
di Lugi Pandolfi
Alla fine Jeremy Corbyn ce l’ha fatta davvero. su un totale di 422.664 votanti, ha ottenuto più della maggioranza assoluta, il 59,5%, contro il 19% di Andy Burnham, il 17% di Yvette Cooper e il 4,5% di Liz Kendall, la preferita di Tony Blayr. 66 anni, in parlamento dal 1983, si era candidato alle primarie del Labour per portare una “testimonianza” di sinistra nel confronto tra i principali sfidanti per la leadership del partito. E’ stata invece una cavalcata trionfale che lo ha portato a conquistare, prima ancora che la prestigiosa carica, il cuore di tanti militanti e cittadini inglesi, attratti dalla sua proposta politica. «Priorità ai bisogni dei meno abbienti ed ai diritti umani, per tutti» è stato il suo slogan nella campagna elettorale. Un messaggio chiaro, di rottura con la lunga stagione del blairismo, declinato in maniera puntuale nel programma che ha presentato a corredo della sua candidatura.
Stop austerità, scuola, ambiente, un nuovo welfare inclusivo ed universale, un’altra Europa: questi i temi principali della sua proposta politica. Ha parlato di un «quantitative easing per la popolazione», in alternativa alla misura “non convenzionale” che la Bce ha adottato solo per dare ossigeno al sistema bancario ed a tenere sotto controllo gli spread.