La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 12 ottobre 2016

Unire ciò che il neoliberismo ha diviso

di Eleonora Forenza 
“Unire ciò che il neoliberismo ha diviso”. È all’insegna di questo progetto che abbiamo condotto la campagna elettorale per le elezioni europee del 2014 e che portiamo avanti l’iniziativa politica al Parlamento Europeo.E per unità abbiamo sempre inteso qualcosa di diverso dalla pur importante alleanza delle forze politiche della sinistra o dalla presentazione di liste unitarie alle elezioni: unità come ricostruzione di un bocco sociale contro la disgregazione prodotta dal neoliberismo, come connessione dei conflitti e riconnessione tra politico e sociale: fare societàcome forma essenziale del fare politica. 
Unità, dunque, anche come ricostruzione di quei legami di solidarietà sociale spezzati da decenni di politiche neoliberiste, come creazione di reti fra i conflitti in difesa del lavoro, dell’ambiente e dei diritti e tutto il vasto mondo delle pratiche sociali, come unità di chi già pratica quotidianamente l’alternativa di società che vogliamo costruire.
Per queste ragioni come gruppo della Sinistra Unitaria Europea, Gue/Ngl, lo scorso 27 settembre, abbiamo organizzato un’assemblea al Parlamento Europeo, a Bruxelles, intitolata alle “Reti di solidarietà sociale nel Sud Europa” , pensata come confronto fra realtà che costruiscono quotidianamente pratiche di solidarietà sociale nei territori, in particolare nei Paesi del sud Europa più duramente colpiti dalla crisi aggravata delle massacranti politiche di austerità imposte dall’Unione Europea. L’obiettivo è quello di costruire una rete europea, a partire dal Sud e dal Mediterraneo, di quelle realtà che già praticano mutualismo. 
Sono intervenuti compagne e compagni impegnati nelle trincee della sofferenza sociale. Dall’emergenza dell’accoglienza in Grecia, con la testimonianza della Metropolitan Clinic of Hellenikon impegnata a fronteggiare la crisi economica che è diventata crisi anche sanitaria, a quella del terremoto nel Centro Italia in cui sono impegnate le nostre Brigate di solidarietà attiva, dall’esperienza della Rete per l’autorganizzazione Popolare, attiva con pratiche contro il caro vita nel nord Italia, alle reti che si stanno radicando in Spagna, con la presenza della Red de Solidaridad Popular.
Da questi preziosi interventi sono emersi due grandi temi.
Innanzitutto, il racconto delle loro attività ha evidenziato che dentro al lavoro quotidiano per rispondere ai bisogni primari e ai diritti negati ad ampie fasce di popolazione c’è in nucel’alternativa alla società dominata dal profitto e dall’individualismo che le politiche neoliberiste e l’austerità hanno costruito. Umanità, collaborazione, solidarietà. Da tutti gli interventi è stato chiaro che dalla crisi si esce soltanto con una risposta collettiva e organizzata, fondata sulla partecipazione e la democrazia integrale, in grado di ragionare in maniera opposta agli schemi che vengono comunemente proposti. Non ci si salva da soli ed il Sud Europa, in particolare, con lo sguardo sempre rivolto al Mediterraneo, è un fondamentale fronte di lotta. La solidarietà intesa come pratica politica, non come mera assistenza.
In secondo luogo, le esperienze intervenute al dibattito sono nate e cresciute in particolare in aree metropolitane e laddove più forte erano i bisogni maturati nella crisi. Spesso, anche se non sempre, in relazione con amministrazioni comunali e locali svuotate di poteri politici reali ma interessate a fornire una sponda alle mobilitazioni. E spesso con l’aperta opposizione del potere politico statale obbediente alle imposizioni economiche dell’Unione Europea.
Queste esperienze riscontrano inoltre quanto sia laborioso costruire reti stabili in grado di andare oltre la risposta immediata ad un bisogno e di caratterizzarsi come risposta complessiva ad un attacco politico generale agli interessi delle classi popolari. E anche quando riescono a strutturarsi in diverse regioni, come nel caso della R@P o della Red de Solidaridad Popular, riconoscono di essere un’aggregazione dentro una galassia di pratiche sociali e gruppi operanti ognuno nel proprio campo e sul proprio territorio.
Dopo il convegno tenuto a Roma nell’aprile 2015, il gruppo della Sinistra Unitaria Europea è impegnato a fornire supporto diretto e concreto alla necessità di coordinamento e di strutturazione su un piano anche sovranazionale delle reti di solidarietà.
Al termine dell’assemblea, un workshop organizzato dalle compagne e dai compagni spagnoli ha tracciato alcune linee di lavoro comune ed individuato un gruppo di lavoro internazionale. Si lavorerà sulla mappatura e sull’individuazione delle modalità migliori per mettere in comunicazione le esperienze di solidarietà e pratica sociale, nonché sulle forme di comunicazione all’esterno di un mondo che i principali media non considerano degno di notizia.
L’obiettivo è un nuovo incontro europeo.
In Italia
Proprio per l’importanza di queste riflessioni ho invitato al Parlamento, in questa occasione, tante compagne e compagni rappresentanti di esperienze di solidarietà e pratica sociale provenienti da ogni parte d’Italia. 
Ritengo infatti che il confronto fra queste realtà, anche molto diverse fra loro, sia irrinunciabile ed urgente. È una delle strade dell’alternativa che dobbiamo percorrere tutte e tutti insieme. Ed è anche parte della trasformazione della politica che abbiamo in mente. 
A Bruxelles abbiamo compiuto un altro passo in questa direzione. Hanno ragionato con noi esperienze molto eterogenee politicamente e geograficamente. Chi lotta contro il carovita nell’Italia settentrionale con la R@P e proviene da strutture politiche organizzate come Rifondazione Comunista, insieme a compagne e compagni dei centri sociali di Napoli, Caserta, Lecce. Esperienze dell’associazionismo impegnato nel sociale insieme a rappresentanti del sindacalismo conflittuale.
Hanno partecipato: R@p, Brigate di Solidarietà Attiva, Centro sociale Terra Rossa – Lecce, Csoa ex-Canapificio – Caserta, associazione “Dal Basso” – Arzano (Napoli), ex-Opg “Je so pazze” – Napoli, associazione Altramente, Unione Inquilini di Bergamo, sindacato Usb nazionale, Prendo Casa – Cosenza, Altra Europa, Rifondazione Comunista.
Questa folta “delegazione” italiana ha avuto modo di confrontarsi in una lunga riunione in preparazione della iniziativa del GUE/NGL. Il racconto delle numerose attività e le riflessioni teoriche hanno dato vita ad una discussione difficile da riassumere. Cerco in ogni caso di indicare i temi principali e le proposte che ne sono scaturite.
Innanzitutto, c’è la urgente necessità di conoscersi e di mappare sul territorio nazionale le attività organizzate di solidarietà sociale. Spesso nelle medesime città esistono gruppi differenti che si occupano di attività simili, gruppi d’acquisto, lotta per la casa, ambulatori popolari ed altro, e che si conoscono poco e non collaborano tra loro, non mettendo in comune buone pratiche, conoscenze, strumenti. 
Si tratta di un lusso che non possiamo più permetterci nei confronti del livello di aggressione in atto.
In secondo luogo, si è ragionato, a partire dall’intervento di Andrea Viani, dell’impostazione gramsciana secondo la quale esistono tre livelli di reazione organizzata all’offensiva capitalistica, i primi due di tipo “oggettivo”, di reazione economica e rivendicativa familiare o di piccoli gruppi laddove avviene l’attacco e più forti sono i bisogni. Si è condiviso che invece il terzo livello, caratterizzato dalla risposta collettiva e politica all’attacco, dall’immaginazione di una nuova società, non è ancora in vista e rappresenta l’obiettivo primario delle nostre prossime iniziative.
Ancora, abbiamo indagato il fenomeno per cui queste esperienze, in particolare nel Sud Europa, stanno costruendo un rapporto inedito e fecondo con le istituzioni locali, in particolare i comuni. In quei luoghi di democrazia di prossimità che il neoliberismo intende trasformare invece in esattori dei tributi dovuti ai vincoli di bilancio e ai patti di stabilità, si stanno sperimentando forme di opposizione a quelle politiche che coinvolgono alla pari sindaci e rappresentanti dei comuni e realtà di autorganizzazione sociale.
Le città private dei servizi e del lavoro diventano città ribelli, da Napoli a Barcellona arrivano al governo dei comuni, tornano a riempire di significato la democrazia municipale e ci dicono che un’alternativa è possibile. Un’alternativa che colmi l’enorme fossato che si è creato fra politica e società negli ultimi anni.
Una neo-municipalismo, insomma, conscio delle sue potenzialità e dei suoi limiti, in particolare per il coinvolgimento dei territori periferici e provinciali e per il rischio di un approccio impolitico, non ambizioso e sempre a rischio di cedimento nel costante braccio di ferro coi poteri politici ed economici avversi. 
Ancora, per titoli, abbiamo sottolineato grande protagonismo delle compagne nelle attività di solidarietà sociale, ad annunciare anche un nuovo modo di intendere e di fare politica.
Abbiamo ragionato delle difficoltà nella comunicazione verso l’esterno delle nostre pratiche, sottolineando la necessità di un discorso narrativo che innanzitutto racconti quello che facciamo.. E anche dell’emergere del bisogno, accanto a quelli più materiali, di assistenza psicologica. 
Abbiamo indicato l’orizzonte euromediterraneo e trans-Mediterraneo per le nostre iniziative, fra cui l’accoglienza ed il supporto alle persone migranti. Abbiamo indagato le difficoltà di relazione con le forze politiche e sindacali tradizionali, della sinistra e non, poco inclini ad accettare che nel sistema odierno le divisioni fra sfera politica, sfera sociale e sfera sindacale siano sostanzialmente saltate. E i rischi di inquinamento delle logiche di profitto, in particolare nell’ambito del cosiddetto “terzo settore”.
Abbiamo evidenziato l’importanza del coinvolgimento diretto nelle pratiche e nelle lotte conseguenti dei soggetti che hanno usufruito dei servizi messi in campo, in particolar modo delle persone migranti, per un approccio pienamente politico e non caritatevole.
Abbiamo apprezzato come fondamentale l’intreccio delle pratiche di solidarietà con il mondo del lavoro e in particolare con le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici e l’interlocuzione con il sindacalismo coflittuale che ha aperto un ragionamento sul sindacato sociale: a conferma del fatto che una risposta alternativa a questo capitalismo implica il superamento della tradizionale divisione dei compiti tra partito e sindacato. 
Abbiamo rilevato l’importanza di momenti di formazione culturale e politica continua da far camminare insieme alle nostre pratiche, perché chi soffre e resiste alla crisi impari anche a capire che origine ha e come uscirne collettivamente.
Attorno a questo ragionamento abbiamo proposto di lavorare collettivamente ad una Carta della Confederalità Sociale, a partire dal documento proposto dallla R@p, per sancire i principi e degli obiettivi che ispirano le nostre attività e permettere un riconoscimento ed una strutturazione in forma stabile di tutte le esperienze interessate sul piano nazionale e non solo. Un patto tra organizzazioni indipendenti, basato sulla piena democrazia e autonomia delle e degli aderenti: un patto “come elemento centrale di un processo che tende ad approfondire il conflitto tra lo Stato di Mercato e le città ribelli. Noi chiamiamo “Comune Sociale” questo spazio di pratiche sociali di tipo mutualistico e di confllitto che si confederano per resistere alla crisi e per sostenere le amministrazioni comunali ribelli che decidono di disobbedire al patto di stabilità. Lanciamo questa proposta non soltanto in Italia ma in tutto lo spazio del Mediterraneo, ed oltre la frontiera del sud”
In conclusione, nostro obiettivo è riportare da subito questa discussione necessaria in Italia, con l’idea dell’organizzazione di una grande assemblea a Napoli, luogo-simbolo in Italia non solo di anomalia politica in controtendenza rispetto al governo Renzi e all’austerità europea, ma anche di protagonismo sociale e del fiorire di esperienze di mutualismo, spazi sociali occupati e liberati e nuova politicizzazione nata nella stagione dell’affermazione del sindaco de Magistris. E possibile punto di riferimento italiano per la rete delle città ribelli europee.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.