La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 7 luglio 2016

La sinistra e quella distanza umana tra politica e popolo

di Antonino Roseto
Scendo di casa, vado a farmi una passeggiata. Faccio dieci metri. Una voce mi saluta, gentile, in un italiano approssimativo. Io ricambio il saluto, lui mi porge il cappello. Cerco nelle tasche, gli do quello che posso. Lui mi stringe la mano, io gli sorrido e riprendo la passeggiata. In giro, ragazzi. Ragazzi come me. Ragazzi che non hanno una meta. L’unica cosa certa del loro (nostro)futuro è il passo che faranno l’istante dopo. Nessuna prospettiva di lavoro, nessuna politica volta verso di loro, bersagli di illusioni durante la campagna elettorale e dimenticati subito dopo. E con loro i precari, glioperai, e tanti altri ancora. Ma, se mai fosse possibile, non è questa la cosa che più mi tormenta. Quello che mi tormenta è la rassegnazione in cui ci hanno relegati. Rassegnati allo status quo.
Rassegnati al fatto che ormai le cose vanno cosi e non si può far niente. Brutta trappola la rassegnazione. È una prigione in cui ti condannano all’inattività.
Li vedo, i ragazzi. Sfruttati, con periodi di prova e di stage gratuiti. Li, a lavorare 8 o 9 ore al giorno, pagati inbuoni pasto, quando vengono pagati. E poco importa se per fare quello stage, per poter scrivere due righe sul curriculm e avere quei mesi di esperienza in più, devi andar via da casa, devi pagare l’affitto, devi fare la spesa. È il sistema che è sbagliato. Quel sistema che ti induce a pensare che un diritto al ribasso, dilaniato e spogliato della sua dignità sia comunque un diritto.
Li sento, la notte, mentre torno a casa. Senzatetto avvolti nelle coperte. Chi piange, chi trema, chi vaneggia sotto gli effetti dell’alcol. Italiani, indiani, africani. Umani. E mi giro, mi guardo intorno. Vedo edifici abbandonati. Strutture comunali vuote, enormi. Mi giro ancora, e vedo ancora edifici in costruzione. Ma in costruzione per chi? “Avevo una casetta piccolina in Canadà…” canticchia un vecchietto sopra il suo cartone e dietro la sua bottiglia di vino.
Cosa c’entrano tutte queste riflessioni, apparentemente scollegate tra loro? C’entrano, perché fanno tutte riferimento ad un’unica idea, che vogliono tenere nascosta per bene: la giustizia sociale.
La sinistra l’ha smarrita. La sinistra si è smarrita. Il PD è crollato alle ultime elezioni comunali. Non è un caso. Ci è voluto tempo, ma non è un caso. Per il semplice motivo che non è sinistra. Si è presentato come tale, e i disperati in cerca anche solo di una briciola della vecchia sinistra, ci sono cascati. Non me la sento di condannarli. Che il PD non sia la sinistra non è una cosa nuova, mi direte. Certo, ma il punto non è questo. Tutto ha un comun denominatore. Le riflessioni di cui sopra, il flop del PD, e aggiungerei anche la Brexit.
Il punto è la distanza. La distanza tra politica e popolo. E sto parlando di distanza umana. Di comprensione dei problemi della gente comune. Non ci si immedesima. Non cercano nemmeno di capire cosa si possa provare ad essere un extracomunitario in un Paese straniero. Non cercano nemmeno di capire cosa si possa provare ad essere un ragazzo che ha perso la speranza, rassegnato alla propria condizione di dimenticato o sfruttato. Non cercano nemmeno di capire cosa si prova a dormire sotto un portico tra cartoni e coperte sporche. Non vogliono capire, non possono. Non riescono a capire che non basta un’unità economica per avere un’unità di popolo. Se non è volto ai problemi reali della gente comune, ogni progetto politico è destinato a fallire. Io credo ancora nei sogni. Ma il sogno non si chiama Europa della Moneta, si chiama Europa dei Popoli.
Hanno dimenticato gli ultimi, i vinti. Ma noi non dimentichiamoci di noi stessi. Lanciamolo, questo hastag:#nonDimetichiamoNoiStessi. Perché se è vero che pochissime persone possiedono la maggior parte della ricchezza mondiale, è anche vero che noi siamo di più. E siamo più forti.

Fonte: Qualcosa di Sinistra 

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