La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 21 febbraio 2016

“Giù le mani dai nostri figli”. Intervista ad una madre arcobaleno

di Matteo Cresti
Nel momento in cui l’approvazione del decreto legge Cirinnà sembra farsi sempre più lontana e precaria, abbiamo incontrato una famiglia arcobaleno, una famiglia composta da due mamme e una meravigliosa bambina, per capire come vive una famiglia questa drammatica situazione, e quali sono le ragioni per cui questa legge è sempre più urgente. Abbiamo rivolto le nostre domande alla mamma Micaela Ghisleni, socia dell’associazione Famiglie Arcobaleno, e professore di Etica al Politecnico di Torino.
La votazione in Senato del ddl Cirinnà è stata rinviata, e sembra sempre più lontana la sua approvazione, o la sua approvazione senza parti fondamentali della legge come la Stepchild adoption, o adozione del “configlio” come è stato tradotto dall’Accademia della Crusca.
Come vive l’associazione Famiglie Arcobaleno e una madre di una famiglia omogenitoriale questo rimandare i diritti ad un futuro sempre più lontano.
"Allora partiamo da quello che è il lato positivo di questi mesi, cioè che non ci sentiamo più soli. Non è più una questione di rivendicare il riconoscimento e la dignità delle relazioni omosessuali e delle relazioni omogenitoriali, quindi della possibilità di avere una famiglia, un riconoscimento della dignità di esistenza delle coppie e delle loro famiglie, ecco non è più una questione riservata solo a noi. Ormai il dibattito a livello di società civile è esploso. Fino all’altr’anno noi dovevamo presentarci in ogni contesto e dire “buongiorno, noi siamo una famiglia omogenitoriale”. Non tutti capivano bene cosa si intendesse, dopotutto era una cosa numericamente bassa e ridotta a livello sociale.
A Torino saremmo venti famiglie, numericamente pochi rispetto alla popolazione generale. Adesso, invece, non dobbiamo più spiegarci, le persone hanno incominciato a conoscere questa realtà, e le menti si sono aperte e in molti si sono resi conto che i diritti delle coppie omosessuali e delle coppie omogenitoriali sono diritti per tutti, perché chiunque può avere un amico, un fratello, una sorella, le persone anziane un nipote o dei figli, che sono omosessuali e che rivendicano la possibilità di vivere felici la loro vita.
Quello per cui stiamo lottando è un riconoscimento dei diritti che riguardano tutti e le persone se ne sono rese conto, per cui c’è stato un cambiamento culturale enorme in quest’ultimo anno. Quindi anche se la legge è lì che nicchia, a livello di impatto sociale e di cambiamento culturale sicuramente le cose sono cambiate in maniera estremamente positiva in quest’anno.
Sulla legge noi continuiamo ad aver fiducia: forse questo nasce dal fatto che siamo genitori, e non possiamo permetterci il lusso di gettare la spugna. A volte a me viene da pensare che è come se avessi un figlio malato, non posso permettermi di mollare, perché questa lotta noi la stiamo facendo per i nostri figli, perché non si sentano e non siano cittadini di serie B. Fare questa legge senza l’adozione del configlio, come l’ha tradotto l’Accademia della Crusca, in modo che tutti comprendano di che cosa si tratta, sarebbe un grave errore. Riconoscere la dignità di coppia e di una progettualità alle coppie omosessuali serve soprattutto ai nostri figli nella percezione di essere uguali ai loro coetanei, che la loro differenza non sia un minus, un essere meno. Noi viviamo in San Salvario, un quartiere multietnico di Torino, mia figlia va a scuola e ha tanti compagni che presentano una varietà, che è percepita come una ricchezza dai bambini e dagli insegnanti. Ecco nostra figlia però ha un po’ meno degli altri: non ha riconosciuto l’altro genitore, e questa è una lacuna, un vulnus che va colmato. Nostra figlia è una cittadina italiana e non ha i diritti uguali agli altri cittadini italiani della sua età."
Nel dibattito parlamentare l’adozione del configlio è stata legata alla Gestazione per Altri (GPA). E sembra che non voler riconoscere le vostre famiglie sia una forma di punizione, sia per voi che li avete voluti ma anche per i vostri figli.
"La questione della GPA non è oggetto della legge sulle unioni civili. Non c’è un rigo, una parola, una sillaba che si riferisca a quella pratica. Questa è stata una forma di distrazione dal reale dibattito.
Non ci sono più argomenti che tengano contro questa legge. In tutto il resto del mondo, negli altri paesi europei, negli Stati Uniti, e in diversi paesi del Sud America, dopo un riconoscimento prudenziale e precauzionale delle unioni di fatto, poi si sono resi conto che non c’era nessun motivo per discriminare, perché questa è una differenza basata su una discriminazione ingiusta, quindi si è arrivati ormai al matrimonio egualitario e all’uguaglianza dei diritti.
Se non c’è un motivo per fare la differenza, ci deve essere l’uguaglianza, sennò si chiama discriminazione ingiusta. Tutti i paesi intorno a noi se ne sono resi conto, non si vede perché da noi non siamo in grado di copiare almeno cosa è stato fatto dagli altri. Quello che chiediamo è essere uguali agli altri, la legge è uguale per tutti.
Non c’è nessun motivo per giudicarci in maniera differente, non meritiamo un trattamento differenziato per legge. Per quanto riguarda la GPA, essa rientra nell’ambito della legge 40, che disciplina in maniera orrenda le procedure di riproduzione medicalmente assistita.
La legge del 2004 è stata una legge ideologica, basata su una concezione ontologica cattolica, neanche morale, ed è stata quasi del tutto smontata nel corso di più di dieci anni con la fatica di cittadini che si sentivano negati i loro diritti. E sono stati dieci anni di lotte e di sentenze di persone, soprattutto donne, che sentivano violati i loro diritti, che sono stati ripristinati poi a suon di sentenze e di corti.
Quella legge è sicuramente da rivedere, come è da rivedere la legge sulle adozioni, ma non è oggetto del decreto legge Cirinnà. Qua si tratta di riconoscere, come dice la nostra costituzione, l’articolo 29 che parla del matrimonio. Ce lo insegna Scalfaro, che era uno dei padri costituenti, commentando quell’articolo: “La Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Quell’articolo vuol dire che la famiglia è un prius, che viene prima, e che lo stato deve riconoscere dopo, sennò è uno stato etico come era quello fascista, che decide cosa è e non è famiglia.
Il ddl Cirinnà, è già e frutto di un compromesso che è durato un anno e più di discussioni in commissione giustizia del Senato. Se si vuole ridurlo ancora di una virgola, si va a sotto il minimo di decenza. Questo decreto legge è il minimo che un paese civile può aspettarsi. Sennò diciamo apertamente che siamo uno stato teocratico, la morale cattolica diventa la morale di stato e allora viva i fondamentalismi religiosi ovunque nel mondo essi si possano manifestare."
Si parla tanto di interesse del minore, ma se guardiamo davvero al minore al centro, quali diritti gli vengono e verranno negati, se non approviamo questa legge?
"I nostri figli hanno mezza famiglia riconosciuta, non tutta la loro famiglia.
Mia figlia l’altro giorno a pranzo, chiacchierando in maniera leggera, ha osservato che non c’erano dei cartoni animati dove c’erano due mamme e due papà e quindi è come se la nostra famiglia fosse invisibile. Questo a noi ha colpito molto. E allora abbiamo raccontato che ci sono paesi dove ci sono leggi che tutelano tutte le famiglie come uguali, e là questi cartoni ci sono.
Però mi ha fatto impressione sentire che questa è già la sua percezione, i nostri bambini entrano a scuola che hanno due mamma e ne escono che gli manca un papà. Questa è la narrazione che imparano nelle dinamiche a scuola, il rischio di un mancato riconoscimento.
Aver riconosciuto giuridicamente la dignità del loro nucleo famigliare gli permetterebbe di essere fieri o comunque sentirsi uguali agli altri, non discriminati per come è fatta la loro famiglia. Qui ci sono in gioco almeno tre diritti costituzionalmente tutelati che non vengono riconosciuti ai nostri figli, assumendo la prospettiva della tutela del minore del bambino, di cui tutti si riempiono le bocche.
E mi verrebbe da dire giù le mani dai nostri figli, perché sono comunque nostri figli, uno dei due genitori è non solo il genitore biologico, ma anche legale, che ha la responsabilità di difenderne gli interessi.
Gli altri parlassero dei loro figli, e permettessero a noi di tutelare i nostri. I nostri figli hanno violati almeno tre diritti costituzionalmente riconosciuti. Sono cittadini italiani e non sono protetti, e noi in quanto genitori sentiamo la responsabilità di doverli tutelare, dare voce ai loro interessi e rivendicare la tutela dei loro interessi, e diritti. Non hanno garantito il diritto tutelato dell’articolo 2 della costituzione, il diritto allo sviluppo della personalità nell’ambito nella famiglia di fatto in cui vivono.
Hanno violato l’articolo 30, perché è limitata arbitrariamente la protezione che i genitori possono dargli, e infine e non per ultimo l’articolo 32, il diritto alla salute, perché la salute è determinata anche dalla stabilità del contesto famigliare e relazionale. Tutti gli studi scientifici internazionali, e le grandi associazioni internazionali di medici, di pediatri, di psicologi, dopo quarant’anni di studi sono arrivati tutti all’univoca conclusione che il riconoscimento del matrimonio civile è una tutela anche per la salute dei bambini e dei genitori che li accudiscono.
Le capacità genitoriali sono indipendenti dall’orientamento sessuale delle persone. Genitori affettuosi, accudenti, che insegnano il senso del limite e del rispetto delle norme, e garantiscono protezione ai figli, possono essere buoni genitori indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
Ci aspettiamo che il parlamento faccia il suo lavoro. Se non lo farà, saremo costretti ad andare avanti attraverso azioni legali a livello individuale, arriveremo fino in corte europea dei diritti umani, e questa legge sarà da fare. Peraltro la recente sentenza Oliari dell’agosto del 2015, che non è stata appellata dalla repubblica italiana, è riuscita a dire chiaramente che l’Italia è l’unico paese europeo che non tutela i diritti fondamentali dei suoi cittadini. È il parlamento che deve rispettare i patti della vita associata. Noi cerchiamo di comportarci da persone per bene, paghiamo le tasse, ci facciamo carico dei nostri doveri. Quello che noi chiediamo non sono i diritti, noi chiediamo i doveri, come disse la nostra presidentessa Marilena Grassadonia: “vogliamo essere inchiodati ai nostri doveri nei confronti dei nostri figli”. Noi non stiamo chiedendo diritti come capricci, noi stiamo chiedendo di essere inchiodati ai nostri doveri, cioè all’impegno che ci siamo presi quando abbiamo incominciato a concepire i nostri figli mentalmente, in un progetto genitoriale che è nato molto ben prima della biologia."
Ecco appunto, spesso venite rimproverati di volere i figli per capriccio, o comunque si contrappone la vostra scelta genitoriale, ad un modo tradizionale di avere figli.
"Se vogliamo trovare due modi differenti di avere un figlio, allora questi nascono o per caso o per scelta, Anche se poi credo che i figli siano tutti uguali, indipendentemente dal modo in cui vengano al mondo, l’importante è che siano desiderati, curati, e rispettati nella loro personalità.
Spesso si dice che ciò che avviene per caso o per natura sia meglio, sia di per se stesso qualcosa di giusto o di buono. Come sappiamo noi filosofi questa si chiama fallacia naturalistica: non per il fatto che qualcosa avvenga, possiamo già giudicarlo come buono o giusto.
La natura è capace di fare delle cose meravigliose, ma anche delle cose obbrobriose. Ed è nostra responsabilità poi porre un giudizio su quello che la natura fa. Ci saranno delle coppie dove spontaneamente nascono dei figli, che saranno delle coppie che li desiderano e poi hanno voglia e piacere di prendersene cura e li crescono meravigliosamente. Ma ci saranno anche delle coppie o delle donne single che rimangono incinte e si trovano con un evento biologico innescato non per scelta, e soprattutto non scelto una volta che è partito.
Ecco la scelta dell’interruzione volontaria della gravidanza, ecco la scelta di dare i figli in adozione, perché magari non voluti o dove non c’è la forza e la capacità di crescerli. Ecco sicuramente a noi famiglie arcobaleno non ci capita. Quando insieme comunicammo ai genitori della mia compagna che io ero incinta, C* è figlia biologica mia, ma l’abbiamo desiderata insieme, sua mamma ci disse molto carinamente e ingenuamente “Beh ma non può capitare”, e noi le abbiamo sorriso e le abbiamo detto: “Sì non può capitare, noi l’abbiamo cercato, l’abbiamo voluto”, è una bambina desiderata. Ci sono diversi studi che dimostrano che i bambini nati per scelta e volontà dei genitori e non per casualità, sono poi quelli che poi hanno sviluppate maggiormente le capacità cognitive, di interazione con gli altri, e affettive, semplicemente perché dei genitori che desiderano un figlio hanno poi la volontà di fare sacrifici per lui, sono disposti a rinunciare al tempo per sé, per le proprie cose, perché vogliono dedicarsi a loro. Non è frutto di un capriccio, è frutto di un impegno con se stessi e con il partner."

Fonte: Caratteri Liberi

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