
Intervista a Gianluca Graciolini di Fabio Cabrini
1) Il 28 giugno del 1983 il Manifesto apriva con questo titolo “Non moriremo democristiani”. Oggi, a distanza di 32 anni, quel titolo potrebbe essere così rivisto: “C'è il rischio di morire democristiani”. Come scongiurarlo?
"Quel titolo, intanto: una sintesi politica e giornalistica perfetta da una delle personalità più lucide, coerenti e lungimiranti della sinistra italiana del dopoguerra, Luigi Pintor. Un maestro di cultura politica, di affiatamento tra pensiero e condotta, di linguaggio politico del tutto scevro da arzigogoli incomprensibili ed incrostazioni pseudointellestualistiche, tipiche invece di una certa sinistra di oggi. Chi ha una cultura politica solida non ha bisogno di esibirla e non frappone veli oscuri tra sè e il popolo; non si pone in un'inaccessibile ed ipocrita torre d'avorio, ma parla la lingua dei semplici, va chiaramente al cuore dei problemi e si connette anche sentimentalmente al popolo cui vuol dare parola e cittadinanza, al proprio popolo. Come scriveva Diderot? Che cosa aspettiamo a rendere popolare la filosofia? Ebbene, eccolo qui, in nuce e come lezione mai smentita trasmessaci dagli "antichi" o dallo stesso Pintor, un programma per l'oggi, in tema di "sinistra e comunicazione".