
di Alessandro Robecchi
Come tutti i grandi viaggiatori da Marco Polo in poi, anche Matteo Renzi tiene un diario di viaggio, e la trasferta sudamericana offre spunti di racconto, riflessione, incantamento. E le stelle? Ah, le stelle, a chi non piacciono le stelle? Basti pensare che con quella parola “stelle”, un fiorentino minore d’altri tempi chiuse tutte e tre le parti della sua Commedia. Dico, non vorrete che un fiorentino maggiore come Renzi non si faccia affascinare dal cielo stellato, no? E infatti. Molto fotografata dagli addetti alla propaganda e molto celebrata da lui stesso medesimo, la visita ai grandi e meravigliosi telescopi dell’Eso (European Southern Observatory) a Paranal, nel deserto di Atacama, un centinaio di chilometri da Antofagasta, Cile. Lì in effetti il cielo è una cosa speciale, le stelle stanno a guardare e noi guardiamo loro con tecnologie avanzatissime.
Insomma c’è tutto: un po’ di retorica celestiale, la tecnologia, gli Italiani in prima fila, l’orgoglio del Paese e tutto il campionario.
E lui? Lui ci mette del suo, nella sua pagina Facebook che rilancia e racconta la sua odissea sudamericana. Testuali parole: “Vedendo a Paranal – la capitale dell’astronomia mondiale – i telescopi migliori del mondo che si immergono nell’abisso dell’universo dal cielo limpido del Cile e pensando alla dedizione con cui mani e cervelli, spesso in maggioranza italiani, li hanno voluti costruiti e usati penso a quanto grande sia il nostro Paese”. Bello. E poi Matteo Renzi ha anche cenato con alcuni giovani ricercatori per “sentire le loro storie e proposte”. Ce n’è abbastanza perché gufi patentati e disfattisti militanti vedano incrinarsi le loro certezze… Insomma, stelle, l’abisso dell’universo (apperò!) e giovani ricercatori: la narrazione renzista non poteva trovare di meglio.
E lui? Lui ci mette del suo, nella sua pagina Facebook che rilancia e racconta la sua odissea sudamericana. Testuali parole: “Vedendo a Paranal – la capitale dell’astronomia mondiale – i telescopi migliori del mondo che si immergono nell’abisso dell’universo dal cielo limpido del Cile e pensando alla dedizione con cui mani e cervelli, spesso in maggioranza italiani, li hanno voluti costruiti e usati penso a quanto grande sia il nostro Paese”. Bello. E poi Matteo Renzi ha anche cenato con alcuni giovani ricercatori per “sentire le loro storie e proposte”. Ce n’è abbastanza perché gufi patentati e disfattisti militanti vedano incrinarsi le loro certezze… Insomma, stelle, l’abisso dell’universo (apperò!) e giovani ricercatori: la narrazione renzista non poteva trovare di meglio.
Dunque, con animo più leggero, dopo la lettura del diario di viaggio, ognuno può tornare alle proprie occupazioni, allegre o noiose che siano, come, che so, leggere la legge di Stabilità finalmente giunta al Senato. E proprio nella copia in pdf scaricata dal sito del Senato si può leggere (articolo 33, comma 18) che il ministero degli esteri e della cooperazione ha preso in mano le forbici per tagliare un po’ di finanziamenti. Dall’allegato 4, che rimanda all’articolo 33 comma 18 si può apprendere che all’Eso così celebrata verranno tagliati finanziamenti per un milione di euro nel 2016, un altro milione nel 2017 e un terzo milione nel 2018. Perbacco. E l’abisso dell’Universo? E i giovani ricercatori invitati a cena? Lo sapranno? L’Eso ha un bilancio intorno ai 130-140 milioni. L’Italia (membro dal 1982) ne sgancia più o meno quindici all’anno. Quindi tre milioni in meno in tre anni non sono poca cosa. La questione è semplice: la propaganda ci informa sulle sorti meravigliose dei nostri sforzi italiani e ottimisti di guardare l’Universo, la legge di stabilità taglia fondi e stanziamenti. Non male.
Naturalmente le stelle servono sempre. Renzi le usa, nel suoi diari di viaggio, anche per bacchettare i cattivi: “C’è un’Italia di cui essere orgogliosi, insomma. E non è l’Italietta delle polemiche di parte della politica o della comunicazione, vecchia e nuova. E l’Italia che è rispettata per il carico di civiltà che rappresenta e per la voglia di futuro che esprime”. Che belle parole! Matteo Renzi, come Marco Polo, scrive il suo “Milione”. Poi ne taglia tre in tre anni, di milioni, proprio al posto che va a decantare. E le stelle? Mah, le stelle stanno a guardare.
Fonte: MicroMega online
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