La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 20 novembre 2016

Un movimento di massa può afferrare questo momento contro Trump?

di Shamus Cooke
Il cambiamento è nell’aria. Milioni di persone negli Stati Uniti si sono svegliate con l’incubo reale di una presidenza Trump. La minaccia e lo shock creati da Trump, hanno fatto sobbalzare migliaia di persone dai loro divani le hanno spinte in strada. Le persone di tutte le età ora vogliono “fare qualchecosa,” unendosi alle proteste in tutta la nazione che il Washington Post ha chiamato “un movimento turbolento in tutto il paese.” Proteste massicce sono immediatamente seguite al risultato dell’elezione in quasi tutte le importanti città del paese, compresa un’enorme dimostrazione a Los Angeles il 12 novembre che ha spinto gli utenti dei media sociali a livello nazionale a lasciare i loro computer e a unirsi alle proteste.
Ci sono state proteste coordinate a livello nazionale degli studenti delle scuole superiori e delle università che hanno abbandonato le lezioni per scendere in strada; il 17 novembre 80 colleges hanno partecipato a uno sciopero, usando come slogan l’hashtag # anti-Trump del loro sanctuary campus. (Viene designato così un college o un’università negli Stati Uniti che adotti politiche per proteggere gli studenti che sono immigrati senza documenti, (https://en.wikipedia.org/wiki/Sanctuary_campus)
I sindaci di tutto il paese hanno esortato alla calma, ma sono programmate altre proteste. La differenza tra un movimento sociale e una serie di proteste sta nelle dimensioni e nella durata: un movimento attira strati più ampi di persone “non-politiche”, coinvolgendole nell’azione e contemporaneamente lottando per mobilitare strati più nuovi per l’azione successiva, facendo crescere il movimento. Se continueranno, le proteste contro Trump presto guadagneranno lo status di “movimento”. Persone di tutte le estrazioni sociali hanno partecipato alla loro prima protesta di qualsiasi genere, affrontando le squadre antisommossa della polizia, non tirandosi indietro. Nuovi gruppi cominciano ad apparire quando la gente si auto-organizza spontaneamente.
Quanto è potente questo nuovo movimento? Il tempo lo dirà. Ma tocca agli attivisti, agli organizzatori e ai rivoluzionari dare la priorità a buttare ciocchi nuovi sulla fiamma dei movimenti, guadagnando tempo per attivare ed educare persone nuove e allo stesso tempo costruendo e facendo leva sul potere.
Spesso ci si riferisce alla politica come “all’arte del possibile.” Come ha dimostrato Trump stesso, quello che era impossibile ieri, è possibile oggi. Il mondo sta cambiando rapidamente, e anche se la destra è padrona della Casa Bianca, la sinistra per ora è padrona delle strade. Dobbiamo farne buon uso e in fretta, prima che Trump possa consolidare il suo potere.
La Sinistra può ottenere miracoli in questo momento, se cresce strategicamente e amplia il movimento sociale appena nato. Quello che è possibile dipende dalla forza del movimento. In termini matematici: se X diventa più grande (il movimento sociale), allo Y (qualsiasi cosa) è possibile, compreso impedire a Trump di assumere il potere.
Il movimento anti-Trump o crescerà o si ridurrà, ma tocca agli attivisti far crescere il movimento con qualsiasi mezzo necessario. Parlando dal punto di vista storico, la prova più ovvia di potenti movimenti sociali sono le continue dimostrazioni nelle strade che crescono in proporzione allo slancio che il movimento produce. Il movimento contro la guerra del Vietnam è proprio uno di questi esempi.
Se un movimento sociale diventa sufficientemente grande, può diventare un movimento rivoluzionario, dove l’establishment perde potere mentre il popolo guadagna il controllo nelle strade, nei posti di lavoro, e nelle istituzioni pubbliche.
Questo è stato il caso dell’Egitto, dove la rivoluzione arrivò ad avere oceani di persone che alla fine affondarono la dittatura di Mubarak e in seguito il suo successore. Una cosa simile sta accadendo proprio adesso nella Corea del Sud dove le proteste che inizialmente vennero derise, sono diventate così grandi, che i commentatori prevedono che le richieste “impossibili” dei dimostranti verranno ottenute: la caduta del presidente.
Se un movimenti rivoluzionario ha il potere di schiacciare una dittatura spietata, come in Egitto, l’equivalente americano può certamente impedire a Trump di assumere il potere e può almeno paralizzarlo politicamente.
Sì, questo è improbabile, il tempo è poco, ma anche in Egitto la sequenza temporale è stata breve; la prima protesta avvenne il 25 gennaio, e il dittatore fu fatto cadere l’11 febbraio. Come diceva Lenin: “ci sono decenni durante i quali non avviene nulla, e poi ci sono settimane quando accadono decenni.”
Più grandi diventano le manifestazioni, più persone vi vengono attirate. Diventa una routine quotidiana di ognuno ed è anche un argomento di conversazione nel loro tempo libero o al lavoro. La gente comincia a sentire il proprio potere in dimostrazioni gigantesche e alla fine la richiesta diviene “inevitabile” quando un movimento rivoluzionario cresce ed arriva a proporzioni egiziane.
Per ottenere questo, però, il movimento anti-Trump ha necessità di coesione e di unità di azione.
Invece che avere ogni gruppo separato che organizza le loro azioni minori per loro problemi particolari, le organizzazioni devono operare insieme in coalizioni gestite democraticamente su problemi che includono tutti quelli sotto attacco, in modo che possano essere coordinate a livello nazionale.
C’è già una richiesta per una massiccia dimostrazione il giorno dell’insediamento di Trump, ma prima di allora c’è il tempo di organizzare parecchie mobilitazioni di massa a livello nazionale.
Rinvigorire il movimento Le vite nere contano, i latinos, le donne, gli studenti, LGBTQ, i musulmani e tutti coloro che temono una presidenza di Trump. Tutti dovrebbero dimostrare insieme, sostenendo collettivamente la nostra idea.
Il movimento può essere facilmente sprecato. Le divisioni settarie che hanno infestato per anni la sinistra, si stanno riaffermando. Alcuni gruppi vogliono usare in modo opportunistico il movimento per fare reclutamento a favore del loro gruppo senza, contemporaneamente fare nulla per far crescere il movimento. Gruppi e attivisti individuali denunciano le azioni di altri mentre non fanno nulla di produttivo. Questa conflittualità interna fatta di pettegolezzi ed egoistica, è stata un cancro per la sinistra per anni ed è necessario che muoia ora, affinché non uccida il movimento.
Tutti i gruppi della Sinistra dovrebbero chiedere alle coalizioni locali di organizzare continue dimostrazioni nelle strade che facciano anche richieste ai governi locale delle città e degli stati. Facendo tali richieste e ottenendo delle risposte, il movimento locale si rafforzerà e sarà meglio in grado di difenderci da una probabile presidenza di Trump.
Le richieste locali dovrebbero essere richieste di un “fronte unito”, intendendo che ci sono poche richieste forti che hanno un vasto appoggio da parte della maggioranza della classe operaia che le mobilita in un’azione. L’energia esistente deve essere incanalata localmente in qualcosa di concreto per aiutare il movimento a crescere a livello nazionale.
Un altro motivo per fare richieste come un fronte unito, è che i sostenitori non fascisti di Trump – e sono la maggioranza – possono vedere che siamo dalla loro parte. Se chiediamo il controllo degli affitti, i servizi gratuiti per l’infanzia, il salario minimo, la cancellazione dei debiti, ecc. la classe operaia che appoggia Trump potrebbe essere reclutata nel nostro movimento, e queste richieste possono aiutare il movimento a crescere fino a proporzioni rivoluzionarie.
Le richieste in grado di mobilitare la gente nelle strade possono essere sia “riformiste” che “rivoluzionarie.” Le rivoluzioni passate sono state costruite su pilastri riformisti, come, per esempio, le richieste “riformiste” di “Terra e Libertà” che diventano rivoluzionarie nel contesto della rivoluzione spagnola del 1936.
Se si costruisce un vero movimento rivoluzionario, è possibile che a Trump si possa impedire di diventare presidente. L’establishment agirà per fermare Trump prima che le masse ottengano quel risultato, non soltanto perché alla maggior parte dell’establishment non piace Trump, ma perché temono che un movimento rivoluzionario prenderà successivamente di mira tutta la classe dirigente e dopo di questa, il capitalismo.
Se la classe dirigente agisce per impedire una presidenza Trump, e Pence, o Hillary diventa presidente, la società non ritornerà a dormire. Un movimento rivoluzionario cambia profondamente le persone che non possono essere allontanate così facilmente da un impegno attivo in politica. A fianco di un movimento rivoluzionario sorgono nuove organizzazioni, nuovi partiti politici, nuove associazioni di lavoratori, di affittuari, di agricoltori, di quartieri, e di nuovi esseri umani che si sentono più emancipati e che pensano alla politica in maniera più critica. Questo essere umano organizzato, sociale, attivo, consapevole, non è così facilmente controllabile.
Un movimento rivoluzionario radicalizzerà milioni di persone, oltre ai milioni che sono stati già radicalizzati dall’annuncio della vittoria di Trump. Queste persone da poco radicalizzate hanno proprio necessità di una coalizione di organizzazioni che li aiuti a guidarli nella lotta e, una volta entrati nella strada rivoluzionaria, qualsiasi cosa è possibile. L’attimo può essere afferrato o sprecato. Sta a noi. Il tempo stringe.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale : non indicato
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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