Intervista a Massimo Cacciari di Alessandro Ferrucci
Ha ragione Alfredo Reichlin: oramai il Pd ha tradito le sue ragioni iniziali, quelle scritte dentro la Carta dei Valori presentata nel 2008. Ma vorrei domandare allo stesso Reichlin: quali sono le basi su cui è sorto il partito?”.
Ce la dà lei la risposta, professor Massimo Cacciari?
«Non bisogna confondere le idee con gli accordi, e rispetto al secondo punto è chiaro un dato: il Pd è da sempre una combinazione, giustapposizione di ex comunisti ed ex democristiani che si sono spartiti il potere».
Con i due gruppi dirigenti lesti a non confondere, a non mischiare le rispettive proprietà...
«Esatto, questo è uno dei punti iniziali. Da lì era già tutto chiaro. Comunque il Pd è finito quasi subito».
In particolare ha in mente una data?
«Con il primo Veltroni c’è il suicidio del gruppo dirigente. Da quel momento è nata l’epoca renziana».
Reichlin parla di “fallimento della sinistra”.
«Non solo della sinistra, ma è la fine dell’Europa delle grandi famiglie, e mi riferisco a quella socialdemocratica e democratico-cristiana. E tutto ciò apre una stagione di transizione, il problema è chi governa tutto al momento».
Le leggo un passaggio della Carta dei Valori: “La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercé della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il Pd si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.
«Tutto questo l’ho contrastato anni fa, non ero d’accordo, ma certo non mi aspettavo questa escalation».
Sempre Reichlin dice: Renzi non è un costruttore di partito.
«Renzi è la novità proprio per questo, lui non c’entra nulla con il gruppo fondativo, né con chi ha immaginato il Pd».
Lei è per la scissione da parte della minoranza?
«Certo! Perché devono continuare nel ruolo di separati in casa? Qualificatevi, presentatevi, manifestate chiaramente le vostre idee, inutile continuare in questo modo. Proprio non capisco il restare uniti».
Saranno attaccati all’idea di “partito” come casa da non abbandonare, o avranno paura del domani.
«Non c’è un partito (e qui alza la voce); ci sono una serie di nuclei, di potere, gruppi di amici che fingono di rappresentare un simbolo. Fingono».
Per Roma il Pd deve presentarsi con le primarie?
«Sulla Capitale possono intervenire come vogliono, tanto Roma è persa, se va bene il Pd arriverà al dieci per cento, l’unica città per la quale possono dire la loro è Milano se presentano Sala (commissario unico di Expo, ndr). Ma Sala non può passare dalle primarie, non lo accetterebbe mai».
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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