La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 13 settembre 2016

Il bisogno della sinistra

di Francesco Erspamer
La sinistra (quella vera) ha bisogno di un partito forte, organizzato, strutturato e centralizzato. Altro che appelli alla democraticità interna: i partiti, come spiega il loro nome, devono essere di parte, e chi non ne condivide la linea deve andarsene o esserne espulso. Altrimenti, nei partiti-supermercato che piacciono al neocapitalismo globale, quelli in cui si trova di tutto, a vincere è sempre chi ha più soldi, più visibilità e meno scrupoli (pensate alle primarie farsa del Pd o a quelle americane).
È lo Stato e solo lo Stato a dover essere democratico: garantendo elezioni in cui sia possibile scegliere fra una molteplicità di programmi diversi fra loro e poi rispettando il volere popolare con una rappresentanza parlamentare rigorosamente proporzionale ai voti ottenuti. Come sancito dalla Costituzione che il Pd vuole stravolgere nel nome del mito della governabilità, ad assicurare la preminenza dell’esecutivo (esattamente ciò che la Costituzione intendeva evitare) e dei suoi sponsor.
L’alternativa è l’attuale frantumazione della sinistra in nicchie di interesse ideologico o materiale, incapaci di identificare una priorità politica e dunque destinate all’irrilevanza di fronte allo strapotere economico e mediatico delle multinazionali. Il grande successo del liberismo è stato proprio questo: la deregulation della politica, annunciata dai suoi profeti come fine della storia o fine delle ideologie, in realtà un’operazione propagandistica intenzionalmente mirata a corrodere la coscienza civile, la solidarietà sociale, il senso etico e la partecipazione democratica sostituendole con obiettivi contingenti e specifici, in molti casi auspicabili ma solo all’interno di un progetto generale. Vent’anni di avventurismi e di massimalismo hanno portato alla conquista di qualche diritto individuale (che sarebbe arrivato lo stesso) al prezzo della perdita di fondamentali diritti collettivi e di un profondo scadimento della qualità della vita per la gente ordinaria. È ora di cambiare strategia, è ora di riscoprire l’importanza e il piacere dell’unità, della lotta comune per valori comuni.

Fonte: pagina Facebook dell'Autore 

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