
di Roberto Romano
L’Italia rimane il Paese che cresce meno tra quelli europei.
L’Europa è ammalata, ma l’Italia è ammalata grave. Sarà colpa della
classe dirigente, della struttura produttiva, dell’assenza di
qualsiasi idea di politica economica, ma anno dopo anno il Paese
diventa sempre meno europeo. La Svimez ha recentemente raccontato
di un Mezzogiorno depauperizzato e tutti hanno sottolineato la
situazione, ma l’Italia da troppi anni è fanalino di coda tra i Paesi
europei con una minore crescita cumulata di oltre 9 punti di Pil
rispetto alla media europea. Una situazione che dovrebbe mobilitare
le migliori intelligenze del Paese, ma molti di questi non sono
ascoltati, oppure dipinti come gufi. Rimane la cricca del presidente
del consiglio, al netto di alcune e poche persone perbene.
Se andrà bene, nel 2015 la crescita potrebbe raggiungere lo 0,6%,
esattamente quanto previsto in aprile dalla Commissione Europea,
diversamente da quanto indicato dal governo (0,7%) nel Def
(Documento Economia e Finanziaria), mentre le previsioni per il
2016 possiamo lasciarle ai cartomanti data la situazione
internazionale. Anche il gigante d’argilla Germania,
indipendentemente da quello che pensano i tedeschi di se stessi,
non se la passa bene: 0,4% nel secondo trimestre. Un valore al di
sotto delle previsioni.