La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 13 settembre 2016

Ancora sulla narrazione distorta dei dati economici

di Giovanni Principe
Prendo spunto da un post di Rita Castellani sul suo profilo Facebook in cui trova censurabile il “ri-commento” dell'ISTAT sui dati degli occupati nel secondo trimestre - già noti e commentati dal 31 luglio - per tornare di volata sul tema ISTAT toccato nell'ultimo post. L'Istat effettua la rilevazione degli occupati intervistando ogni mese, in una settimana di riferimento, un gruppo di famiglie sorteggiato (con un metodo di inserimento ricorrente nei gruppi che risponde a un criterio statistico rigoroso e universalmente condiviso) e pubblica il dato risultante alla fine del mese successivo.
Poi lo riporta all'arco trimestrale, più lungo e più significativo, in continuità con quanto ha sempre fatto (fino al 2003 però non era organizzata per rilasciare il dato mensile). La tecnica è ampiamente nota e condivisa con la comunità internazionale (in particolare con Eurostat a cui è vincolata).
Ora, il commento non sempre dà conto in modo chiaro della natura del dato trimestrale che in definitiva somma e registra quello già rilasciato ogni mese. Anzi, è perfino possibile che nei commenti ci si stia preparando al nuovo corso annunciato dall'arrivo (dai quadri della RAI) di un dirigente centrale per l'informazione e comunicazione statistica che gode della stima e del gradimento di Palazzo Chigi (ne parlo, per l'appunto, nell'ultimo post). Fa dunque bene Rita Castellani a bocciare il “ri-commento”.
Ciò detto, non fanno solo pena ma danno un'idea del punto a cui siamo arrivati quei governanti che avevano a suo tempo commentato con squilli di tromba i dati di aprile, poi di maggio e ancora di giugno, che registravano una crescita (che ora il dato trimestre rilancia) ma hanno poi dovuto prendere atto che dal mese di luglio si era tornati in negativo (-63.000 occupati, -0,3%, dato del 31/08). Adesso, con notevole faccia di bronzo, commentano il trimestre precedente come se fosse l'ultimo dato disponibile fresco di stampa. E lo commentano facendo finta che non sia stata abbondantemente analizzata la dinamica che sottosta al dato positivo del secondo trimestre. (La parte mia l'ho fatta in).
Meritano poi molta compassione, ma anche un po' di indignazione, quei sedicenti giornalisti e commentatori economici che stanno al gioco e si sforzano di far dimenticare quello che è emerso dall'ISTAT il 31 agosto. Perché quel giorno l'ISTAT ha rilasciato contemporaneamente due dati. Quello sull'occupazione in calo a luglio, a cui ho appena fatto riferimento, e quello sul PIL del secondo trimestre a crescita zero sul quello precedente. Segno che l'economia si è fermata (e si teme addirittura il segno meno nel terzo trimestre) e che l'occupazione inevitabilmente ha smesso di crescere da luglio: neanche voucherda poche ore al mese, bonus generosi per i neo-assunti e prolungamento dell'età pensionabile riescono più a far aumentare gli occupati (che poi sono le persone intervistate che dichiarano di aver lavorato almeno un'ora nella settimana di riferimento).
Il fallimento della politica economica del governo è conclamato e sta ormai turbando i sonni degli inquilini di Palazzo Chigi e via XX settembre. In quei palazzi è tutto un ribollire di incontri, riunioni (di brain-storming e briefing utili per le e-news e i tweet, ovviamente) da cui dovrebbe uscire l'immagine di un cambio di rotta. Di un cambiaverso del cambiaverso.
Poi uno va a vedere. E tra APE e 14ma ai pensionati si accorge che cambiano nomi e presentazioni ma siamo sempre alle solite: utilizzare l'assegno di disoccupazione (capitalizzato) per pagare i cari vecchi pre-pensionamenti a costo zero; dare 30 euro al mese in più ai pensionati poveri a cui sono stati negati gli 80 euro.
Narrazione, narrazione. E il re continua ad aggirarsi nudo pretendendo di fare colpo sui cittadini. 

Fonte: blog dell'Autore 

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