di Nicola Perugini e Neve Gordon
Poche settimane dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva sostenuto che si preoccupa dei diritti e della vita dei palestinesi di Gaza più quanto faccia la dirigenza palestinese, ha postato un video messaggio sulla sua bacheca di Facebook, sostenendo che qualsiasi futuro smantellamento in Cisgiordania equivarrebbe a una “pulizia etnica.” Ha continuato, facendo capire che, per quanto gli Stati Uniti e altri paesi occidentali appoggino l’estirpazione degli insediamenti israeliani in quanto parte di un accordo con i palestinesi, in effetti stanno sostenendo la “pulizia” degli ebrei.
“Accettereste la pulizia etnica nel vostro stato? Un territorio senza ebrei, senza ispanici, senza Neri,” ha chiesto in maniera retorica, tracciando così un collegamento diretto tra i coloni nei territori palestinesi colonizzati e i cittadini degli Stati Uniti discriminati in base alla razza.
La descrizione di Netanyahu di qualsiasi possibile evacuazione delle colonie in Cisgiordania, riflette l’etica del “settler colonialism” [una forma di colonialismo con il quale degli stranieri si trasferiscono in una certa regione, n.d.t.] in cui qualsiasi tentativo di trasferire dei coloni è equiparato all’ingiustizia. Non essendo disposto a riconoscere che i palestinesi hanno subito la pulizia etnica nel 1948 e nel 1967, e che continuano a vivere sotto la costante minaccia del trasferimento, come conseguenza diretta delle politiche del suo governo, Netanyahu dipinge Israele e quindi il distacco dei coloni ebrei dalla Cisgiordania occupata che costituisce solo il 22% della Palestina all’epoca del Mandato Britannico (1920-1948), come una vergognosa violazione dei diritti dei coloni ebrei. L’ironia, naturalmente, è che questi coloni inizialmente hanno colonizzato questa terra dopo che era stata presa nella guerra del 1967 per volere dello stato.
Inoltre, appellandosi all’espressione “pulizia etnica degli ebrei”, Netanyahu chiaramente tira in ballo un concetto che è profondamente radicato nella memoria collettiva ebrea e comprende una linea rossa non soltanto per lo Stato di Israele, ma anche per la comunità internazionale. Di fatto, sta ripetendo un “ritornello” per la prima volta citato dal famoso Ministro degli esteri israeliano, Abba Eban che, nel 1969, definì il ritorno ai confini anteriori al 1967 “un po’ come un ricordo di Auschwitz.”
Usando la metafora del “ricordo di Auschwitz”, Abba Eban faceva capire che un ritiro dai territori occupati nel 1967, corrisponderebbero a un altro genocidio del popolo ebreo, questa volta nella collocazione temporale e spaziale della Palestina.
Tragicamente, la rievocazione delle orribili violazioni perpetrate durante l’Olocausto, è servita per lungo tempo a legittimare la continua colonizzazione ed è presentata come una misura preventiva contro la ri-materializzazione di Auschwitz.
E così, il fatto che Netanyahu tiri in ballo la pulizia etnica dei coloni, fa pensare “alla linea di Auschwitz” suggerita da Eban e allo stesso tempo introduce la nuova idea di diritti umani dei coloni. Per mezzo del suo video, Netanyahu trasforma i coloni in una vittime delle violazioni dei diritti umani e i palestinesi a lui assoggettati in esecutori che sono chiaramente appoggiati – ingiustamente, secondo questa logica distorta, dalla comunità internazionale. Questa è certamente una forma molto strana di diritti umani: sono i diritti umani di un gruppo etnico preminente il cui predominio è stato stabilito esattamente per mezzo dell’espulsione e dell’assoggettamento dei palestinesi. Inoltre, la decolonizzazione diventa un crimine contro l’umanità, e il discorso globale dei diritti umani si trasforma in uno strumento per far avanzare la dominazione.
In netto contrasto con la discriminazione razziale contro afro-americani, ispanici, e altre persone di colore negli Stati Uniti, i coloni israeliani sono un gruppo esageratamente privilegiato. Non sono una minoranza nello stato ebraico, e, malgrado i tentativi di Netanyahu di rivedere la storia, è fondamentale ricordare che la pulizia etnica sancita dallo stato e le continue violazioni dei diritti umani, sono ciò che ha messo in grado i coloni ebrei di occupare le terre sui cui, tanto per cominciare, vivono.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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