La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 4 novembre 2015

Nuove a sinistra

di Daniela Preziosi
Il nuovo gruppo par­la­men­tare della sini­stra ita­liana si è gua­da­gnato anche il «lan­cio» di Mat­teo Renzi. Ieri, da una delle tante anti­ci­pa­zioni just in time del nuovo libro di Bruno Vespa (si inti­tola Donne d’Italia ma fin qui a far noti­zia sono le dichia­ra­zioni di un solo uomo, il pre­si­dente del con­si­glio) il pre­mier osten­tava indif­fe­renza verso i nuovi abban­doni annun­ciati nel Pd: «Chi va a rag­giun­gere Lan­dini, Camusso, Ven­dola, Fas­sina fac­cia pure. Io non seguo la logica del vec­chio Pci: mai nemici a sini­stra. Se si vuole mili­tare in una sini­stra di testi­mo­nianza, d’accordo. Ma, con que­sta sini­stra, certo non si può gover­nare».
Nes­suna alleanza a sini­stra, dun­que. Non è una novità. Eppure il presidente-segretario dovrebbe infor­marne anche i suoi diri­genti romani, a par­tire dal com­mis­sa­rio Mat­teo Orfini, impe­gnati a ten­tare di ricu­cire lo strappo dell’alleanza dopo il ter­re­moto Marino. E a pro­porre nuove ver­sioni di cen­tro­si­ni­stra, magari senza sim­boli di partito.
Intanto oggi a Mon­te­ci­to­rio andranno in scena altri tre addii al Pd. sono i già ber­sa­nia­nis­simi Alfredo D’Attorre e Vin­cenzo Folino e il poli­to­logo bolo­gnese Carlo Galli. I tre, con­trari alla legge di sta­bi­lità e da mesi in grande sof­fe­renza, fir­me­ranno un docu­mento comune che però cir­co­lerà nelle email dei depu­tati della mino­ranza Pd. C’è chi assi­cura che la vena del brac­cio sini­stro del par­tito non è ancora chiusa e che entro l’anno altri usci­ranno. Per andarsi a sedere non già nel gruppo misto ma nel nuovo gruppo della sini­stra. Che sabato 7 novem­bre sarà pre­sen­tato a Roma al tea­tro Qui­rino, alla pre­senza di un ex Pd doc come l’europarlamentare Ser­gio Cof­fe­rati (ma ci saranno anche rap­pre­sen­tanti dell’Arci, della Cgil, dei movi­menti della scuola, dei lavo­ra­tori con­tro il jobs act e dei comi­tati con­tro la riforma costi­tu­zio­nale). Ieri Sel ha votato le neces­sa­rie modi­fi­che allo sta­tuto e già da mar­tedì 10 il nuovo gruppo si pre­sen­terà al bat­te­simo dell’aula con un altro nome e una nuova for­ma­zione a 31: ai 25 di Sel si uni­ranno i tre che lasciano oggi; poi dal misto arri­verà Ste­fano Fas­sina, Monica Gre­gori e anche Clau­dio Fava: aveva lasciato il par­tito di Ven­dola esat­ta­mente un anno fa insieme a Gen­naro Migliore &Co. Ma la com­pa­gnia poi aveva rapi­da­mente tra­slo­cato nei ban­chi del Pd. E Fava era rima­sto al misto, e ancora all’opposizione. Ora torna a sedersi alla sini­stra dell’emiciclo.
«Con il nuovo gruppo apriamo una sara­ci­ne­sca, uno spa­zio a dispo­si­zione di chi vorrà», spiega Arturo Scotto, pre­si­dente dei depu­tati di Sel. «Non sarà un luogo di testi­mo­nianza, come spera Renzi, ma di ini­zia­tiva, con­tro le leggi del governo e soprat­tutto in con­nes­sione con le domande di poli­ti­che di sini­stra alle quali fin qui non abbiamo saputo dare una rispo­sta». Non «un’operazione di palazzo», giura Scotto, ma un «ter­mi­nale sociale»: è la defi­ni­zione coniata qual­che giorno fa da Ste­fano Rodotà su Repub­blica per indi­care un pro­gramma pro­prio per il gruppo par­la­men­tare in gesta­zione: «Nel momento in cui si cerca di allar­gare l’orizzonte poli­tico», ha scritto, «non basta il ricorso intel­li­gente a tutti gli stru­menti par­la­men­tari dispo­ni­bili, che pos­sono incon­trare resi­stenze dif­fi­cil­mente supe­ra­bili. Per bat­terle, è indi­spen­sa­bile che i gruppi par­la­men­tari siano un vero “ter­mi­nale sociale”, per creare sui sin­goli temi quella pres­sione col­let­tiva essen­ziale per supe­rare gli osta­coli». Un’apertura di cre­dito con­for­tante per i ven­do­liani, forse per­sino un segnale di dia­logo dopo le infi­nite pole­mi­che a sini­stra, alcune pro­prio con il giu­ri­sta: dalle scelte dell’europarlamentare Bar­bara Spi­nelli fino alla nascita della Coa­li­zione sociale di Mau­ri­zio Lan­dini, in pole­mica con i par­titi della sini­stra.
Intanto dalla pros­sima set­ti­mana il nuovo gruppo sarà ’pre­sen­tato’ nelle prin­ci­pali città ita­liane. E sarà qui che incro­cerà il già avviato cam­mino uni­ta­rio della ’cosa rossa’ nei ter­ri­tori dove si gio­cherà la par­tita cru­ciale della pri­ma­vera: cru­ciale sia per il nuovo sog­getto di sini­stra in fase di start up, sia per il par­tito della nazione di Renzi in fase di rodaggio.
In tutta Ita­lia in que­sti giorni si pro­du­cono fatti nuovi. Ieri a Bolo­gna si è con­su­mato il divor­zio defi­ni­tivo fra Sel e Pd. A Torino la sini­stra sta deci­dendo di abban­do­nare il sin­daco Fas­sino e inau­gu­rare una ’coa­li­zione politico-sociale’ con movi­menti e lavoratori.
E poi c’è la Capi­tale del post ’Marino’. In que­ste ore nella Roma di sini­stra cir­cola il nome di Ste­fano Fas­sina, già cam­pione di pre­fe­renze nelle par­la­men­ta­rie del Pd nel 2012 dove ha rac­colto quasi 12mila voti. Lui per ora non esclude l’idea. Ma appunto, per ora non è più che un’idea, anche se già agita i sonni del Pd. «Il cen­tro­si­ni­stra è morto», spiega il coor­di­na­tore romano di Sel Paolo Cento, «l’obiettivo oggi è costruire un campo allar­gato della sini­stra demo­cra­tica, su basi e inter­preti nuovi. Se vogliamo avere una chance di vit­to­ria dob­biamo costruire un campo che vada da Fas­sina, a Pos­si­bile e Civati, da Fabri­zio Barca a quella parte del Pd scossa dalla vicenda di Mafia Capi­tale e dall’imbarazzante con­clu­sione della con­si­lia­tura». Fas­sina «è una delle ipo­tesi. E se Marino vorrà dire la sua per noi resta un interlocutore».

Fonte: il manifesto 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.