La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 23 febbraio 2016

Bernie e il Movimento

di Bill Fletcher
Ho incontrato Bernie Sanders alla fine degli anni ’80 quando era Ospite Accademico all’Università di Harvard e immaginava il suo futuro politico. Abbiamo pranzato e gli ho parlato della mia preoccupazione che le persone di sinistra e i progressisti di una strategia elettorale e che sarebbe stato utile che una persona come lui avesse contribuito a indire un raduno per considerare il quadro generale.
Il pranzo andò benone. Sanders era interessante e disponibile e parlammo per diverso tempo. Ha continuato a fare la storia a modo suo, ma non ha mai convocato un raduno di gente di sinistra per fare una chiacchierata seria sulla strategia. Dopo aver letto il libro di Harry Jaffe, Why Bernie Sanders Matters[Perché Bernie Sanders è importante] capisco più chiaramente il perché.
Il libro di Jaffe è comprensibile e – lasciando da parte il suo orientamento liberale e vari errori macroscopici (per esempio indicare che Stalin aveva formato l’Unione Sovietica dopo la II Guerra Mondiale) – merita di essere letto.
Descrive Sanders come un personaggio complicato che dalle discussioni sulla sua vita o la sua storia personale. E’ un peccato, perché rende molto più difficile che un estraneo comprenda chi è Sanders e che cosa lo motivi. Quello che è però molto chiaro, e ben dimostrato da Jaffe, è che Sanders è stato relativamente coerente nel suo messaggio politico fin dall’inizio della sua carriera.
Anche se Sanders si definiva un “democratico socialista” Jaffe descrive correttamente la sua pratica politica o la realtà come più simile a un populismo di sinistra. Questa non è necessariamente una critica; il populismo di sinistra gli ha fatto superare battaglie difficili e gli ha fatto ottenere delle importanti vittorie.
In effetti, la discussione di Jeffe sulla campagna di Sanders per la carica di sindaco
di Burlington (in Vermont) e i suoi primi mesi di carica rende di per sé il libro degno di essere letto. C’erano poche aspettative di vittoria; Sanders condusse una campagna non ortodossa come un cagnolino che urta una macchina, e poi vinse in un’atmosfera in cui i suoi oppositori politici volevano tagliargli la gola.
Sanders ha persistito ed è riuscito a costruire quello che potrebbe essere definito una “coalizione governante,” in cui è considerato come un paladino della gente. Sanders era però anche inquieto e voleva portare la sua visione politica sulla scena nazionale. E l’ha fatto. Sanders è stato eletto sette volte alla Camera dei Rappresentanti ha ottenuto un seggio al Senato nel 2006, ed è stato poi rieletto nel 2012.
Il successo della campagna presidenziale di Sanders di motivare le masse di gente, ha molte spiegazioni, ma la sua integrità e la coerenza del messaggio sono due delle più citate. Sanders è considerato come una persona che lotta per quello in cui crede e, come Jaffe fa notare, nei suo vari diverbi politici con i Repubblicani, è riuscito a essere un duro lottatore. Tuttavia questo non ha fatto sì che i suoi oppositori politici lo rimuovessero, neanche coloro che talvolta sono stati suoi amici nel Partito Democratico che, secondo Jaffe, Sanders considera scostanti e riluttanti a fare compromessi. Neanche loro hanno mai dubitato dei suoi principi.
Anche il messaggio della campagna di Sanders – particolarmente riguardo alla necessità di quella che chiama “rivoluzione politica” e il risalto che dà all’ingiustizia economica – è invitante, ma non è certo nuovo. Ha evidenziato questi temi ripetutamente in tutta la sua carriera politica. L’unico cambiamento è che, per parafrasare il suo stretto collaboratore, Phil Fiermonte, sembra che il mondo sia arrivato a considerare le cose come le considera Sanders.
C’è un paragone proficuo che va fatto, tra la campagna di Sanders e le campagne presidenziali di Jesse Jackson nel 1984 e nel 1988. Come Jackson, Sanders si è posto come il paladino dei meno fortunati – il paladino di coloro che venivano calpestati dai ricchi. Come però mostra il libro di Jaffe, ci sono anche problemi nella campagna presidenziale di Sanders, altrimenti stimolante, che si può capire meglio ripensando alle campagne di Jackson.
Fin quasi dall’inizio della sua carriera politica, Sanders si era circondato di un gruppo molto piccolo di collaboratori – compresa sua moglie – che sono stati descritti come la sua “famiglia.” Per lo più queste persone fidate sono persone che vengono dal Vermont o che ci vivono, e che, nel modo migliore in cui posso dirlo, sono tutti bianchi. Jaffe osserva che quando Sanders iniziò a pensare seriamente alla sua campagna presidenziale, quelle persone fidate appoggiarono la decisione, ma soltanto se concorreva per vincere. Promise di sì.
Questo punto è interessante perché chi faceva la campagna di Sanders, almeno all’inizio, non sembrava affatto concorrere per vincere, ma sembrava piuttosto agire come gruppo di pressione focalizzato in gran parte su un problema (la disuguaglianza economica). In confronto, le due campagne di Jackson – che sono state le più importanti nella mia vita e che hanno visto un ruolo importante svolto dalla Sinistra – hanno cercato di vincere dall’inizio, anche se Jackson non aveva alcuna aspettativa di riuscire.
Jackson stabilì quelle che possono essere descritte meglio come “aree di base” in vari movimenti sociali e parlò apertamente di problemi specifici per quei movimenti sociali. Di conseguenza, divenne un paladino riconosciuto. Jackson sapeva parlare con gli agricoltori bianchi nel Kansas, con gli attivisti Latino in California, con un gruppo di lavoratori del settore automobilistico di varie razze, nel Missouri, e a una congregazione cristiana completamente nera a Birmingham, senza perdere un colpo e senza mancare di parlare dei problemi con i quali erano alle prese. C’era un posto nella campagna per gli attivisti che emergevano dai movimenti di coloro che erano rimasti senza casa, e gli organizzatori cercavano persone pronte e disponibili a lavorare.
La campagna di Sanders, invece, ha incentrato la sua attenzione quasi esclusivamente sul suo specifico punto di vista riguardo all’ingiustizia economica, e proprio nella campagna dì Obama del 2008, guadagnarsi l’accesso ai livelli superiori o anche medi della campagna per gli attivisti di supporto, è di gran lunga più difficile che nella campagna di Jackson del 1988.
Sanders ha anche una focalizzazione tipo laser e reindirizza la maggior parte delle discussioni pubbliche su questioni di corruzione politica e di disuguaglianza economica. Mentre può parlare e parlerà di altri argomenti, come la politica estera, o, più di recente, la razza, quelli sono gli argomenti con i quali si sente meno a suo agio. Li tratta quasi come una distrazione dai problemi chiave che affliggono la società.
Sanders ha una sua storia con il Movimento dei diritti civili ed è un antirazzista impegnato a livello pratico, ma perlopiù la razza (e anche il genere) gli sembrano argomenti che saranno risolti affrontando l’ingiustizia economica. Sanders vede nelle normali richieste economiche un mezzo di unificare e di evitare di toccare la trappola della politica statunitense: la razza. Per il senatore, le riforme economiche che sono di benefici peri i poveri e coloro che sono economicamente a pezzi, gioveranno, automaticamente, alle persone di colore e quindi non c’è apparentemente necessità di fissarsi su queste.
Questo è un orientamento che assomiglia alla posizione di molti dei vecchi personaggi del Partito Socialista Americano dell’inizio del ventesimo secolo, che Sanders ammira. E’ però un approccio che è stato rifiutato dalla pratica delle vere e democratiche lotte di classe negli Stati Uniti. Cercare di nascondere la razza semplicemente non funziona e mentre, in verità, è una strada difficile affrontare la repressione razzista, non c’è una base per credere che possa essere ignorata. Infatti, evitare di occuparsi della razza e dell’oppressione razzista, generalmente produce un disastro.
Ta-Nehisi Coates trattò alcuni di questi punti in un recente articolo che terminava con una nota rivelatrice: “La mia speranza era di parlare direttamente a Sanders, prima di scrivere questo articolo,” ha scritto Coates. “Mi sono messo ripetutamente in comunicazione con gli organizzatori della sua campagna negli scorsi tre giorni, ma non mi hanno risposto.”
La lamentela di Coates viene ripetuta da Jaffe che sostiene che Sanders ha difficoltà a trattare con le persone che non sono d’accordo con lui. Temo che questo potrebbe essere un difetto grave. Mentre è vero che siamo abituati a politici arroganti e sprezzanti, capita anche che noi, correttamente, fissiamo un livello più elevato per coloro che sono sedicenti progressisti o persone di sinistra. Supponiamo che accetteranno la realtà della differenza e offriranno una tenda più spaziosa.
Non è chiaro, dopo avere letto Jaffe, che si possa arrivare a questa conclusione riguardo al Senatore Sanders. Il suo appassionato intenso insieme di convinzioni potrebbe ben essere la sua rovina se diventa un intralcio alla sua disponibilità di ascoltare punti di vista alternativi che arrivano da più lontano del suo gruppo ristretto.
Pensando a queste cose mentre leggevo Jaffe mi riportò alla mente il mio pranzo con Sanders di molto tempo fa. Quando gli chiesi se avrebbe avuto un ruolo nel convocare un incontro degli attivisti elettorali di sinistra e progressisti per discutere di una strategia, egli declinò la proposta. Ciò che diventa chiaro leggendo Jaffe è che Sanders non è il tipo di persona che convoca un incontro di questo tipo.
Sanders non è un organizzatore. E’ più un leader di movimenti. Cerca di parlare a favore di coloro che sono senza una casa, ma non è una persona che cerca di creare una strategia collettiva. Vuole essere il paladino di coloro che sono stati schiacciati dalla forza inarrestabile del capitalismo, ma tocca agli altri convocare i grandi incontri.
C’è una probabilità del 50% che Sanders sia almeno presente a un incontro di quel tipo, ma durante tutta la sua campagna, molti – anche se certamente non tutti – dei problemi che si devono trattare e che parlano a masse di gente sono state messi in luce in una maniera raramente vista nella politica statunitense.
Abbiamo quindi bisogno di Sanders, ma abbiamo anche bisogno di un movimento sociale che ricostruisca di più la Sinistra, un punto su cui Sanders sarebbe – ed è stato d’accordo. L’assemblea che ho richiesto venisse indetta da Sanders è ancora necessario che venga convocata. Anche con una campagna di Sanders, per non parlare di una sua presidenza, ma senza una strategia elettorale nazionale progressista, impegnata a combattere tutte le forme di sfruttamento e di oppressione, la Destra vincerà ancora.
Questa è la nostra sfida. E abbiamo un compito adatto a noi.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Originale: Jacobin Magazine
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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