di Roberto Savio
Un segno dei tempi è che la Germania sta aizzando una rivolta contro il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, imposto dalla cancelliera Angela Merkel nel 2014 dopo una fiera lotta con David Cameron, poi potente primo ministro britannico. Il gruppo di Visograd, forma da Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, risorto dalle ceneri per diventare una voce contro Bruxelles, ha richiesto di riportare la Commissione sotto l’autorità degli stati. Quando la Merkel ha organizzato una riunione a Berlino dei leader dei sei fondatori originali della UE, ha invitato Donald Tusk, presidente del Consiglio, ma non Jean-Claude Juncker, che è presidente della Commissione.
E Wolfgang Schaeuble, il ministro tedesco delle finanze, ha lanciato un appello: “E’ ora di riportare Bruxelles sotto il controllo degli stati”.
E Wolfgang Schaeuble, il ministro tedesco delle finanze, ha lanciato un appello: “E’ ora di riportare Bruxelles sotto il controllo degli stati”.
E’ curioso che il dibattito sulla Brexit abbia completamente ignorando l’attività strisciante per por fine al carattere sovranazionale della UE. Ciò che è in corso, infatti, è qualcosa di estrema importanza: la fine dell’internazionalismo e il ritorno al nazionalismo. E questo è uno dei frutti della globalizzazione … Giappone, Cina e Russia sono al vertice del nazionalismo.
Globalizzazione non è un termine neutro. La globalizzazione che è stata imposta dopo il crollo del Muro di Berlino è stata una camicia di forza stretta quanto le ideologie che erano accusate di aver portato alla seconda guerra mondiale e a cinquant’anni di Guerra Fredda. Ha presentato il mercato come l’unica base della società, con l’eliminazione di qualsiasi barriera al libero flusso di capitali e commerci. Ha rigettato, come obsoleti, i valori di giustizia sociale, le istituzioni sociali (come il welfare); lo stato è stato considerato un impedimento, un problema, non una soluzione. I nuovi valori erano il successo individuale sui valori comunitari. Ronald Reagan e Margaret Thatcher hanno cambiato la direzione del mondo. La Thatcher ha notoriamente detto: “Una cosa chiamata società non esiste; esistono solo gli individui”. Reagan in origine voleva eliminare il ministero dell’istruzione.
Bene, oggi ogni giornalista sta scoprendo che la Brexit e Donald Trump sono la conseguenza della rivolta delle vittime della globalizzazione. E’ importante notare che di solito si dirigono a destra, salvo alcuni casi, come Podemos in Spagna o Bernie Sanders negli Stati Uniti. Sanders depreca che “negli ultimi 15 anni sono scomparse quasi 60.000 fabbriche e più di 4,8 milioni di posti di lavoro ben pagati nel settore manifatturiero poiché accordi commerciali disastrosi hanno incoraggiato le imprese a trasferirsi in paesi a bassi salari”. Egli si scontra con un tabù che l’élite e gli economisti prevalenti nemmeno discutono. Il libero scambio è il motore della crescita e le statistiche stanno lì a dimostrarlo. Il problema, continua Sanders, “è che il lavoratore maschio medio guadagna oggi 726 dollari meno che nel 1973 e la lavoratrice media guadagna 1.154 dollari meno del 2007. E quasi 47 milioni di statunitensi vivono in povertà. Contemporaneamente l’un decimo dell’un per cento degli americani di successo al vertice oggi possiede quanto il 90 per cento che sta sotto. Le 62 persone più ricche del pianeta possiedono tanta ricchezza quanto la metà della popolazione mondiale: circa 3,6 miliardi di persone”. Sanders ci pone di fronte a un dilemma: “Il cambiamento verrà dalla demagogia, dal fanatismo e da sentimenti anti-immigrazione, da xenofobia e populismo, a meno che il nuovo presidente non appoggi vigorosamente una cooperazione internazionale che avvicini i popoli del mondo, riduca l’iper-nazionalismo e riduca la possibilità della guerra; e soprattutto che protegga i lavoratori, non solo l’élite”.
Dunque il problema non è che la globalizzazione produce crescita. Il problema è che lo Stato ha lasciato il mercato privo di regole, senza alcuna ridistribuzione. Perché gli esclusi dovrebbero votare per la saggezza convenzionale del sistema, quando ne sono vittime?
Il motore di questo tipo di crescita è stato l’Avidità. Oggi la paura che Sanders evoca è già installata in Europa. L’hanno alimentata le migrazioni, in mezzo a timori di natura diversa, dal terrorismo al cambiamento climatico, dal cibo cattivo al declino dei servizi sociali. E’ facile cavalcare la paura e il risentimento e l’Europa lo sa bene: è successo negli anni trenta e Hitler ha lasciato distrutta l’Europa.
Una sequenza di referendum sta ora affrettando la scomparsa della democrazia. Nella Brexit ha votato il 70% delle persone. Ciò significa che il 36% ha costituito la maggioranza; un cittadino su tre. Secondo il Consiglio Europeo delle Relazioni Esterne ci sono 32 referendum convocati in 18 paesi della UE. E ci sono 47 partiti politici che condividono posizioni anti-europee. In un terzo dei 28 stati membri fanno parte di coalizioni di governo e la loro uscita ha spinto i partiti tradizionali ad adottare alcune delle loro posizioni. I referendum corrispondono a un veto. La UE affronterà una forte sfida da questo processo di vetocrazia … ma ne sarà vittima anche l’idea di internazionalismo.
L’idea che sta dietro l’internazionalismo, e più esattamente dietro la legge internazionale, è basata sull’accettazione del principio e dei valori nell’ambito dei quali i cittadini avvertono comunità e partecipazione. E’ su tale base che entità nazionali accettano di rinunciare a parte della propria sovranità. Sente che espande il consenso nazionale a trattati e accordi, che proietta le loro idee e interessi in un mondo di cooperazione a livello internazionale. La legge e la cooperazione internazionale erano le nuove idee, emergenti dalle ceneri della seconda guerra mondiale. Le Nazioni Unite furono lo strumento più senza precedenti per una pace e una cooperazione durevoli; e poco dopo l’idea dell’Unione Europea, quest’ultima non come entità sovranazionale, non solo come organizzazione intergovernativa, come l’ONU. Fu grazie all’ONU che i pericoli della guerra fredda furono posti sotto un qualche genere di controllo. Fu attraverso l’ONU che fu guidato il processo di decolonizzazione. L’ONU fu il quadro delle relazioni Nord-Sud nel mondo e sviluppò la propria filosofia con una condivisione della legge internazionale come strumento del dialogo e di giustizia sociale, partecipazione e democrazia basate sul dialogo e la cooperazione, per fare della pace e dello sviluppo umano duraturi la nuova conquista dell’umanità.
Beh, tutto questo andò bene fino al 1981, al Vertice di Cancun. Reagan e la Thatcher riportarono l’idea che la democrazia universale era solo un’illusione ingiusta. Reagan chiese agli altri capi di stato che erano venuti a discutere di come far progredire la cooperazione: “Perché il mio paese dovrebbe avere gli stessi diritti di San Marino? Torniamo a una politica in cui i paesi possano difendere i loro interessi senza essere legati a principi e accordi generali”. Da allora l’ONU perse il suo primato. Le grandi potenze si portarono via il commercio, uno dei due motori della globalizzazione. L’altro motore, la finanza, non era mai stato a New York, bensì a Washington. All’ONU restarono solo i temi sociali, sempre più irrilevanti. Quando Boutros Boutros-Ghali cercò di riportare qualche problema alla segreteria, alla sua rielezione a segretario generale dell’ONU fu opposto il veto degli Stati Uniti. Stesso meccanismo con Juncker… Boutros-Ghali fu reso capro espiatorio da Bill Clinton, che era nella sua campagna elettorale. L’ONU aveva organizzato un’invasione in Somalia per portare pace e cibo. Ciò fu fatto a richiesta degli USA e sotto la direzione e il controllo statunitensi. L’invasione fu un boomerang, con soldati statunitensi uccisi e trascinati per le strade da una folla di neri. Prontamente Boutros-Ghali fu considerato responsabile del fallimento, con gli USA che apparivano come una vittima dell’ONU. Juncker ora è reso responsabile della Brexit dalla Germania, la cui politica fiscale e la cui imposizione dell’austerità ha disincantato molti di quelli che ora optano per uscire dall’Europa.
Il mondo post-ideologico, che ha accompagnato la globalizzazione, ha trasformato i partiti politici in macchine di pubblica opinione, richieste di risolvere problemi organizzativi. I cittadini disertano le istituzioni senza visione, in cui i politici sembrano interessati a perpetuare sé stessi, e strumenti di sondaggio e di marketing hanno sostituito il dialogo con i cittadini. I valori sono scomparsi dal dibattito politico. Problemi globali hanno reso i parlamenti nazionali sempre più irrilevanti. Non c’è stata nessuna reazione globale sulla finanza (4 trilioni di dollari in paradisi fiscali) che non ha alcun organismo mondiale che la disciplini e muove 40 volte più denaro che non l’economia reale della produzione e dei servizi. Una reazione eccezionale è stata la risposta globale al cambiamento climatico, che è una minaccia reale alla sopravvivenza dell’umanità. Ma tale risposta è chiaramente insufficiente …
I partiti tradizionali hanno cercato di fermare il proprio declino facendo propri gli slogan dei nuovi partiti. L’esempio migliore è l’Austria, dove i due partiti tradizionali hanno cambiato la loro posizione sull’immigrazione, affermando che non lasceranno tale bandiera al populismo. Il risultato è stato la legittimazione della xenofobia. L’estrema destra ha perso per soli 36.000 voti e nuove elezioni, indette a causa di irregolarità, potrebbe vedere ora la sua vittoria.
Deve essere chiaro che nel corso di tutti questi anni è andato avanti un gioco irresponsabile. Se qualcosa andava male la colpa era della UE. Qualsiasi cosa andasse bene era il risultato di politiche nazionali. Come sa ogni addetto ai lavori è il Consiglio, dove sono rappresentati gli stati membri, che prende le decisioni su strategia e politiche. La Commissione è fondamentalmente un’attuatrice… Solo alla Banca Centrale Europea (con grande irritazione della Germania) e alla Corte Europea di Giustizia (dalla quale Cameron ha annunciato il desiderio della Gran Bretagna di uscire, ancor prima della Brexit) è rimasto un certo potere sovranazionale. Tutti i tentativi degli stati membri sono stati indirizzati a recuperare quanta più sovranità possibile. E oggi siamo costretti a scrivere in difesa di Juncker; se se ne andrà sarà per i motivi sbagliati.
Comunque dopo di lui comparirà un personaggio debole come prima. All’ONU la principale candidata è Irina Bokova, la direttrice generale uscente dell’UNESCO, molto meno convincente di tutte le altre donne candidate. Dunque, per capire dove ci troviamo oggi, nel declino dell’internazionalismo: gli Stati Uniti si impegnerebbero oggi a finanziare il 25% del bilancio ordinario dell’ONU, come fecero all’atto della sua creazione? La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sarebbe approvata? E, infine, sarebbe possibile firmare il Trattato di Roma, del 1947, in cui fu approvata all’unanimità un’Europa Unita. I governi avrebbero difficoltà a rispondere. Figuriamoci il popolo!
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: IPS
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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