costruito un senso comune europeo di appartenenza. La ragione? La presunta incapacità degli stati che controllano le frontiere continentali esterne (tra cui l’Italia) di gestire “il traffico” di profughi e migranti.
La seconda: un rapporto Oxfam racconta l’enorme diseguaglianza di reddito del nostro pianeta, con 62 persone che detengono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione globale (3,6 miliardi di persone). Nell’arco di 5 anni, questi paperoni hanno visto crescere i loro patrimoni di 500 miliardi di dollari (+44%), arrivando a un totale di 1.760 miliardi. Più o meno il valore delle spese militari globali. Non basta. Perché non solo le diseguaglianze aumentano, accelerano addirittura. Nel 2010, erano 388 i miliardari i cui patrimoni valevano quello della metà più povera del pianeta. Nel 2014, erano 80. Oggi, appunto, 62.
Da una parte, quindi, si alzano barriere per impedire il passaggio degli esseri umani; dall’altra, viene abbattuto ogni steccato per lasciar passare il dio denaro, anche nella sua forma eterea inventata dalla spietata finanziarizzazione dell’economia.
Ma al di là di un giudizio morale, in cui circola una buona dose di propaganda, cosa lega il tentativo dell’Europa di rinchiudersi a riccio e un mondo squilibrato come ai tempi dei servi della gleba? Il turbocapitalismo delle diseguaglianze – assieme alla demografia e alla violenza – genera la più grande fabbrica di migranti. Un’economia per l’1% (anzi, per lo 0,1%) delle persone produce miseria. Sempre secondo il rapporto di Oxfam (federazione di 18 organizzazioni umanitarie e attiviste), se le disuguaglianze non fossero cresciute durante questo periodo, 200 milioni di persone sarebbero uscite dalla povertà estrema. E per l’Ocse (non una banda di nostalgici marxisti, ma l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dei paesi ricchi), le diseguaglianze hanno causato, in 20 anni, una perdita mondiale di oltre 8 punti di Pil.
Come governare un mondo fondato sull’abisso che separa una manciata di magnati dalla massa dei meno abbienti? Basta alzare barriere nei crocevia caldi del mondo? Immigrare, spostarsi – fenomeno già naturale di per sé – è diventato una necessità. Che nessun ostacolo o terrorismo delle parole può bloccare. L’afflusso, semplicemente, si sposta. Devia verso luoghi accessibili, aumentando sofferenze e miseria.
E l’ansia – che fornisce i ferri del mestiere a demagoghi desiderosi di orientare l’opinione pubblica – azzera perfino i cosiddetti “vantaggi della generosità”. Sempre più spesso, infatti, è dato di leggere o ascoltare degli “illuminati” analisti liberisti rivendicare gli effetti benefici dell’immigrazione come fattore di sviluppo. Anche qui la ragione è egoistica: salvaguardare il futuro benessere economico e il welfare di un’asfittica e vecchia Europa. Tra questi, il professor Francesco Giavazzi che sul Corriere della Sera del 18 gennaio scrive: «Accogliere i rifugiati è una strategia intelligente. Aumenta la spesa pubblica nel breve periodo per l’assistenza necessaria, ma in modo che si corregge automaticamente entro un decennio. Nel lungo periodo rifugiati integrati contribuiscono alla sostenibilità del sistema pensionistico». Nel 2013, in Italia, erano già 620mila i pensionati che avevano ricevuto la pensione grazie ai contributi dei soli lavoratori stranieri. Nel 2009, erano 520mila.
La stessa Commissione europea, in un rapporto del 5 novembre 2015, scrive che le migrazioni hanno un potenziale impatto economico positivo, generando una crescita stimata tra lo 0,2 e lo 0,3%. Rapporto virtuoso che dipende soprattutto dalla qualità delle politiche di integrazione.
Ma la fabbrica della paura, la “sindrome dell’invasione”, l’emergenza continua sono pulsioni più forti nella testa e nel cuore delle persone di ogni numero o vantaggio economico che gli si prospetta. E anche le parole della Commissione europea sono poi tradite dalla realtà. Medici senza frontiere – in un rapporto pubblicato a gennaio, intitolato Corsa ad ostacoli verso l’Europa – scrive del «catastrofico fallimento dell’Unione europea nel rispondere ai bisogni umanitari di rifugiati, richiedenti asilo e migranti nel 2015».
Ma la diaspora della disperazione, figlia anche di un sistema economico diseguale e scarsamente redistributivo, continuerà a bussare alle nostre porte. Nessun trucco e demagogia, alla fine, piegheranno la natura delle cose.

Fonte: Nigrizia 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.