La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 3 novembre 2015

Il potere evangelico della natura

di Paolo Cacciari
La prima enci­clica del nuovo papa (Papa Fran­ce­sco, Lau­dato si’. Enci­clica sulla cura della casa comune, San Paolo, Vati­cano, pp.233, Euro 2,50) invita alla let­tura e inter­roga non solo i cat­to­lici e i cre­denti, ma anche gli atei e gli agno­stici di qual­siasi incli­na­zione poli­tica. A pre­scin­dere dal pul­pito da cui viene il testo e dalle sue stesse fina­lità (che, evi­den­te­mente, hanno un intento evan­ge­liz­za­tore) il merito delle argo­men­ta­zioni sol­le­vate da Ber­go­glio non può essere igno­rato. Innan­zi­tutto siamo chia­mati a pro­nun­ciarci sul fatto se sia o no l’ecologia la que­stione por­tante e rive­la­trice della crisi di sistema, strut­tu­rale e cogni­tiva, della società contemporanea.
Pos­siamo chia­mare que­sto nostro mondo in molti modi: creato (anche Engels lo chia­mava così), sistema vivente, bio­sfera, eco­si­stema pla­ne­ta­rio, Gaia, Pacha Mama, «madre bella», ma è pro­pria­mente l’ecologia, cioè la scienza che stu­dia le rela­zioni che inter­cor­rono tra gli orga­ni­smi viventi e l’ambiente fisico, che ci dimo­stra l’insostenibilità degli impatti antro­pici oggi in essere.
A que­ste evi­denze scien­ti­fi­che, che il testo papale elenca nei det­ta­gli, con­fe­rendo alla enci­clica un ina­spet­tato «sapore laico», si può rispon­dere in tanti modi. Come fa l’astrofisico Ste­phen Haw­kin: «Credo che la soprav­vi­venza della spe­cie umana dipen­derà dalla sua capa­cità di vivere in altri luo­ghi dell’universo» («la Repub­blica», 26 set­tem­bre 2015) o come con­si­glia la Church of Eutha­na­sia: «Salva il pia­neta, ammaz­zati!». Ciò che non si può più fare è con­ti­nuare fidei­sti­ca­mente ed inge­nua­mente ad affi­dare le sorti della vita (delle vite, direbbe Ivan Illich) ai mira­bo­lanti ritro­vati della tec­no­scienza gover­nata dall’economia di mercato.
Final­mente, diranno molti ambien­ta­li­sti, era ora! È almeno da Pri­ma­vera silen­ziosa della Rachel Car­son (1962) che viene denun­ciato l’ecocidio in corso. Fa pia­cere, quindi, che un papa rico­no­sca che «il sac­cheg­gio della natura» ha inghiot­tito l’umanità in una «spi­rale di auto­di­stru­zione», tanto che «le pre­vi­sioni cata­stro­fi­che ormai non si pos­sono più guar­dare con disprezzo e iro­nia». Vi sono in giro (altri) capi di stato dispo­sti ad ana­lisi altret­tanto pre­cise e radi­cali? Ma Ber­go­glio non si ferma qui. La seconda que­stione che pone è l’intreccio tra eco­lo­gia e sistemi socioe­co­no­mici che pla­smano le rela­zioni umane seguendo asim­me­trie di potere nell’accesso alle risorse.
Le «cause strut­tu­rali» della crisi eco­lo­gica vanno quindi ricer­cate negli «attuali modelli di pro­du­zione e di con­sumo», nell’«attuale modello di svi­luppo glo­bale», per­ché «l’ambiente è uno di quei beni che i mec­ca­ni­smi di mer­cato non sono in grado di difen­dere o di pro­muo­vere ade­gua­ta­mente». Nella enci­clica non si arriva mai a chia­mare con il suo nome – capi­ta­li­smo indu­striale – il sistema eco­no­mico che domina il modo da due­cento e cinquant’anni, ma la minu­ziosa descri­zione dei pec­cati non lascia comun­que scampo ai pec­ca­tori! Del resto, già nella Evan­glii gau­dium dello scorso anno c’era scritto: «oggi dob­biamo dire no a un’economia dell’esclusione e della ine­quità. Que­sta eco­no­mia uccide. (…) Oggi tutto entra nel gioco della com­pe­ti­ti­vità e della legge del più forte, dove il potente man­gia il più debole».
Anche qui qual­cuno che ha mili­tato nei movi­menti rosso-verdi non ci tro­verà nulla di nuovo. Barry Com­mo­ner molti anni fa scri­veva: «Se si va all’origine di ogni pro­blema ambien­tale si sco­pre una realtà fon­da­men­tale: alla radice della crisi non sta il modo in cui l’uomo inte­ra­gi­sce con la natura, ma il modo in cui gli uomini inte­ra­gi­scono tra di loro: cioè, per risol­vere i pro­blemi ambien­tali dob­biamo risol­vere i pro­blemi della povertà, dell’ingiustizia raz­ziale e della guerra ( Eco­lo­gia e lotte sco­iali, con Vir­gi­nio Bet­tini, 1976). Il passo tra eco­lo­gia e antro­po­lo­gia è breve.
Ber­go­glio sente la neces­sità di accom­pa­gnare sem­pre il ter­mine eco­lo­gia con l’aggettivo «inte­grale» a voler inten­dere che il suo non è un ambien­ta­li­smo di fac­ciata (green washing, diremmo noi) e che il suo modo di vedere le cose inte­gra natura e cul­tura, fatti e valori, corpi e menti, imma­nente e tra­scen­dente. Un grande esti­ma­tore di que­sto papa, uno dei fon­da­tori della Teo­lo­gia della libe­ra­zione, Leo­na­dro Boff, dice che per rag­giun­gere una com­pren­sione piena del nostro stare al mondo, sono neces­sa­rie «una razio­na­lità sen­si­bile e una ragione cordiale».
Vale a dire che per essere coscienti e respon­sa­bili delle nostre azioni non basta una men­ta­lità scien­ti­fica e nem­meno solo una visione etico-sociale. Per entrare in empa­tia con il pros­simo e rag­giun­gere una più sod­di­sfa­cente armo­nia nei cicli vitali è neces­sa­rio mobi­li­tare anche le risorse psi­chi­che inte­riori, svi­lup­pare le capa­cità con­tem­pla­tive, este­ti­che, poe­ti­che che sono la più bella, straor­di­na­ria e miste­riosa espe­rienza umana che un indi­vi­duo possa vivere. C’è, insomma, anche un signi­fi­cato spi­ri­tuale ed etico dell’ecologia.
Anche qui, qual­cuno vedrà un nesso con Alex Lan­ger che par­lava già di «con­ver­sione eco­lo­gica», allu­dendo a qual­che cosa di più «pro­fondo» e «soave» di una sep­pur dif­fi­cile ristrut­tu­ra­zione degli appa­rati pro­dut­tivi inqui­nanti. E Rose­mary Rad­ford Rue­ther auspi­cava una uma­nità capace di vivere in comu­nità con tutti gli esseri suoi fra­telli e sorelle (Gaia e Dio. Una teo­lo­gia eco­fem­mi­ni­sta per la gua­ri­gione della terra, 1995).
Dove la «corag­giosa rivo­lu­zione cul­tu­rale» auspi­cata da Ber­go­glio ten­tenna è nella man­canza di auto­cri­tica e pen­ti­mento nei riguardi della respon­sa­bi­lità che ha avuto il pen­siero (e non solo quello!) della Chiesa cat­to­lica nel soste­nere una inter­pre­ta­zione deci­sa­mente antro­po­cen­trica e andro­cen­triaca, cioè patriar­cale, nelle rela­zioni tra l’umanità e il creato.
Ber­go­glio (come già Ratzin­ger nella Cari­tas in veri­tate) riba­di­sce che «il pen­siero cri­stiano riven­dica per l’essere umano un pecu­liare valore al di sopra delle altre crea­ture», cri­tica la «divi­niz­za­zione della terra» e «non cede il passo al bio­cen­tri­smo». Se l’ecologia ha pre­stato le basi teo­ri­che ad una visione anti­ge­rar­chica dei rap­porti tra gli esseri viventi (vedi l’ecologia sociale di Mur­ray Boo­k­chin), l’ecologia di Ber­go­glio appare anco­rata ad una idea biblica del libro della Genesi che pone l’uomo al ver­tice della pira­mide, desti­na­ta­rio ultimo dell’universo di cui dispone per volontà divina, sep­pur inve­stito da qual­che dovere di custo­dia. Spesso ci si dimen­tica di ricor­dare che Fran­ce­sco d’Assisi nel Can­tico delle crea­ture, ci invita a lodare anche «nostra sorella Morte fisica, da cui nes­sun uomo può sfuggire».

Fonte: il manifesto 

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