La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 14 febbraio 2016

Per le banche il 2016 è già peggiore del 2008

di Tyler Durden
Come abbiamo riportato in varie occasioni le cose stanno andando male per le banche europee: da Deutsche Bank che segna i massimi sui Credit Default Swap subordinati a cinque anni, al minimo record del prezzo delle azioni di Credit Suisse, a tutti gli altri che si situano tra questi estremi. Ma lo sapevate che per la maggior parte delle banche europee il 2016 si preannuncia di gran lunga peggiore del temuto 2008? Come mostra la seguente tabella da Reuters, l’andamento annuale dei titoli della maggior parte delle banche europee è avviato a superare di gran lunga – al ribasso – quel 2008 terribile per il sistema finanziario globale.
Per come la mette Reuters, “le banche della zona euro dall’inizio dell’anno hanno visto le loro azioni precipitare di quasi il 30 per cento e i rendimenti delle loro obbligazioni aumentare, poiché gli investitori sono preoccupati per i profitti che si assottigliano e per gli alti livelli di crediti inesigibili che in alcuni paesi stanno diventando disagevoli”.
Questo è ciò che mostra il grafico sottostante.


Reuters inquadra bene uno dei problemi che derivano da questo crollo: “Una prolungata svendita delle azioni e delle obbligazioni delle banche della zona euro ha il potenziale per far deragliare la fragile ripresa economica, aumentando i costi di finanziamento per le banche, limitando la loro capacità di prestito. Può anche annullare parte di quello che ha cercato di fare la Banca Centrale Europea per aumentare i prestiti delle banche e gonfiare l’inflazione attraverso la spesa”.
La svendita rende più costoso per le banche raccogliere capitali sul mercato con la vendita di azioni o obbligazioni.
Se questa situazione dovesse durare, intaccherebbe la capacità delle banche di far crescere i propri bilanci, accrescendo i nuovi prestiti alle imprese e alle famiglie. Ciò metterebbe a rischio l’incerto ritorno alla normalità dei prestiti, guidato da una politica monetaria estremamente accomodante da parte della BCE.
“Questo può avere un impatto sull’economia, che dipende dalle banche in Europa”, ha dichiarato Sascha Steffen, professore di finanza presso l’Università di Mannheim. “E naturalmente mette più pressione sulla BCE perché non aiuta è riportare l’inflazione.”
I prestiti bancari nella zona euro hanno iniziato a crescere di nuovo nel 2015 dopo la contrazione durata tre anni, ma i dati di dicembre hanno indicato una perdita di slancio.

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Ma la vastità della ritirata dai mercati mostra che gli investitori stanno perdendo la fiducia nel settore. Un canale di trasmissione chiave è il mercato delle note Additional Tier 1 (AT1) – obbligazioni che possono essere convertite in azioni a determinate condizioni e su cui l’emittente può decidere se fare o meno pagamenti cedolari.

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“L’anno scorso, l’allentamento monetario della BCE è stato accompagnato dall’allentamento delle condizioni di credito delle banche private”, ha dichiarato Marco Troiano, direttore presso l’agenzia di rating Scope. “Se la volatilità del mercato inverte questo allentamento, le banche daranno una stretta ai prestiti, annullando alcuni degli sforzi della BCE.”
In altre parole, dopo i fallimenti delle recenti politiche della BoJ e della Fed, a meno che non stabilizzi il settore bancario europeo, la BCE avrà commesso il più grave dei peccati delle banche centrali: un errore di politica.
Il problema, tuttavia, come la Deutsche Bank ha spiegato molto bene nel post che precede questo, è che c’è un problema: mentre il mercato sta disperatamente supplicando per avere un interruttore che fermi questa situazione, nessuno – certamente non la BCE – ha idea né di come dovrebbe apparire, né se potrebbe funzionare.

Articolo pubblicato su ZeroHedge
Fonte: Vocidallestero.it

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