La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 19 settembre 2016

L'omicidio di Abdelsalam e il diritto di sciopero

di Alex Marsaglia
Ci sono riusciti. Dopo le botte e le minacce in stile mafioso a rappresentanti sindacali e dopo diversi blocchi forzati da camion, finalmente il padronato della logistica è riuscito ad ammazzare un operaio. E non un operaio dei più innocui, ma un operaio che aveva acquistato coscienza delle proprie condizioni, professore e iscritto all'USB uno di quei sindacati di base che stanno combattendo più duramente le condizioni di sfruttamento nel settore. Le mobilitazioni e gli scioperi spontanei in tutto il Paese sono partiti immediatamente.
La solidarietà non è mancata da parte degli altri sindacati di base che si sono immediatamente uniti nel cordoglio e c'è da scommetterci che faranno altrettanto nella lotta. Ciò che vorrei fare in queste poche righe, oltre a rendere omaggio ad Abdelsalam Eldanf, è ragionare sulle ragioni di un tale omicidio.
Infatti, ritengo che con l'assassinio di Abdelsalam è in gioco qualcosa di molto grosso. È infatti in ballo il diritto di sciopero. Le prime ricostruzioni dei media e della stessa procura lo dimostrano: ricostruzioni fatte prima di aprire le indagini rivolte a eliminare l'esistenza di un presidio fuori dai magazzini e veline padronali. Come se Abdelsalam non fosse appena uscito dall'assemblea del suo sindacato, come se stesse andando a fare la spesa e non stesse passando dal fratello e dagli altri compagni per sostenere i licenziati: “incidente stradale” ecco cosa ha ammazzato Abdelsalam secondo le ricostruzioni ufficiali. Insomma, si è capito subito da queste ricostruzioni ufficiali che qualcosa non quadrava con i fatti, non era possibile non ci fosse nessuna azione di protesta, Abdelsalam non stava semplicemente passeggiando incautamente per la strada per essere investito da un ignaro autista durante una notte piovosa. Purtroppo per chi tenta di coprire la verità facendosi scudo col potere, sia l'intervista del fratello che altre ricostruzioni dei compagni non confermano le frettolose ricostruzioni delle istituzioni e dei media. A queste nelle ultime ore si è aggiunto pure un banale filmato della sorveglianza (vedi qui) che fa domandare cosa ci sia nella procura di Piacenza che non va.
Una risposta c'è, ed è la gravità di un omicidio di un lavoratore in pieno esercizio del suo diritto di sciopero.Giustamente si parla tanto di difesa della Costituzione, bene: eccovi servito un caso perfetto di regresso al fascismo. Ovviamente un fatto del genere è da rimuovere immediatamente e così è stato fatto per ora. Ciò che occorre evitare adesso è il diffondersi della paura tra chi è impegnato tutti i giorni in queste lotte in cui per il profitto si è disposti ad “asfaltare come un ferro da stiro” un essere umano. Per non lasciare soli i compagni di Piacenza che sono partiti in bus da tutte le principali città per raggiungerli e per poter gridare davvero “Adesso ammazzateci tutti”, perché quel “tutti” è l'unica cosa che li fermerà dal commettere altri atti che hanno dell'inaudito in quella che continua ipocritamente a definirsi una Repubblica Democratica in cui “l'organizzazione sindacale è libera”.

Fonte: Il Becco

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.