di Gareth Porter
L’adozione da parte del Fronte Nusra del nuovo nome di Jabhat al-Sham e l’affermazione di essersi separato da al-Qaeda sono state intese a influenzare la politica statunitense, non a rendere il gruppo in alcun modo più indipendente da al-Qaeda. L’obiettivo della manovra è consistito nel fermare la collaborazione militare russo-statunitense contro il gruppo jihadista, rinominato la settimana scorsa e basato almeno in parte sulla speranza che l’élite burocratica e politica statunitense, che si sta schierando contro un nuovo accordo USA-Russia, possa bloccare o rovesciare l’intenzione dell’amministrazione Obama di attaccare la filiale di al-Qaeda in Siria.
Il leader dell’organizzazione jihadista siriana, Mohammad al-Golani, e il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, hanno dato grande risalto all’incoraggiamento pubblico dato da Zawahiri alla separazione dall’organizzazione madre. L’idea era che l’organizzazione jihadista in Siria, ribattezzata e supposta indipendente, sarebbe sta meglio in grado di adempiere il suo ruolo nella rivoluzione siriana.
Ma per chiunque abbia seguito la politica del ruolo del Fronte Nusra nella guerra siriana l’idea che Zawahiri consentisse davvero alla filiale siriana di affrancarsi dalla dirigenza centrale e di operare con piena indipendenza è ovviamente parte di una finzione politica.
Charles Lister, l’esperto britannico del jihadismo siriano che ora è membro del Middle East Institute di Washington, DC, ha osservato in maggio che l’alta dirigenza di al-Qaeda ha assunto un enorme interesse politico al successo del Fronte Nusra nel dominare la guerra contro il regime di Assad, che considera il gioiello della corona della sua attività globale, assieme ad al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), la filiale yemenita del gruppo.
Questa non è stata la prima volta che il tema della possibile indipendenza da al-Qaeda è emerso nel contesto della politica internazionale del conflitto siriano. Un anno fa, la primavera scorsa, Turchia, Qatar e Arabia Saudita, gli sponsor esterni del comando militare dominato dal Fronte Nusra che aveva conquistato Idlib in aprile, erano preoccupati per la possibilità che l’amministrazione Obama andasse giù dura contro la loro strategia basata su Nusra.
I servizi segreti del Qatar risultano aver incontrato diverse volte Golani e avergli offerto un considerevole finanziamento diretto in cambio di una mossa formale di rinuncia alla sua lealtà ad al-Qaeda. A figure influenti di Washington era stato detto nel maggio 2015 da sostenitori esterni di Nusra che una fazione importante del Fronte Nusra si sarebbe probabilmente scissa da al-Qaeda. Ciò naturalmente non è mai successo e lo stesso Golani ha ripetuto la sua fedeltà ad al-Qaeda nella sua prima intervista in video ad Al Jazeera nel giugno del 2015.
Lo stato islamico di al-Qaeda
La lealtà di Golani è oggi di interesse centrale per al-Qaeda. Il successo del Fronte Nusra nel nord-ovest della Siria, e in particolare nel governatorato di Idlib, ha dato ad al-Qaeda la prima opportunità di avere un proprio stato sovrano. (Il cosiddetto “Stato Islamico” ha operato una totale rottura con al-Qaeda nel 2014). Le speranze di al-Qaeda per la sua filiale siriana erano così alte la primavera scorsa che il Fronte Nusra aveva cominciato a fare i suoi primi preparativi per trasformarsi in un “emirato”. Ha cominciato ad avere consultazioni con latri gruppi jihadisti in Siria nonché con religiosi che la dirigenza riteneva avrebbero mostrato simpatia per l’idea del primo stato islamico basato sulla visione ideologica di al-Qaeda.
L’ambizione di al-Qaeda per la sua affiliata siriana spiega, secondo Lister, anche perché numerose figure di vertice di al-Qaeda sono passate in Siria negli ultimi tre anni e specialmente dopo la presa di controllo di Idlib. Inoltre la posta in gioco per Zawahiri e i suoi colleghi della centrale di al-Qaeda trascende la Siria. Il progetto di un emirato di al-Qaeda è vitale per contrastare l’attrazione esercitata dallo Stato Islamico a spese di al-Qaeda dopo la rottura del 2014.
Così, nonostante l’apparente magnanimità di Zawahiri nel concedere la sua benedizione all’affiliata siriana del suo gruppo e la rassicurante nuova garanzia di tale indipendenza da parte del nuovo portavoce dell’organizzazione, non c’è modo che al-Qaeda possa davvero consentire tale indipendenza.
Nel ribattezzato “Jabhat Fateh al Sham” il termine “Sham” si riferisce all’intera area che comprende Siria, Palestina, Libano e Giordania. Ma il cambiamento di marchio interessato è anche una “sham” [‘finta, impostura’ in inglese – n.d.t.] nel senso di qualcosa che è fittizio presentare come reale.
Il vero motivo del cambiamento di nome e della creazione di un’organizzazione presunta indipendente è stato la minaccia di una campagna aerea congiunta USA-Russia contro il Fronte Nusra. Lo stesso Golani ha offerto un fortissimo indizio che quella è stata la considerazione principale, dichiarando che era inteso a togliere agli USA e alla Russia la scusa per “bombardare e cacciare mussulmani … sotto il pretesto di attaccare Jabhat al-Nusra”.
Prima che emergessero a giugno notizie dei negoziati su tale collaborazione militare tra le due potenze il Fronte Nusra aveva ripreso i preparativi per l’annuncio finale di un emirato a Idlib, come ha scritto Lister sulla base dei suoi contatti jihadisti e salafiti.
Ma una svolta della politica USA a una guerra aerea a tutto campo contro il Fronte Nusra sarebbe stata nientemeno che una calamità per l’organizzazione jihadista. L’amministrazione Obama, che fin dall’inizio ha considerato il Fronte Nusra un’organizzazione terroristica, aveva ciò nonostante aveva in effetti offerto uno scudo parziale ai combattenti del Fronte Nusra nell’ambito dell’accordo parziale di cessate il fuoco.
Anche se Nusra era formalmente fuori dall’ambito dell’accordo, il Segretario di Stato John Kerry aveva raggiunto a febbraio un’intesa con il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov che gli aerei russi avrebbero evitato di colpire bersagli Nusra fino a quando all’opposizione armata “legittima” appoggiata dagli USA non fosse concessa una possibilità di separarsi da Nusra fisicamente e in termini di strutture congiunte di comando.
Tale separazione non ha mai avuto luogo e numerosi gruppi armati d’opposizione cui era stato concesso status come parte dei negoziati politici siriani si sono uniti a Nusra in una grande offensiva che essenzialmente ha determinato la fine del cessate il fuoco. Anche allora, tuttavia, l’amministrazione Obama ha continuato a premere sui russi per evitare bombardamenti che potevano colpire civili e gruppi d’opposizione armati che affermava erano “mischiati” a Nusra.
Da bersaglio a risorsa strategica
Dunque è stato ovviamente un colpo per le speranze di al-Qaeda quando sono stati rivelati i negoziati USA-Russia per un attacco militare congiunto contro il gruppo. Ma l’accordo non è stato ancora completato e i leader del Fronte Nusra sapevano dal Washington Post che il Pentagono e funzionari della CIA si opponevano con forza alla cooperazione degli Stati Uniti con la Russia in Siria contro il loro gruppo. Sapevano che l’argomento contro tale accordo era che avrebbe fatto il gioco dei russi e del loro vassallo siriano, indebolendo la principale fonte di pressione su Assad.
Di fatto la maggior parte dei media giornalistici, degli specialisti del Medio Oriente e dell’élite politica del Partito Democratico schierata con Hillary Clinton ora tende a trattare la filiale siriana di al-Qaeda come una risorsa strategica piuttosto che come una minaccia alla sicurezza.
Persino Lister ha definito il Fronte Nusra una minaccia a lungo termine maggiore dello Stato Islamico. Ma è stato citato affermare che il nuovo nome “mette Stati Uniti e Russia in una situazione intricata”, intendendo che ora sarebbe più difficile giustificare attacchi aerei contro l’organizzazione ribattezzata.
Golani e i suoi colleghi speravano comprensibilmente che i loro alleati tattici stranieri contro la cooperazione USA-Russia in Siria avrebbero cercato di sfruttare l’operazione di cambiamento del marchio per abbattere l’accordo per le operazioni aeree congiunte contro di loro.
L’amministrazione Obama ha detto chiaramente che l’idea del cambiamento di nome non cambierà la sua politica nei confronti dell’organizzazione jihadista, ma ora Golani e i suoi sostenitori stranieri sperano in un nuovo approccio da parte dell’amministrazione a guida di Hillary Clinton.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Middle East Eye
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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